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Discussione: Neocatecumenali

  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito Neocatecumenali

    Notizia pubblicata sul bollettino n° 27 del 5 aprile 2003

    dell'agenzia di stampa internazionale




    PASSATI PER IL CAMMINO. INTERVISTA A UNA COPPIA DI EX NEOCATECUMENALI
    31805. CATANIA-ADISTA. Hermine Niess (ma in Italia tutti la chiamano
    Marina), è una donna austriaca di 61 anni. Dal 1972 è sposata con Concetto
    Bonaccorso, che oggi ha 57 anni. Dal loro matrimonio sono nati tre figli:
    Raffaella, Elisabetta ed Alfredo. Concetto e Marina per 15 anni sono stati
    nel Cammino neocatecumenale: hanno perciò avuto modo di conoscerlo in
    profondità, arrivando anche a diventare catechisti del movimento. Poi, dopo
    un periodo di sofferto travaglio, hanno deciso di chiudere
    quell'esperienza, rileggendo criticamente le loro scelte e le enormi
    contraddizioni che sembrano attraversare questa discussa esperienza di vita
    cristiana, che ha ricevuto solo pochi mesi fa (era il 29 giugno 2002)
    l'approvazione pontificia. Hanno recentemente scritto un dettagliato
    racconto dei loro anni trascorsi nel Cammino, pubblicato sull'ultimo numero
    de "Il cristiano fedele", foglio settimanale della parrocchia Beata Vergine
    Maria del Monte Carmelo, la parrocchia dove è parroco don Elio Marighetto,
    sacerdote che da anni studia il movimento fondato da Kiko Argüello e Carmen
    Hernandez. Li abbiamo intervistati, chiedendo loro di raccontarci il
    Cammino visto "dal di dentro".

    M: Innanzitutto voglio premettere che con la mia testimonianza voglio
    rendere un servizio alla Chiesa, non denigrarla. Io amo la Chiesa. La mia
    intenzione è solo quella di fare luce su una realtà che tradisce gli ideali
    evangelici. Ritengo che sul Cammino neocatecumenale sia necessario fare
    opera di verità. Da quando ne sono uscita, poi, la mia vita è diventata più
    serena. Vorrei che la stessa cosa potesse avvenire anche per altre persone,
    che magari si trovano ancora, tra mille conflitti, all'interno di questa
    esperienza. Tanti vivono infatti situazioni di dubbio, di conflitto o di
    rassegnazione all'interno del movimento, in uno stato di sudditanza senza
    speranza di riscatto.

    Quanto tempo siete stati nel Cammino?
    M: Siamo entrati nel Cammino nel 1984 e ne siamo usciti nel 1999. Ho
    conosciuto il Cammino neocatecumenale grazie alla mia professione di
    fisioterapista. Fu la madre d'una bambina che avevo in cura a farci
    conoscere questa realtà. Volevo da tempo provare a fare un'esperienza
    coinvolgente a livello umano e religioso; così accolsi il suo invito a
    partecipare agli incontri.

    Che ruolo avevate all'interno del Cammino?
    M: Siamo arrivati ad essere nominati catechisti, anche se non abbiamo mai
    effettivamente esercitato questa funzione. All'interno del Cammino c'è una
    rigida gerarchia per cui le persone che hanno cariche inferiori devono
    sempre rendere conto di ciò che fanno e di ciò che succede nei loro gruppi
    alle persone di grado superiore, fino a Kiko e Carmen che sono al vertice
    di questa piramide. Ci sono "capi catechisti" in ogni diocesi, che
    riferiscono direttamente a Kiko. Le decisioni prese in quella sede vengono
    trasmesse, attraverso la Convivenza di Riporto, ai catechisti regionali.
    Questi, le comunicano ai catechisti provinciali e a quelli delle singole
    comunità.

    Dove stava la vostra comunità?
    M: Nella parrocchia di Crocifisso dei Miracoli, a Catania. La nostra
    comunità inizialmente era formata da trenta-quaranta persone. Però adesso
    non c'è più quasi nessuno di quel gruppo: sono tutti usciti o in crisi.
    Quando le comunità diventano troppo piccole spesso viene fatta una fusione
    con un'altra comunità che si trovi nella stessa tappa del cammino: così è
    accaduto anche alla nostra. Queste fusioni creano spesso grandissime
    tensioni, perché ciascuna comunità è abituata a vivere in maniera separata,
    con dinamiche particolarissime. Quando più comunità vengono a contatto la
    cosa non è facile.

    Qual è la ragione per cui voi siete usciti?
    M: La ragione fondamentale è che ci siamo accorti che c'era una pressione
    incredibile esercitata dall'esterno sulla nostra vita personale, intima,
    che era esposta davanti a tutti. La mia vita matrimoniale, la mia
    situazione economica, tutto era sottoposto al giudizio. Spesso ci veniva
    chiesto conto del fatto che non pagavamo regolarmente la decima su tutto
    ciò che guadagnavamo, oppure che i soldi raccolti non erano sufficienti
    alla sopravvivenza della comunità.
    C: Dovevamo dare il denaro. Se qualcuno non dava tutti i soldi richiesti
    era considerato un avido, un vigliacco, uno legato agli idoli. Dovevamo
    mettere i soldi in un sacco nero. Quindi teoricamente non c'era controllo
    sui soldi che ciascuno donava. Però si sapeva che tipo di reddito poteva
    avere ciascuno di noi. Quindi, a fine raccolta, i catechisti sapevano
    quanto, più o meno, doveva esserci nel sacco. Se la cifra non corrispondeva
    a questi calcoli, venivamo rimproverati aspramente.

