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Discussione: Giovedì Santo

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    Predefinito Giovedì Santo



    Il giorno del Giovedì è uno dei giorni più difficili da diversi punti di vista. Nella storia non è mai appartenuto al Triduo. Nell’ultima riforma del Vaticano II è però entrato a farne parte, o meglio a esserne un’introduzione. Infatti il giovedì appartiene a due tempi liturgici. Innanzitutto è l’ultimo giorno della Quaresima, con esso finisce anche il digiuno quaresimale. Con esso però, o meglio con la Messa In Coena Domini, inizia anche il Triduo pasquale dei tre giorni «Passionis et Resurrectionis Domini», che si conclude con i secondi vespri della Domenica di Pasqua. Abbiamo dunque un triduo, con quattro momenti diversi, che nei libri liturgici non è molto esplicito.

    Un altro problema è legato alla Messa crismale abitualmente celebrata giovedì mattina. La celebrazione, anche se non appartiene al Triduo stesso è importante in quanto serve a consacrare gli oli necessari per il Sacramento dell’Iniziazione cristiana e dell’unzione degli infermi nella Veglia di Pasqua.

    Dalla storia abbiamo dedotto che questa celebrazione non è legata in modo fisso a quel giorno. Essa è segnata solo come l’ultima messa di Quaresima prima della celebrazione della Veglia. Infatti sia venerdì che sabato sono giorni aliturgici cioè senza la celebrazione di Eucaristia. Questa prassi viene ancora gelosamente custodita dalle diverse Chiese. Qui menzioniamo anche il digiuno intrapasquale di questi due giorni che non è più penitenziale, ma viene legato all’attesa della risurrezione o attesa escatologica di Cristo nella seconda venuta. I Padri hanno sottolineato anche un altro aspetto, quello cioè del vangelo: “Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno” (Mt 9,14-15). Dunque, mentre il Maestro non c’è più i discepoli digiunano fino alla festa di Pasqua.

    La Tradizione Romana fino al VII sec. conosce solo la celebrazione della riconciliazione dei penitenti. Non si trova nessun accenno alla celebrazione della Coena Domini in quanto solo nella Notte Santa si celebrerà, come suo culmine, la liturgia eucaristica, l’Eucaristia di Pasqua, di Cristo Risorto. Nelle altre Chiese abbiamo alcuni accenni di due messe (ad es. in Agostino). Un certo sviluppo avviene a partire dal VII sec. quando si celebreranno tre messe: la prima della riconciliazione dei penitenti, la seconda con la consacrazione degli oli, verso mezzogiorno, e la terza la sera. È interessante notare che sia la seconda che la terza Messa non avevano la Liturgia della parola, ma iniziavano con l’offerta. Il giovedì però abbiamo altri due riti che pian piano verranno sempre più considerati. Il primo è la lavanda dei piedi, il secondo, invece, la deposizione e l’adorazione eucaristica.

    Il primo proviene dalla Chiesa di Gerusalemme. Le prime testimonianze si hanno fin dal V sec. Inizialmente esprimeva il mandatum di Cristo: «affinché come ho fatto io, facciate anche voi.» (Gv 13,15) – non umiliazione dunque, ma prevalentemente l’amore e il servizio. Il gesto è molto accentuato nella tradizione monastica in riferimento all’accoglienza degli ospiti. Nella liturgia invece entra verso il VII sec. Il concilio di Toledo del 694 lo considera come semi-liturgico. Più tardi assume un significato diverso, quello cioè di umiliazione di Cristo. Ambrogio invece lo collega con il battesimo come gesto di purificazione del cristiano. Qualche studioso però, avanza l’ipostesi, che, specie nella tradizione giovannea, come sia gesto del battesimo stesso; ipotesi oggi poco sostenibile. Nella liturgia romana si presenta con l’arrivo del Pontificale Romano – Germanico, ma non inserito nella messa bensì nei vespri.

