TONI NEGRI: “PECCATO CHE NON ABBIANO COLPITO LA CASA BIANCA”
<BDI Caroline Monnot e Nicolas Weill< >
PROFESSOR Toni Negri, lei crede che dopo gli attentati dell’11 settembre si debba distinguere più nettamente fra antimperialismo e antiamericanismo? «Spero che l’antiamericanismo sia finito. Io non lo sono mai stato. Così come non sono mai stato antirusso. Quando si chiede a una persona se è antiamericana o antirussa, questo vuol dire che gli si domanda se è contro una nazione. Per me le nazioni sono divise fra quelle che comandano e quelle che soffrono. Sarei stato ben più contento se l’11 settembre il Pentagono fosse stato raso al suolo e se non avessero mancato la Casa Bianca, anziché veder crollare le Twin Towers piene di migliaia di lavoratori americani, fra i quali sembra si trovassero circa un migliaio di clandestini.
Una delle lezioni importanti e sorprendenti di questo 11 settembre è che l’isolamento strategico degli Stati Uniti è finito! Questa orribile vicenda di New York è una specie di tragedia shakespeariana, no? E’ la famiglia, reale, piuttosto imperiale, che si è lacerata, anche se personaggi come il piccolo Bush e i suoi amici non sono al livello della recita. Assistiamo alla lotta fra i talebani del dollaro e i talebani del petrolio! Si sono costruiti l’uno con l’altro, l’uno sull’altro, e adesso è l’odio che regna. Non si tratta di guerra ma di vendetta!».
Si può paragonare la situazione attuale a quella dell’Italia degli anni 70, quando lei era leader del movimento di Autonomia operaia? «Gli anni 70 rappresentano l’inizio della fuoriuscita dalla modernità. Oggi siamo nella postmodernità. Io non sono mai stato un terrorista, ma possono definirmi tale per gioco. In fin dei conti ho pagato tutto! Ma si trattava di estremismo di massa. Noi ci collocavamo nella dialettica dello stato di diritto, nella dialettica fra socialismo e fascismo, nella lotta fra socialismo e comunismo.
Oggi non c’è più sovranità. Il fondamento stesso della sovranità si è completamente modificato a vantaggio d’una macchina da guerra, quella del capitalismo mondiale. E ora che siamo piombati in questo grande capovolgimento, ci domandiamo: chi comanda tutto ciò? Ecco la questione! Gli americani tentato di essere i capi. Che fare? Andarsene, ritirarsi da questo dibattito, disertare: il proprio lavoro, la guerra, il sapere. Questo significa dare luogo a un’altra vita che non è quella di quei signori, i talebani del dollaro e i talebani del petrolio».
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Dagospia.com 4 Ottobre 2001
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erto che di scemenze o paraculaggine è pino il mondo...tra "moltitudini ",Imperi immateriali...ma poi guardate che paraculo...gli Usa hanno scatenato una guerra di aggressione per ridisgenare il Medio Oriente e lui...l'ineffabile che dice?Che è la guerra tra i talebani del dollaro e quelli del petrolio..efficace boutade letteraria da salotto radical -chic !!Mah !Ti credo che è amato negli Usa....