    Da che momento del Cammino cominciavano a richiedere la decima?
    C: Dal momento della preghiera, che corrisponde al secondo passaggio, dopo
    3-4 anni circa.

    Come e quando si svolgono gli scrutini?
    C: Sono i catechisti a decidere quando la comunità è pronta a passare ad
    una fase successiva del cammino. Solo allora i membri della comunità
    vengono interrogati dai catechisti, che fanno domande riguardanti la vita
    personale, per saggiare il livello di conversione alla fede di ciascuno.
    Gli scrutini si svolgono all'interno di saloni parrocchiali o in qualche
    salone degli alberghi dove si svolgono le convivenze. Di solito si svolgono
    la sera, dopo le 21 (e si protraggono, a volte, fino all'1.30). Ogni membro
    della comunità viene a turno fatto sedere avanti al crocifisso e di fronte
    all'équipe di catechisti e l'interrogatorio avviene davanti a tutti gli
    altri fratelli. La croce serve per far vedere, come prescrive Kiko, che i
    candidati si trovano davanti a Cristo, per cui in nessun modo si può
    mentire o essere reticenti. Le domande sono a tutto campo, e i catechisti
    non hanno riguardo per alcun tipo di privacy. Non fanno mai domande di
    carattere trascendente, ma si soffermano sempre a chiedere dei nostri
    rapporti coniugali, familiari, sessuali, sociali, lavorativi, ecc.

    Da chi è composta l'équipe che compie lo scrutinio?
    C: Interamente da laici, ad eccezione d'un membro che è il presbitero. Il
    suo ruolo però è del tutto marginale: i nostri scrutini erano sempre
    guidati dai laici. Se il sacerdote interviene è sempre per confermare
    quanto detto dai catechisti. Finito lo scrutinio, i catechisti si
    ritiravano per decidere tra loro se il candidato era o meno idoneo ad
    essere ammesso alla tappa successiva.
    Spesso i contenuti dell'interrogatorio erano drammatici e succedeva che la
    gente si mettesse a piangere disperata. Alla presenza dei propri figli,
    genitori, consorti, si venivano a sapere particolari intimi, come le
    infedeltà coniugali. Ricordo che una coppia, davanti a tutti, apprese dalla
    figlia che aveva rapporti prematrimoniali col fidanzato. In un'altra
    occasione una donna raccontò i desideri sessuali del marito nei suoi
    confronti, per difendersi dalle accuse dei catechisti che ritenevano la
    coppia "chiusa alla vita".

    Che vuol dire "chiusi alla vita"?
    C: I neocatecumenali sostengono che nella Chiesa non è ammesso alcun metodo
    contraccettivo, neanche quelli naturali. Così chiunque aveva rapporti
    sessuali doveva evitare qualunque forma di controllo, fosse anche quello
    semplicissimo del calcolo dei giorni di maggiore o minore fertilità. Noi
    assistevamo attoniti agli interrogatori degli scrutini; però spesso questo
    tipo di situazioni creavano anche pettegolezzi e maldicenze tra di noi,
    specie su quelle persone che, prima di crollare di fronte ai catechisti,
    avevano sempre conservato ai nostri occhi un'aurea di santità. Ad ascoltare
    queste cose si diventa progressivamente cinici, insensibili alle sofferenza
    altrui. Ma l'intromissione nella vita privata delle persone non avviene
    solo durante gli scrutini. Se c'era ad esempio qualcuno che nella comunità
    non era ancora sposato, veniva preso di mira: gli dicevano "ma tu cosa
    cerchi?", "perché non ti sposi", "se sei ancora celibe vuol dire che ti
    masturbi, che non vivi in maniera casta", ecc. Insomma, per loro ad una
    certa età bisognava per forza o sposarsi o intraprendere la vita religiosa,
    altrimenti si era nel peccato. Assurdo. Per quanto riguarda la vita
    religiosa femminile, poi, per i neocatecumenali esistono solo le suore di
    clausura. Le altre suore per loro non servono.

    Eravate sempre costretti o confessavate le vostre colpe anche in assenza di
    una sollecitazione esplicita?
    C: Spesso le persone erano così soggiogate da queste dinamiche che
    confessavano cose intime anche quando non era esplicitamente richiesto.
    Questo ad esempio avveniva quando qualcuno di noi offriva una
    "testimonianza" del proprio cammino nella fede: in una assemblea regionale,
    un membro di un'altra comunità disse davanti a circa 300 persone di essersi
    unito a sua moglie durante la giornata trascorsa in albergo. A volte si
    confessavano colpe inventate o ingigantite, per non correre il rischio di
    essere chiamati davanti a tutti falsi o ambigui. Far vedere a tutti
    d'essere peccatori era quasi un motivo d'orgoglio, perché chi non aveva
    nulla da raccontare era visto da noi come un fariseo.