    Il secondo, e cioè la deposizione del Santissimo e l’adorazione è assai antico. Ne troviamo menzione ad es. nel Ordo Romanus Primus. Le specie consacrate rimanenti venivano conservate, dopo la celebrazione, in un cofanetto apposito nella sacrestia, ma senza particolari segni di onore. Il giorno della successiva celebrazione, venivano riportate al pontefice nel presbiterio. Ivi, dopo esser state da lui adorate per qualche momento, venivano usate per la comunione nella celebrazione stessa. L’adorazione eucaristica inizia verso XIII sec. quando Urbano IV estende a tutta la Chiesa la festa del Corpus Domini. Il tabernacolo provvisorio del Giovedì santo diventa allora un punto focale della devozione eucaristica. In questo contesto, con l’aggiunta di segni di tristezza ed emotività, il tabernacolo diventa il sepolcro, anche se non si è celebrata ancora la morte di Gesù. Sicuramente su ciò ha influito la perdita del tema della doppia traditio, cioè quella di Cristo nel sacramento, che si consegna alla Chiesa, e quella di Giuda che consegna Cristo alla morte. In questo senso forse sarebbe più facile vedere il collegamento con il mistero della Pasqua. Staccandolo dalla tradizione si rischia un eccessivo accento dell’adorazione, che falsa la celebrazione.

    I riti odierni del giovedì santo sono stati rivisti sia dalla prima riforma del 1955 che da quella del Vaticano II. La Chiesa vuole che la messa In coena domini sia concelebrata e con più solennità. I temi da richiamare all’attenzione dei fedeli sono: l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, e il comandamento dell’amore fraterno. La colletta è stata sostituita. Quella precedente che parlava della traditio è cambiata con una di nuova composizione: Sacratissimam, Deus, frequentantibus Caenam…, che esprime meglio il senso della celebrazione. In questo senso sono state anche cambiate le letture. La 1Cor 11, 20-32 fu cambiata con un brano dell’Esodo (12,1-8.11-14) che contiene le prescrizioni per la pasqua ebraica. Segue il Salmo con il responsorio: “Che cosa renderò al Signore… alzerò il calice della salvezza”. Esso introduce la seconda lettura dalla 1Cor 11,23-26. La pericope del vangelo, invece, non è stata cambiata. Dopo l’omelia, pro opportunitate si procede alla lavanda dei piedi, che in confronto con l’Ordo precedente è stata semplificata. L’orazione sulle offerte è stata sostituita, come anche il prefazio: quello della Croce con uno nuovo dell’Eucaristia. Si conserva il canto Ubi caritas et amor, oggi proposto per la processione delle offerte. Così anche il canone con le parti proprie. Non si parla più dei salmi durante la comunione, che dovevano soddisfare l’obbligo del vespro. Esso semplicemente non si dice più. Dopo la celebrazione, il Santissimo sacramento viene portato processionalmente al tabernacolo provvisorio, dove si potrà svolgere un’adorazione protratta, ma le rubriche suggeriscono che questa sia fatta senza particolari solennità. Dopo la celebrazione si compie la spogliazione dell’altare. Non è più un rito particolare , ma tutto si svolge con semplicità.

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    GIOVEDI' SANTO - MISSA IN COENA DOMINI

    LETTURE: Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15





    Cristo sacerdote istituisce il sacramento dell'amore


    L’istituzione dell’Eucaristia come rito memoriale della « nuova ed eterna alleanza » è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna che del resto giustifica la sua solennità proprio con un richiamo « storico » e figurativo dell’avvenimento compiuto nell’ultima cena. Ma è lo stesso messale romano che invita a meditare su altri due aspetti dei mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano nel dono di sé e nei servizio il cammino della Chiesa.



