I giornalisti che ieri erano tanto incazzati con l'uccisione dei loro colleghi dai cannoni americani stanno già volteggiando la bandiera del vincitore e focalizzando i loro teleobiettivi sulle piccole folle che si radunano festanti contro i simboli di un regime decaduto. Ormai è finita, una nuova stella va ad aggiungersi al corollario dell'impero americano nel mondo; tuttavia è anche vero che il sistema sta già cercando di vendere la pelle di un orso prima ancora di averlo preso. Sacche importanti di resistenza sono concentrate nella zona nord della Capitale e nella zona sud occidentale,e il pericolo delle autobombe a Baghdad già si è fatto sentire questo pomeriggio. Particolarmente inaccessibile è il quartire di Hadamia.
Le masse videoriprese in festa non sono poi così rappresentative su un numero di 4 milioni di abitanti, anzi direi che sono stati un po pochini. Che alla caduta di un presidente si contrappongano collateralmente un certo numero di persone si tratta di una cosa fisiologica che persino in un paese civile dell' Europa vedrebbe accadere. Quanti non andrebbero in piazza a festeggiare la caduta di Berlusconi? Per non parlare dei saccheggi, quelli accadono a New York tutte le volte che avviene un Black out.
Al regime restano ancora l'intero centro nord del paese e l'appoggio comprensibile della Siria. Saddam che è sfuggito dalla mossa accerchiante del nemico potrebbe instaurare un governo in esilio per la liberazione del paese dando il via ad una guerra partigiana fatta di attentati e appoggiata pienamente da Bin Laden.


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