    Se uno si rifiuta di raccontare?
    C: Non era in comunione con la comunità e con Dio.

    E il passaggio lo faceva lo stesso?
    C: No, veniva respinto.

    Succedeva?
    C: A volte sì.

    Chi conduceva gli scrutini della vostra comunità?
    C: I catechisti della parrocchia di S. Leone Vescovo, a Catania; ma da dove
    venissero i nostri catechisti conta poco: gli scrutini li fanno nello
    stesso modo in tutto il mondo.

    Non avevate catechisti interni alla vostra comunità parrocchiale?
    C: I primi tempi avevamo catechisti del crocifisso dei Miracoli, la nostra
    parrocchia; dopo lo Shemà (una tappa del Cammino) abbiamo fatto la fusione
    con un'altra comunità che aveva catechisti di livello più alto, che
    venivano dalla I comunità di S. Leone, che è qui a Catania la parrocchia di
    riferimento per i neocatecumenali di tutta la città; un po' come lo è
    quella dei Martiri Canadesi a Roma.

    Durante la Redditio la confessione viene resa non solo di fronte alla
    comunità neocatecumenale, ma di fronte a tutta l'assemblea riunita in
    Chiesa. È vero?
    M: Questo è stato un altro motivo per cui sono uscita. Avevo fatto
    testimonianze davanti a mille, duemila persone. Ero stufa. La Redditio è la
    prima volta nel Cammino in cui recitiamo il credo. Prima di recitarlo, con
    la mano appoggiata alla croce, raccontiamo come era la nostra vita e come è
    diventata dopo aver conosciuto il Cammino. Per questa trasformazione
    avvenuta nella nostra vita affermiamo: "Credo in Dio Padre onnipotente,
    ecc.". Per l'occasione ci chiedono di invitare in chiesa amici, conoscenti,
    vicini di casa. E noi raccontiamo tutto, senza essere reticenti su nessun
    aspetto, anche il più intimo, della nostra vita.

    Se qualcuno di voi dissentiva sul modo in cui i catechisti gestivano la
    comunità o sui contenuti delle catechesi?
    C: Eravamo sempre d'accordo. Quando c'era qualche problema ci dicevano che
    loro erano gli annunciatori del kerigma, gli angeli inviati in nostro
    aiuto, le persone scelte da Dio per guidarci, che dovevamo rimanere al
    nostro posto. Se perseveravamo nella contestazione, voleva dire che eravamo
    presi dal demonio.
    M: In principio qualcuno, anche mio marito, voleva esprimere dei dubbi, a
    volte polemizzare con alcune scelte: gli veniva detto che doveva limitarsi
    ad ascoltare, quasi non fosse in grado di intendere e di volere, e che
    potevamo solo essere guidati. Un giorno un catechista ci ha detto che tra
    di noi non ci sarebbe mai stata amicizia.

    Cosa intendeva?
    M: Che il loro compito era quello di farci da guide, non di esserci amici.
    Ricordo che durante le convivenze i catechisti mangiavano separati dagli
    altri membri della comunità, e non rivolgevano mai qualche battuta
    amichevole nei confronti degli altri. Erano staccati da noi, quasi fossimo
    sudditi verso i quali un gesto di convivialità poteva diminuire la loro
    autorità. Quando, nell'ultima Convivenza alla quale presi parte, durante la
    Penitenziale, quando ormai ero già piena di dubbi laceranti, dovuti anche
    alla lettura di un libro sul Cammino, parlai di queste cose con un prete,
    lui mi rispose che dovevo rimanere nel Cammino e, con tono risoluto, mi
    ordinò di bruciare quel libro. D'altra parte i catechisti dicevano di fare
    tutto in nome della Chiesa, per cui in qualche modo noi ci fidavamo
    ciecamente, tacitando i nostri dubbi e le nostre ritrosie. Quando poi
    parlavano i catechisti noi, io per prima, eravamo letteralmente
    terrorizzati. Io a volte per l'emozione sentivo di dovere andare in bagno.

    Sono ricchi i catechisti?
    M: Io non ho avuto la possibilità di verificarlo personalmente. Certo, come
    condizione economica quasi tutti i catechisti sono agiati: medici,
    professionisti. Però quando c'erano le convivenze loro non pagavano mai
    l'albergo, erano "i fratelli" a pagare per loro. Questo lo so con certezza
    perché, essendo stata nominata catechista, in una convivenza di ascolto
    sono stata esentata dal pagare.

