Mi imbattei negli orrori della guerra del Golfo alcuni anni fa. Era l'aprile del 1999 ed il luogo era il rifugio di al-Amariya, Baghdad.
Essendo vissuto per la maggior parte della mia vita in un campo profughi palestinese, dove l'assassinio di innocenti per mano delle truppe israeliane e' routine, ero un po' esitante ad entrare ad al-Amariya. Non a causa di cio' che avrei visto, poiche' gia' sapevo che centinaia di innocenti erano arsi vivi, in quel luogo, durante la prima guerra del Golfo, quando una bomba americana "intelligente" inceneri' la costruzione. Ma cio' era tutto quello che sapevo.
All'interno era gelido, buio e umido. Le poche lampade fluorescenti non funzionavano poiche' il bombardamento regolare dei generatori elettrici di Baghdad da parte degli aerei da guerra anglo-americani lasciava la citta' senza luce elettrica per gran parte del giorno, ogni giorno. Per ironia, la poca luce che entrava nel rifugio proveniva da un mostruoso foro nel tetto, causato, otto anni fa, da una bomba americana.


Il rifugio doveva servire per resistere ad un attacco nucleare su Baghdad; era solido e gigantesco, con la capacita' di contenere centinaia di persone. Tra le centinaia di foto a colori delle vittime, vi erano alcune immagini di tre famiglie palestinesi. Erano profughi che vivevano e lavoravano in Iraq e morirono, li', in quel luogo.
Quando la bomba americana cadde, le porte del rifugio di chiusero automaticamente. Cio' era quello che doveva avvenire, poiche' si presupponeva che non fosse colpito il rifugio stesso, ma solo le aree adiacenti. Coloro che non morirono immediatamente a causa della devastante esplosione, si lanciarono verso la porta, urlando per chiedere aiuto.
I dirigenti americani dell'epoca assicurarono che il rifugio di al-Amariya era usato per scopi militari, come fanno sempre quando gente innocente viene colpita "per errore".
La gigantesca esplosione penetro' fino alle fondamenta del rifugio, dove erano conservati enormi serbatoi d'acqua. Li' le famiglie lavavano e cucinavano. Alcuni di questi serbatoi esplosero a causa del calore raggiunto dall'acqua e il liquido bollente comincio' a salire. Si puo' ancora vedere il segno lasciato sulle pareti dall'acqua in ebollizione e l'impronta della carne umana che si scioglieva sul muro a causa dell'intenso calore sprigionato.

"Questa e' l'impronta di una donna che stringe a se' il suo bambino", mi disse una donna irachena che nel rifugio ha perso la sua intera famiglia. Vi aveva lasciato i suoi nove figli per andare a casa a prendere del cibo e, al ritorno, li trovo' tutti morti. Da allora vive in un piccolo locale adiacente al rifugio e accompagna i visitatori, avvolta in un vestito nero e con in mano una candela. "Questi sono i miei figli", mi disse, indicando una foto in cui apparivano bambini ben vestiti, che ridevano felici.

Mentre uscivo da al-Amariya, non riuscivo a liberarmi dell'eco delle voci delle vittime innocenti che battevano contro le porte, chiedendo a Dio e all'umanita' di aiutarle ad uscire da quell'inferno. Ma al-Amariya non era ne' l'inizio ne' la fine.
Durante la guerra del 1991 per "liberare" il Kuwait, innumerevoli vite furono strappate. Persino le stime piu' moderate sono catastrofiche. Gli USA riuscirono a liberare i pozzi petroliferi del Kuwait, ma la tragedia dell'Iraq era appena cominciata. Da allora tra i 5000 e gli 8000 bambini iracheni muoiono ogni giorno, come diretto risultato del regime di sanzioni ONU imposto dagli USA. Persino i rapporti delle Nazioni Unite lo testimoniano.
Il programma "petrolio in cambio di cibo", che inizio' cinque anni dopo la fine della guerra, non ha la capacita' di assistere un paese dall'economia allo sfascio e dalle infrastrutture distrutte. Con i pochi fondi che il programma prevedeva, l'Iraq non aveva la possibilita' nemmeno di importare prodotti vitali alla sopravvivenza delle fasce di popolazione piu' vulnerabili.

Alla meta' di marzo, gli USA ed il loro alleato britannico hanno iniziato un'altra guerra contro l'Iraq, questa volta con la scusa di "liberare l'Iraq ed il popolo iracheno". E' straordinario notare come una tale contorta logica riesca a sopravvivere tanto a lungo.
Un commentatore dell'MSNBC spiego' la ragione per cui i bombardamenti nel primo giorno di aggressione furono cosi' concentrati e poco estesi. "Dobbiamo metterci in testa che in pochi giorni conquisteremo questo paese", disse.
Non c'e' bisogno di commentare tale affermazione, ne' i provocatori proclami fatti dai dirigenti USA al top, ne' la dissacrazione di una bandiera irachena sostituita da una americana, dopo la battaglia di Umm Qasr. Se questa furia di invadere l'Iraq e' dovuta all'ansia di fare del bene al popolo iracheno, perche' mai lo abbiamo torturato ed abbiamo distrutto un'intera generazione per fame?

Possiamo essere in disaccordo sulle reali motivazioni della guerra, se queste siano controllo strategico, petrolio, Israele o tutt'e tre, ma le persone razionali non si illudano: salvare gli iracheni non e' assolutamente neanche la piu' remota delle ragioni per le quali stiamo spendendo 100 miliardi di dollari per finanziare una guerra illegale. E se volete averne una prova, visitate al-Amariya. Nonostante tutto, e' ancora li'




Al-Amariya, Baghdad: memoriale perenne
dell'umana sofferenza, con i brandelli
di pelle ancora appiccicati alle pareti umide
e buie: vi morirono, bruciati, oltre 500 tra donne e bambini