    Gesù lava i piedi ai suoi: è un gesto di amore

    E’ significativo il fatto che Giovanni, nel riferire le ultime ore di Gesù con i suoi discepoli e nel raccogliere nei « discorsi dell’ultima cena » i temi fondamentali del suo vangelo, non riferisca i gesti rituali sui pane e sul vino come gli altri evangelisti: eppure era questo un dato antichissimo della tradizione, riportato in una forma ben definita dal primo documento che ne parla, la lettera di Paolo ai Corinzi (prima lettura). Giovanni richiama l’attenzione sul gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi e lascia, come suo testamento di parola e di esempio, di fare altrettanto tra i fratelli. Non comanda di ripetere un rito, ma di fare come lui, cioè di rifare in ogni tempo e in ogni comunità gesti di servizio vicendevole — non standardizzati, ma sgorgati dall’inventiva di chi ama — attraverso i quali sia reso presente l’amore di Cristo per i suoi (« li amò sino alla fine »). Ogni gesto di amore diventa così « sacramento », cioè visibilizzazione, incarnazione, linguaggio simbolico dell’unica realtà: l’amore del Padre in Cristo, l’amore in Cristo dei credenti.



    Gesù dà se stesso in cibo: è il sacramento dell’amore

    Il Giovedì santo, con il suo richiamo « anniversario » all’evento dell’ultima cena, pone al centro della memoria ecclesiale il segno dell’amore gratuito, totale e definitivo: Gesù è l’Agnello pasquale che porta a compimento il progetto di liberazione iniziato nel primo esodo (cf prima lettura); il suo donarsi nella morte è l’inizio di una presenza nuova e permanente; « il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è la bevanda che ci redime da ogni colpa » (prefazio della ss. Eucaristia I). Partecipare consapevolmente all’Eucaristia, memoriale dei Sacrificio di Gesù, implica avere per il corpo ecclesiale di Cristo quel rispetto che si porta al suo corpo eucaristico. La presenza reale del Signore morto e risuscitato nel pane e nel vino su cui si pronuncia l’azione di grazie (cf seconda lettura), si estende, sia pure in altro modo, alla persona dei fratelli, specialmente dei più poveri (cf tutto il contesto della 1 Cor 11). « In questo grande mistero tu (o Padre) nutri e santifichi i tuoi fedeli, perché una sola fede illumini e una sola carità riunisca l’umanità diffusa su tutta la terra » (prefazio della ss. Eucaristia II). Chi dunque fa discriminazioni, chi disprezza gli altri, chi mantiene le divisioni nella comunità « non riconosce il corpo del Signore». La sua non è più la Cena dei Signore, ma un rito vuoto che segna la sua condanna.



    Il sacerdozio nasce dall’Eucaristia: è il dono per l’unità

    All’interno della comunità, i rapporti reciproci sono valutati in chiave di servizio e non di potere, e trovano la loro più perfetta espressione nel momento dell’azione eucaristica. Chi « presiede » la comunità e ne è responsabile, presiede anche l’Eucaristia: la raccoglie nella preghiera comune, come la unisce nelle diverse attività della parola e dell’aiuto reciproco.

    Il Concilio Vaticano II afferma: « I Presbiteri... ad immagine di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote, sono consacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti dei Nuovo Testamento... Esercitando, secondo la loro parte di autorità, l’ufficio di Cristo Pastore e Capo, raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, e per mezzo di Cristo nello Spirito li portano al Padre... » (LG 28). « Il senso ultimo del sacerdozio di Cristo e di ogni sacerdozio che da lui trae origine, è quello di essere modello per tutti coloro che offrendosi in lui, con lui, per lui in sacrificio a Dio gradito, mettono la loro vita a servizio dei fratelli.... Cristo e il suo mistero vive e perdura nella Chiesa; la Chiesa non fa altro che rendere attuale questo mistero di salvezza mediante la Parola, il Sacrificio, i Sacramenti, mentre riceve in sé per la forza dello Spirito Santo, la vita del suo Signore da testimoniare nel mondo... Da questa sacramentalità della Chiesa... scaturisce il significato essenziale della consacrazione-missione di quanti sono chiamati a predicare il Vangelo, a presiedere le azioni di culto e a svolgere un ruolo di guida del popolo di Dio ».