    Oltre la decima che altre richieste di denaro venivano fatte?
    M: Per i seminari Redemptoris Mater, per i viaggi dei catechisti
    missionari. Quando c'era qualche passaggio che richiedeva la loro presenza,
    loro dovevano tornare, fosse pure per tre giorni, nelle loro città. Le
    spese dei loro viaggi le sostenevano le comunità più anziane della loro
    parrocchia di provenienza. Poi c'erano le raccolte per il Monte delle
    Beatitudini, in Terra Santa, dove si trova il centro di spiritualità
    neocatecumenale, le spese per pagare le baby sitter che le sere in cui ci
    sono le riunioni tengono i bambini piccoli dei membri della comunità.
    Le racconto un fatto emblematico: le raccolte vengono fatte con un sacco
    nero, all'interno del quale ognuno deposita la sua offerta. Così ciascuno è
    libero di mettere quello che si sente. Anzi, ci veniva detto che dal sacco
    noi, se ne avevamo bisogno, potevamo anche prelevare liberamente dei soldi.
    Ma i sacchi per le raccolte erano di dimensioni enormi, sicché i soldi si
    trovavano sempre in fondo e per raccoglierli bisognava immergere il braccio
    in profondità. Così, se qualcuno voleva prendere e non versare denaro, se
    ne accorgevano tutti!

    A parte i soldi vi chiedevano anche altri regali?
    M: Non ci chiedevano mai espressamente dei regali a titolo personale ma di
    rinunciare all'attaccamento materiale. Durante lo Shemà (una particolare
    catechesi per scrutare il proprio attaccamento agli idoli, in preparazione
    al II passaggio), i catechisti chiedono ai candidati di staccarsi dai loro
    idoli, da mammona. Ci dicevano che eravamo idolàtri. Per testimoniare il
    nostro ripudio dei beni materiali ci chiedevano atti concreti, donazioni
    anche consistenti. Qualcuno è arrivato a donare anche beni immobili come
    terreni o appartamenti. In un'occasione ricordo che donai un anello con
    brillanti che avevo ricevuto da mio marito. In quella raccolta, che era
    destinata al finanziamento dei Redemptoris Mater non era stata raggiunta la
    cifra in denaro sufficiente; quindi, per raggiungerla, i catechisti ci
    dissero che potevamo anche offrire gli oggetti di valore che possedevamo.
    Prima di arrivare alla cifra desiderata si facevano anche tre o quattro
    giri con il sacco nero. Questa continua richiesta di denaro è stata una
    delle ragioni che mi ha fatto decidere di uscire. Spesso tornavo a casa
    senza più una lira.

    Quante volte all'anno avvenivano queste raccolte?
    C: Quando c'era la convivenza generale, una volta all'anno, all'inizio di
    autunno, per le convivenze regionali, poi ogni volta che si faceva una
    convivenza per il passaggio ad un'altra tappa del Cammino. Dopo il secondo
    passaggio veniva richiesta la decima, che si effettuava una volta al mese.
    Prima di allora, comunque, ogni settimana venivano fatte raccolte libere,
    per far fronte alle spese per la cura della sala dove si riuniva la
    comunità, per gli arredi sacri, ecc.

    La celebrazione dell'eucarestia la facevate separatamente dal resto della
    comunità parrocchiale?
    M: Sì, anche se era difficile trovare tanti sacerdoti disponibili il sabato
    sera. Perché ogni comunità celebra separatamente dall'altra.

    Non vi sembrava strano fare la messa in questo modo?
    C: Ora sì, ma allora ci sembrava naturale. Anche perché durante le
    celebrazioni, dopo la lettura del vangelo, c'erano le risonanze, ossia chi
    voleva poteva liberamente dire ciò che la Parola di Dio aveva comunicato
    alla sua vita, in termini molto concreti, quotidiani. Insomma, si creava un
    problema di riservatezza, anche nei confronti delle altre comunità; ci
    sembrava naturale che non venissero a sapere le nostre cose. Poi,
    purtroppo, le questioni personali non rimanevano mai nell'ambito della
    comunità.

    Parliamo della confessione personale con il sacerdote.
    M: L'unica persona che aveva un minimo di benevolenza nei nostri confronti
    era il sacerdote. Quindi per noi era comunque importante confessarci da
    lui, ottenere un poco di conforto. D'altra parte il presbitero era nella
    nostra stessa condizione: anche lui era nel Cammino, anche lui doveva fare
    le proprie confessioni davanti a noi. A noi era prescritto di non scendere
    mai ad un livello troppo personale con lui. Dovevamo limitarci a dirgli i
    peccati che avevamo commesso. A lui, allo stesso modo, era consentito solo
    di ascoltare la nostra confessione e di darci l'assoluzione. Non poteva in
    nessun modo farci la direzione spirituale, darci suggerimenti,
    incoraggiamenti. Quello era compito esclusivo dei catechisti. Insomma, del
    sacramento rimaneva solo l'aspetto più formale.

    Come avveniva la confessione?
    C: Ci si siedeva in cerchio per la liturgia penitenziale. Veniva letta la
    Parola di Dio, poi i sacerdoti si ponevano in mezzo al cerchio, si
    confessavano sottovoce uno con l'altro davanti a noi e dopo, in piedi,
    attendevano che anche noi ci confessassimo. Solo che era difficile, visto
    che l'ambiente non era parti-colarmente grande, che mentre ci si confessava
    la gente intorno non udisse ciò che si diceva. Allora per ovviare a questo
    durante le confessioni l'assemblea intonava dei canti, però tra un canto e
    l'altro c'era silenzio; allora bisognava stare attenti ad abbassare
    ulteriormente il tono della voce per non essere ascoltati.

    È vero che dentro il Cammino si incita all'endogamia, cioè a sposarsi con
    persone interne al movimento?
    M: Verissimo. Ho fatto così anch'io con mia figlia. Lei stava con un
    ragazzo che non era nel Cammino. Gli ho detto tante volte di farlo venire
    alle catechesi, ma lui non voleva. Io tormentavo mia figlia dicendogli che
    quel ragazzo non pensava secondo Cristo, che era lontano dalla Chiesa, la
    spingevo a lasciarlo. Nella mia casa sono avvenute litigate furibonde...
    era una cosa indescrivibile! Mia figlia alla fine è uscita dal Cammino.
    D'altra parte i catechisti ci dicevano sempre che era meglio costruirsi una
    famiglia vera, cristiana, con quelli che loro definivano "i figli di
    Israele": il paradosso è che "figli di Israele" erano considerati solo gli
    appartenenti al Cammino, per cui tra un ateo, un musulmano e un cristiano
    che non frequentava le catechesi per loro non c'era poi molta differenza.

    Capitolo eucarestia: cosa mi dice?
    M: Tremendo: anzitutto il Cammino, per l'eucarestia, usa il pane azzimo che
    molto più facilmente lascia briciole. Nessuno poi aveva cura di raccogliere
    queste briciole, che cadevano spesso per terra. I neocatecumenali non
    credono al sacrificio dell'eucarestia. Il pane consacrato doveva essere
    consumato tutto durante la celebrazione. E dopo? Non sono certa che per
    loro alla fine della Messa quel Pane fosse ancora il Corpo di Cristo dato
    che non si curavano minimamente delle briciole finite inavvertitamente per
    terra. Un sacerdote del Cammino che fa il cappellano militare a Livorno,
    con i parà della Folgore, un giorno mi disse: ma a che serve il
    tabernacolo? I primi cristiani non ce l'avevano!

    Come avete accolto a giugno l'approvazione?
    M: Per me è stato un dramma. Il cappellano militare a cui ho prima
    accennato me l'ha detto il giorno prima che la notizia fosse ufficiale. Ho

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    ....

    Come avete accolto a giugno l'approvazione?
    M: Per me è stato un dramma. Il cappellano militare a cui ho prima accennato me l'ha detto il giorno prima che la notizia fosse ufficiale. Ho pensato: ma dove è il papa? Mi sono sentita tradita dalla mia stessa Chiesa, quella che amo come una madre.

    Voi eravate anche in contatto con l'arcivescovo di Cata-nia, mons. Bommarito…
    C: Fu lui a contattarci perché voleva avere da noi una testimonianza. Se ne servì quando all'inizio del 2002 scrisse la sua lettera ai neocatecumenali.

    E il successore di Bommarito, mons. Gristina, che posizione ha assunto?
    M: So che a fine gennaio ha celebrato in cattedrale una messa di ringraziamento per l'approvazione del Cammino. Ma ormai non credo che nessun vescovo si possa sottrarre a queste celebrazioni ufficiali…
    Chi è rimasto dentro, come vi tratta?
    M: Siamo stati totalmente emarginati. Alcuni ci guardano con compassione o disprezzo, altri neanche ci guardano. Kiko stesso dice che nella Chiesa sono necessari i Giuda. Io sono una di quelli. Se non avessi la fede nella Chiesa, mi deve credere, sarei disperata. Ci sono stati anche suicidi nel Cammino.

    Ci sono stati suicidi?
    M: Ho ascoltato testimonianze di persone come me che affermano che qualche fratello uscito dal movimento è arrivato a suicidarsi per la solitudine e le sofferenze procurate loro. Io stessa conosco una sorella che, abbandonato il Cammino, ha tentato di uccidersi.





  3. #3
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    Predefinito OBIETTIVITA'

    Che rende onore, a mio modesto parere, a quell' onestà intellettuale che contraddistingue questo Forum, nell' aver dato voce a tali testimonianze.
    Siamo adusi dar credito ad una certa retorica post-Conciliare ( che con il Vaticano II nulla ha a che vedere ! ) che spaccia, indiscriminatamente i MOVIMENTI tutti quali novelli frutti dello Spirito Santo. Occorre il metodo paolino del discernimento: tutto vagliare, ritenere quello che è buono e rigettare ciò che è dannoso.
    Lezione sempre attuale e di rado acquisita.

  4. #4
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    Predefinito OBIETTIVITA'

    Che rende onore, a mio modesto parere, a quell' onestà intellettuale che contraddistingue questo Forum, nell' aver dato voce a tali testimonianze.
    Siamo adusi dar credito ad una certa retorica post-Conciliare ( che con il Vaticano II nulla ha a che vedere ! ) che spaccia, indiscriminatamente i MOVIMENTI tutti quali novelli frutti dello Spirito Santo. Occorre il metodo paolino del discernimento: tutto vagliare, ritenere quello che è buono e rigettare ciò che è dannoso.
    Lezione sempre attuale e di rado acquisita.

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    Predefinito

    Grazie Z-FRANTZISCU,

    purtroppo la situazione è spesso come tu l'hai descritta, cose buone e pessime sono spesso mescolate a formare un minestrone insipido e, peggio, dannoso per la Vera Fede.
    L'attenzione e l'accortezza cui richiamavi sono quanto mai indispensabili.