    L'agnello immolato ci strappò dalla morte


    Dall'«Omelia sulla Pasqua» di Melitone di Sardi, vescovo (66-67; SC 123,95-101)


    Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, « al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen ». (Gal 1,5 ecc.). Egli scese dai cieli sulla terra per l'umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell'uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale distrusse la morte omicida.
    Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall'Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e l le membra del nostro corpo con il suo sangue.
    Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l'iniquità e l'ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l'Egitto.
    Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza.
    Egli è colui che prese su di se le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè e nell'agnello fu sgozzato.
    Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato.
    Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione.
    Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l'umanità dal profondo del sepolcro.

    Messa « in Cena Domini »



    Antifona d'Ingresso

    Cf Gal 6,14

    Di null'altro mai ci glorieremo
    se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
    egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
    per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.



    Colletta

    O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarci alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore, fà che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...


    LITURGIA DELLA PAROLA


    PRIMA LETTURA
    Es 12, 1-8. 11-14

    Prescrizioni per la cena pasquale
    Dal libro dell'Esodo


    In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto: « Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne.

    Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. E' la pasqua del Signore!

    In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dei dell'Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto.

    Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne ».


    SALMO RESPONSORIALE
    Sal 115
    Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.


    Che cosa renderò al Signore
    per quanto mi ha dato?
    Alzerò il calice della salvezza
    e invocherò il nome del Signore.

    Preziosa agli occhi del Signore
    è la morte dei suoi fedeli.
    Io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
    hai spezzato le mie catene.

    A te offrirò sacrifici di lode
    e invocherò il nome del Signore.
    Adempirò i miei voti al Signore
    e davanti a tutto il suo popolo.


    SECONDA LETTURA
    1 Cor 11, 23-26

    Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice,

    voi annunciate la morte del Signore
    Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi


    Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: « Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me ».

    Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: « Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me ».

    Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.


    CANTO AL VANGELO

    Cf Gv 13,34



    Gloria e lode a te, Cristo Signore!

    Vi dò un comandamento, dice il Signore:

    che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi.

    Gloria e lode a te, Cristo Signore!





    VANGELO
    Gv 13, 1-15

    Li amò sino alla fine

    Dal vangelo secondo Giovanni


    Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

    Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto.

    Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: « Signore, tu lavi i piedi a me? ». Rispose Gesù: « Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo ». Gli disse Simon Pietro: « Non mi laverai mai i piedi! ». Gli rispose Gesù: « Se non ti laverò, non avrai parte con me ». Gli disse Simon Pietro: « Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo! ». Soggiunse Gesù: « Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: « Non tutti siete mondi ».

    Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: « Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi ».



    LAVANDA DEI PIEDI

    Dove motivi pastorali lo consigliano, dopo l'omelia ha luogo la lavanda dei piedi. Durante il rito, si cantano alcune antifone, scelte tra le seguenti, o altri canti adatti alla circostanza.



    ANTIFONA PRIMA

    Cf Gv 13,4.5.15

    Il Signore si alzò da tavola

    versò dell'acqua in un catino,

    e cominciò a lavare i piedi ai discepoli:

    ad essi volle lasciare questo esempio.



    ANTIFONA SECONDA

    Gv 13,6.7.8

    « Signore, tu lavi i piedi a me? ».
    Gesù gli rispose dicendo:
    « Se non ti laverò, non avrai parte con me ».



    Venne dunque a Simon Pietro,

    e disse a lui Pietro: « Signore, tu...



    «Quello che io faccio, ora non lo comprendi,

    ma lo comprenderai un giorno». « Signore, tu...



    ANTIFONA TERZA

    Cf Gv 13,14

    «Se vi ho lavato i piedi,

    io, Signore e Maestro,

    quanto più voi avete il dovere

    di lavarvi i piedi l'un l'altro».



    ANTIFONA QUARTA

    Gv 13, 35

    « Da questo tutti sapranno

    che siete miei discepoli,

    se vi amerete gli uni gli altri.



    Gesù disse ai suoi discepoli: « Da questo....



    ANTIFONA QUINTA

    Gv 13,34

    «Vi do un comandamento nuovo:

    che vi amiate gli uni gli altri

    come io ho amato voi» dice il Signore.