    Vigiliamo!

    Un saluto


    Theophilus

  6. #6
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    Predefinito Errori

    Vi riporto di seguito un sintetico elenco degli errori neocatecumenali in contrapposizione con le verità della Chiesa Cattolica, pubblicato dal padre Enrico Zoffoli nel libro “Eresie del Movimento neo-catecumenale”, del 1991.



    CHIESA CATTOLICA

    1. Cristo ha redento il mondo.
    2. Fondamentale premessa dell’opera redentrice di Cristo è la realtà storica del peccato.
    3. La Grazia, pur essendo necessaria, tuttavia rispetta la libertà umana.
    4. Gesù ha soddisfatto al giustizia di Dio quale Mediatore della famiglia umana peccatrice.
    5. Gesù ha soddisfatto la giustizia di Dio offrendosi liberamente come Vittima dei peccati del mondo sull’altare della croce.
    6. Gesù ha salvato il mondo per i meriti della sua passione e morte.
    7. Gesù continua la sua opera salvifica mediante la Chiesa quale società visibile e “gerarchica”.
    8. La Chiesa compie la sua missione in virtù del sacerdozio che fonda la Gerarchia, distinguendo il “sacerdozio” dei ministri di culto, ricevuto per il Sacramento dell’Ordine, dal “sacerdozio dei semplici fedeli incorporati al Cristo per il Battesimo.
    9. La Chiesa, all’altare, celebra un vero e proprio sacrificio quale sacramento dell’unico e perfettissimo offerto da Gesù sulla croce.
    10. La Messa è un vero Sacrificio, celebrato da Cristo mediante il suo ministro visibile, indipendentemente dalla presenza e partecipazione dei fedeli…
    11. Il Sacrificio eucaristico è condizionato essenzialmente alla distinta consacrazione del pane e del vino transustanziati nel Corpo e Sangue di Cristo.
    12. La Chiesa adora Cristo veramente, realmente e sostanzialmente presente in corpo, sangue, anima e divinità, sotto le specie del pane e del vino consacrati.
    13. La presenza eucaristica insegnata dalla Chiesa giustifica il culto del SS.mo, donde la pretica della Comunione frequente, le visite, le benedizioni, le processioni, le adorazioni solenni, i congressi; come pure il dovere di osservare le rubriche riguardanti il contegno da tenersi alla presenza di Cristo, e ogni norma volta a coltivare la sensibilità eucaristica dei fedeli, ecc..
    14. Il Sacramento della Penitenza è realmente distinto da quello del Battesimo.
    15. La conversione del peccatore, che precede il sacramento della Penitenza, è un fatto eminentemente personale.
    16. Dio concede il perdono dei peccati mediante l’assoluzione del sacerdote…
    17. L’accusa dei peccati è segreta, auricolare…
    18. La Chiesa crede nella realtà dell’inferno,minacciato ai peccatori ostinati in punto di morte.
    19. Fuori della Chiesa non ci dà salvezza.
    20. Gesù, com’è l’unico Redentore e Maestro, così è l’unico Modello di santità che i credenti devono sforzarsi di imitare.
    21. Il Concilio Vaticano II non è in opposizione con quello di Trento, le cui definizioni sono irreformabili.
    22. Soltanto il Magistero della Chiesa può interpretare autorevolmente la Bibbia.


    NEO-CATECUMENALI

    1. Cristo non ha operato nessuna redenzione.
    2. Il peccato non è possibile, perché l’uomo non può evitarlo.
    3. Non si dà alcun problema sui rapporti tra grazia e libero arbitrio, perché l’uomo non può non peccare.
    4. Gesù non può aver soddisfatto la giustizia di Dio, essendo Egli soltanto misericordia che perdona.
    5. Gesù non si è offerto come Vittima dei peccati del mondo: sulla croca non ha compiuto alcun “sacrificio”.
    6. Gesù ha salvato il mondo in virtù della sua risurrezione.
    7. La Chiesa non è una società gerarchica giuridicamente costituita, ma carismatica.
    8. Nella Chiesa non si dà un sacerdozio derivato dal Sacramento dell’Ordine, bastando il Battesimo per incorporare tutti al Cristo, unico e sommo sacerdote.
    9. All’altare non si offre alcun “sacrificio”, come da Gesù non è stato mai celebrato.
    10. “Non c’è Eucaristia senza l’assemblea che la proclama (…). E’ da questa assemblea che sgorga l’Eucaristia”.
    11. La “transustanziazione” non è un dogma di fede, ma un puro tentativo dei teologi, volto a spiegare il “modo” della presenza di Cristo.
    12. La presenza vera e reale e sostanziale di Cristo nell’Eucaristia non può accettarsi, come non è accettabile il presunto prodigio della “transustanziazione”: le briciole che avanzano o cadono dall’altare non contengono “presenza”, ne quindi sono “adorabili”.
    13. Negata la presenza eucaristica, tutte le pratiche relative al culto che ne conseguono sono vane e ridicole.
    14. La Penitenza si riduce al sacramento del Battesimo: la distinzione dell’una dall’altro non risale alla Chiesa primitiva.
    15. “La Chiesa (…) gesta e conduce alla conversione”.
    16. “L’importante non è l’assoluzione…”. “Il valore essenziale (…) del sacramento della penitenza è quello comunitario ed ecclesiale”.
    17. La confessione è pubblica, comunitaria.
    18. In virtù della misericordia di Dio, alla fine dei tempi, tutti saranno salvi.
    19. Per salvarsi: non è necessario che tutti appartengano alla Chiesa e si dispongano ad entrarvi come nell’unico ovile di Cristo.
    20. Egli non si è presentato come “Modello” di vita.
    21. Il Vaticano II è il solo Concilio valido per la Chiesa d’oggi e di domani, mentre quello di Trento rappresenta un’involuzione nella vita della Chiesa.
    22. “La Bibbia si interpreta da se stessa attraverso parallelismi”.

  7. #7
    Ospite

    Predefinito PROBLEMATICA SERIA E GRAVE.

    In merito a quanto riportato dal Moderatore Theophilus, ben presentato e tratto da una pubblicazione del Padre Enrico Zoffoli, Ed. '91; nelle comparazioni delle "tesi" ed "antitesi" in ordine alla ortodossia ( che sempre reca appresso l' ortoprassi ) si palesano delle conflittualità insanabili in radice tra le prime e le seconde.

    Pur volendo distinguere quanto è stato in materia già definito con solenni pronunciamenti dogmatici dal Magistero e come tale irreformabili, ex sensu ex consensu Ecclesiae, da altri loci teologici che permangono quali materia disputanda, si ravvisano posizioni dottrinali che, se tali ritenute e pervicacemente conservate ed asserite da parte del Movimento Neocatecumenale, de jure << ...in excommunicationem latae sententiae incurrit .... >> secondo quanto sanzionato nei confronti della tipologia ereticale, contemplata nel disposto del Can. 1364, § 1, vigente CIC, promulgato con Costituzione Apostolica : "Sacrae disciplinae leges", a Firma di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, in data 25 gennaio 1983, anno quinto del Suo Pontificato.

    Se fondate e certe le posizioni dottrinali riportate e ascrivibili a tal Movimento, tali ritenute come autentiche se non sconfessate o smentite, cosa che a tutt' oggi non risulta, mi/sono a chiedere/vi come si è potuta dare pubblica "benedizione" ed accoglimento con tanto di patrocinio da parte della Sede Apostolica, nella Persona del Sommo Pontefice, nei confronti d'iniziative da tal Movimento poste in essere.

    Conscio d' aver posto sul tappeto una domanda scomoda ma non per questo, nelle intenzioni, irrispettosa o polemica, quale semplice cattolico laico, non appartenente - per propria voluta scelta - se non alla propria Comunità Parrocchiale e al Magistero del Vescovo sotto la cui cura pastorale essa ricade, sono a domandare approfondimenti e delucidazioni.

  8. #8
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: PROBLEMATICA SERIA E GRAVE.

    Originally posted by Z-FRANTZISCU
    In merito a quanto riportato dal Moderatore Theophilus, ben presentato e tratto da una pubblicazione del Padre Enrico Zoffoli, Ed. '91; nelle comparazioni delle "tesi" ed "antitesi" in ordine alla ortodossia ( che sempre reca appresso l' ortoprassi ) si palesano delle conflittualità insanabili in radice tra le prime e le seconde.

    Pur volendo distinguere quanto è stato in materia già definito con solenni pronunciamenti dogmatici dal Magistero e come tale irreformabili, ex sensu ex consensu Ecclesiae, da altri loci teologici che permangono quali materia disputanda, si ravvisano posizioni dottrinali che, se tali ritenute e pervicacemente conservate ed asserite da parte del Movimento Neocatecumenale, de jure << ...in excommunicationem latae sententiae incurrit .... >> secondo quanto sanzionato nei confronti della tipologia ereticale, contemplata nel disposto del Can. 1364, § 1, vigente CIC, promulgato con Costituzione Apostolica : "Sacrae disciplinae leges", a Firma di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, in data 25 gennaio 1983, anno quinto del Suo Pontificato.

    Se fondate e certe le posizioni dottrinali riportate e ascrivibili a tal Movimento, tali ritenute come autentiche se non sconfessate o smentite, cosa che a tutt' oggi non risulta, mi/sono a chiedere/vi come si è potuta dare pubblica "benedizione" ed accoglimento con tanto di patrocinio da parte della Sede Apostolica, nella Persona del Sommo Pontefice, nei confronti d'iniziative da tal Movimento poste in essere.