    ANTIFONA SESTA

    Cf 1 Cor 13,13

    Fede, speranza e carità,

    tutte e tre rimangano tra voi:

    ma più grande di tutte è la carità.



    Fede, speranza e carità,

    tutte e tre le abbiamo qui al presente:

    ma più grande di tutte è la carità. Fede, speranza ......



    LA PAROLA SI FA PREGHIERA

    Fratelli (e sorelle), abbiamo ricevuto dal nostro Signore e Maestro una proposta molto impegnativa. Conoscendo la nostra debolezza, rivolgiamoci al Padre con la preghiera:

    Aiutaci, Signore!



    - Per le comunità cristiane: perché attuino sempre meglio la loro vocazione di servizio agli uomini nella ricerca della verità e con gesti concreti di amore, preghiamo.



    - Per i ministri della Chiesa: perché svolgano il loro servizio della parola, dei sacramenti e della comunione ecclesiale come ha insegnato Gesù, preghiamo.



    - Per i fanciulli che quest'anno parteciperanno alla messa di prima comunione: perché trovino nella comunità cristiana la spiegazione vivente dell'Eucaristia attraverso l'impegno della carità, del servizio, della fraternità, preghiamo.



    - Per tutti noi qui presenti: perché condividendo il pane eucaristico sappiamo anche condividere il pane quotidiano, mettendo in comune quello che abbiamo e che siamo, preghiamo.



    Dio, nostro Padre, aiutaci a capire e a fare gli uni per gli altri quello che per noi ha fatto Cristo tuo Figlio e nostro Padre.


    LITURGIA EUCARISTICA


    Mentre si svolge la processione, si esegue il canto seguente o un altro canto adatto.

    Dov’è carità e amore, qui c’è Dio.

    Ci ha riuniti tutti insieme Cristo, amore.
    Rallegriamoci, esultiamo nel Signore!
    Temiamo e amiamo il Dio vivente,
    e amiamoci tra noi con cuore sincero.

    Noi formiamo, qui riuniti, un solo corpo:
    evitiamo di dividerci tra noi,
    via le lotte maligne, via le liti
    e regni in mezzo a noi Cristo Dio.

    Fa’ che un giorno contempliamo il tuo volto
    nella gloria dei beati, Cristo Dio.
    E sarà gioia immensa, gioia vera:
    durerà per tutti i secoli senza fine.


    SULLE OFFERTE

    Concedi a noi tuoi fedeli, Signore, di partecipare degnamente ai santi misteri, perché ogni volta che celebriamo questo memoriale del sacrificio del Signore, si compia l'opera della nostra redenzione. Per Cristo nostro Signore.


    PREFAZIO DELLA SS. EUCARISTIA I

    È veramente cosa buona e giusta,
    nostro dovere e fonte di salvezza,
    rendere grazie sempre e in ogni luogo
    a te, Signore, Padre santo,
    Dio onnipotente e misericordioso,
    per Cristo nostro Signore.
    Sacerdote vero ed eterno,
    egli istituì il rito del sacrificio perenne;
    a te per primo si offrì vittima di salvezza,
    e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria.
    Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza,
    il suo sangue per noi versato
    è la bevanda che ci redime da ogni colpa.
    Per questo mistero del tuo amore,
    uniti agli angeli e ai santi,
    cantiamo con gioia l’inno della tua lode: Santo...


    ANTIFONA ALLA COMUNIONE

    1 Cor 11,24.25

    «Questo è il mio corpo, che è per voi;
    questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue» , dice il Signore.
    «Fate questo ogni volta che ne prendete
    in memoria di me» .

    oppure:

    Gv 13,1

    Il Signore Gesù, sapendo che era giunta la sua ora,

    dopo aver amato i suoi che erano nel mondo,

    li amò sino alla fine.


    DOPO LA COMUNIONE

    Padre onnipotente, che nella vita terrena ci hai nutriti alla Cena del tuo Figlio, accoglici come tuoi commensali al banchetto glorioso del cielo. Per Cristo nostro Signore.

 

 

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