    Conscio d' aver posto sul tappeto una domanda scomoda ma non per questo, nelle intenzioni, irrispettosa o polemica, quale semplice cattolico laico, non appartenente - per propria voluta scelta - se non alla propria Comunità Parrocchiale e al Magistero del Vescovo sotto la cui cura pastorale essa ricade, sono a domandare approfondimenti e delucidazioni.

    circa due anni fa collaborando con un motore di ricerca cattolico misi su un ampia documentazione in cui si dimostrava come questi eretici avessero dei fogli ciclostilati non datati e non firmati
    fatti circolare solo tra i massimi dirigenti in cui c'era tutta la loro occulta dottrina .
    Fogli che negavano di avere e che avevano l'ordine di non mostrare a nessuno perchè "prematuro per la chiesa ".
    Tuttavia qualche catechista fuori uscito riusci a fornire ampia documentazione anche se loro negavano essere quelle loro idee apetamente .
    questi fogli delle catechesi occulteb di Kiko non sono mai venuti in mano al magistero , pero rappresentano la loro dottrina ufficiale anche se un po riveduti .
    Fui perseguitato e calunniato continuamnte dai neocateciumenali e alla fine espulso da portale e tutta la documnatzione scomparve .

  9. #9
    Ospite

    Predefinito Altre riflessioni e ponderazioni.

    Caro Affus, non mi fà meraviglia alcuna la triste esperienza che hai maturato e testimoniato in merito a tal questione.
    A differenza dei tempi trascorsi, quando chi assumeva posizioni eterodosse aveva il coraggio o l' ardire di manifestare le proprie convinzioni, sapendo che sarebbe andato incontro a relativa dovuta censura ed anche fortuna, se gli andava fatta bene nel riscuotere un apprezzabile consenso e relativo seguito, oggi la situazione è purtoppo ambigua.
    Molti si affannano ad ottenere il placet della Sede Apostolica, mostrando in pubblico solo quanto di "presentabile" gli conviene. A mio modesto avviso, non penso che il Magistero sia così sprovveduto; che ingenuamente dia incondizionato credito, senza discernimento, a quanto gli viene incensato.
    Nella sua bimillenaria esperienza, con quella saggezza e prudenza che ha avuto modo di maturare, sempre, ma più che mai nell' attuale situazione, con avvedutezza tollera, cercando di tener sotto controllo situazioni che altrimenti, abbandonate a sè medesime, andrebbero verso quelle derive scismatiche, che la storia recente ci ha fatto mostrato con la "Comunità di S. Pio X".
    Basta poco e lo sappiamo. Quando poi color che per istituzione voluta da Cristo - ovvero i Presbiteri, in comunione con i loro Vescovi, da certe realtà ecclesiali son defenestrati del proprio munus di governo - tutta la struttura ecclesiale và a farsi "benedire dal diavolo". Basta poi trovarsi un Vescovo che in assenza di lucità per scenescenza o altro si presti ed ecco, con la collusione di altri due suoi pari nell' Episcopato, procedere ad illegittime ordinazioni e lo scisma è consumato.
    MALA TEMPORA CURRUNT !
    Ma siamo ottimisti via ! La Chiesa ha guadato torrenti colmi d' acque torbide ben più perigliose !

  10. #10
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Altre riflessioni e ponderazioni.

    Originally posted by Z-FRANTZISCU
    Caro Affus, non mi fà meraviglia alcuna la triste esperienza che hai maturato e testimoniato in merito a tal questione.
    A differenza dei tempi trascorsi, quando chi assumeva posizioni eterodosse aveva il coraggio o l' ardire di manifestare le proprie convinzioni, sapendo che sarebbe andato incontro a relativa dovuta censura ed anche fortuna, se gli andava fatta bene nel riscuotere un apprezzabile consenso e relativo seguito, oggi la situazione è purtoppo ambigua.
    Molti si affannano ad ottenere il placet della Sede Apostolica, mostrando in pubblico solo quanto di "presentabile" gli conviene. A mio modesto avviso, non penso che il Magistero sia così sprovveduto; che ingenuamente dia incondizionato credito, senza discernimento, a quanto gli viene incensato.
    Nella sua bimillenaria esperienza, con quella saggezza e prudenza che ha avuto modo di maturare, sempre, ma più che mai nell' attuale situazione, con avvedutezza tollera, cercando di tener sotto controllo situazioni che altrimenti, abbandonate a sè medesime, andrebbero verso quelle derive scismatiche, che la storia recente ci ha fatto mostrato con la "Comunità di S. Pio X".
    Basta poco e lo sappiamo. Quando poi color che per istituzione voluta da Cristo - ovvero i Presbiteri, in comunione con i loro Vescovi, da certe realtà ecclesiali son defenestrati del proprio munus di governo - tutta la struttura ecclesiale và a farsi "benedire dal diavolo". Basta poi trovarsi un Vescovo che in assenza di lucità per scenescenza o altro si presti ed ecco, con la collusione di altri due suoi pari nell' Episcopato, procedere ad illegittime ordinazioni e lo scisma è consumato.
    MALA TEMPORA CURRUNT !
    Ma siamo ottimisti via ! La Chiesa ha guadato torrenti colmi d' acque torbide ben più perigliose !
    sono d'accordo con quanto dici .
    si cede per cercare di salvare nel caso dei neocatecumenali .
    per me sbagliano di grosso perchè questi ti fanno una chiesa nella chiesa con mezzi economici potentissimi .
    Prima o poi lo strappo ci deve essere ed è inutile avere paura dello scisma . Quello avviene quando c'è una situazione dottrinale troppo compromessa a livello istituzionale .
    anzi è necessario che ci sia , ma guai a quello che lo fa avvenire .

 

 

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