In Origine Postato da robby
Cosa è cambiato con i governi D'alema e Amato?
D'Alema e Amato si sono proposti come portatori di una "Nuova Era"?


In Origine Postato da robby
Cosa è cambiato con i governi D'alema e Amato?
D'Alema e Amato si sono proposti come portatori di una "Nuova Era"?


Dal sito del barbieredellasera
2003
Un’altra piccola storia ignobile
di Becco giallo
La storia fantascientifica – e del tutto improbabile – magnificamente scritta dalla Ragazza del bar sulle finezze dei Lumbard all'estero, mi ha spinto a narrare una vicenda che mi è capitata qualche mese fa. In questa storia, il politico in questione è un noto Esponente siciliano Udc che ho incontrato a Palermo
Qui, l’azienda per cui lavoro aveva organizzato un incontro con gli industriali locali (una convenscion, per capirci).
Il discorso dell’Esponente fu tutto un impeto di europeismo e modernità; innovazione verso il progresso per un futuro di benessere – irrorato da una luce splendente di imprenditorialità internazionale. Un discorso di grande respiro europeo.
Facendo solo parte degli organizzatori operativi dell’evento, potevo permettermi il piacere di evitare l’ascolto degli altri oratori. Per questa ragione mi sono seduto in una saletta laterale e – cullato dalla retorica sull’innovazione in Trinacria – mi sono assopito tra i braccioli di una poltrona settecentesca.
Un pisolino di pochi minuti, devo dire. Ma al mio risveglio, la sala si era animata. Nella penombra il Politico siciliano era appena visibile. In un angolo, riceveva piccoli gruppi di persone e, sussurrando, discuteva con loro in modo fitto/fitto.
Gli uomini della sua scorta erano in piedi vicino alle porte di accesso e contenevano una piccola, ordinata fila di piccoli gruppi di siciliani che chiacchieravano sommessamente in attesa di essere ricevuti. Banale, ma inevitabile non pensare a Brando nel celebre film.
Intorpidito, mi sono chiesto cosa stesse succedendo e mi sono avvicinato di poco all’Esponente.
Così ho avuto il dubbio privilegio di assistere in diretta alle “petitiones” di un folto gruppo di siciliani. Le richieste erano delle più varie e – devo dire – piuttosto semplici. Una buona parola per una nipote “tanto brava, tanto brava”; un aiuto per velocizzare la pratica per l’acquisto di un terreno; una spinta ad una pratica ferma in quell’ufficio “proprio vicino al suo”. E chissà cos’altro bisbigliato nella luce fioca di una sala ovattata da arazzi e da broccati.
Alla faccia dell’innovazione! E alla faccia del respiro europeo!
Una coda lunga e ordinata di siciliani, dicevo. E i giornalisti? Beh, c’erano anche loro naturalmente. Primo tra tutti il parente dell’Esponente, giustamente “piazzato” in Rai. Ma anche tutti gli altri, per nulla incuriositi – né sorpresi - da questa pratica. Insomma, l’ingenuone ero io.
Mi piacerebbe concludere questa storia in accordo con quel bel post del Barbiere in cui un adepto della barberia affermava che quando ci si riferisce ad alcuni dirigenti politici non si tratta di un problema di “destra” o di “sinistra”. Ci sono casi in cui bisogna opporsi per una questione di dignità personale.
Vorrei concludere così, ma non posso. Eravamo in tanti a Palermo alla convention e, purtroppo, quando si toccano con mano casi come questi, si ha la sensazione che quel tipo di dignità ce la giochiamo tutti noi, ogni giorno, come giornalisti e come cittadini.
Così, i “magnalamerda” leghisti lumbard e i padrini da strapazzo di Palermo, forse, sono il nostro vero volto. Forse, lo sono sempre stati.
Allora mi/vi chiedo: come mai non riesco ancora a smettere di indignarmi? E ho fatto male a non mettermi anch’io in coda?
Cordiali saluti a tutta la barberia.
Becco giallo


Non conoscete bene le cose........essere un esponente di spicco della sinistra in Sicilia vuol dire rischiare la vita.In Origine Postato da A Sinistra
Credo che anche in Sicilia ci sia gente di sinistra, ma evidentemente non basta, bisognerà che ci sia qualcuno in più.
Infatti ha spopolato la coalizione del berluscus, vi siete mai chiesti perche' un cosi' netto risultato a favore della cdl?
Ciao


In Origine Postato da Delaware
IL CASO / Ogni «dotazione» di divisa da usciere della Regione costa quasi 2000 euro, in proporzione le spese di Palazzo dei Normanni «pesano» 8 volte di più del Senato
Otto deputati in 6 minuti, così la Sicilia approva il bilancio
Gian Antonio Stella
(Corriere , aprile 2003)
L’usciere che per decenni rifiutò la divisa perché «allergico al blu», meno male, è ormai in pensione: buttare 1.984 euro per il suo abito da commesso sarebbe stato un delitto in più. Con quei soldi vai in via Montenapoleone da Mariano Rubinacci, forse il più celebre sarto del mondo, e ti fai un vestito su misura di vicuña. Eppure, non ci crederete, quei 4 milioni di lire sono proprio la cifra spesa per ogni dipendente in divisa dall’Assemblea Regionale Siciliana. È scritto nel nuovo bilancio, approvato umma umma , mentre tutti erano distratti dalla guerra, da un commando di consiglieri. E la richiesta del numero legale? Respinta: per presentarla avrebbero dovuto firmarla in cinque. Ma in aula erano in otto. Su novanta. Era la mattina del 26 marzo scorso. Tutti i tiggì e i giornali erano stracolmi delle cronache sul massacro di civili al mercato di Bagdad.
«Minchia: il giorno perfetto!», si sono detti quei 7 deputati incursionisti delegati al colpo di mano. Erano le 8 e 58 minuti: la seduta più mattiniera dell’intera storia dell’Ars. Dove solitamente se la prendono comoda comoda dandosi appuntamento alle undici, a mezzogiorno o nel pomeriggio. Nella leggendaria Sala d’Ercole c’erano: il vicepresidente Salvo Fleres, un berlusconiano catanese che nel 2002 aveva cercato d’infilare all’ultimo istante due righine d’emendamento alla finanziaria che avrebbero fatto assumere 4.000 precari delle sue parti (blitz sventato dall’allarme di un esponente della stessa maggioranza), più i 5 consiglieri dell’ufficio di presidenza che avevano messo a punto il bilancio interno, più un parlamentare dell’Udc, più Roberto De Benedictis, un diessino messo lì a coprire in solitudine le vergogne d’una opposizione troppo spesso assente.
Una battaglia solitaria e votata alla sconfitta. L’uomo dice che il documento in votazione non è mai stato visto da nessuno, che lui ne ha chiesto copia e gli hanno risposto che ce n’era una sola, che la seduta è una farsa e che è necessaria almeno la verifica del numero legale. Risposta di Fleres: «La verifica del numero legale deve essere richiesta da cinque deputati». «Ma se siamo in otto!». Richiesta respinta: «Non avendo alcun altro deputato chiesto di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in votazione...». Pronti, via, «chi è d’accordo resti seduto, chi è contro si alzi». Tutto approvato. «La seduta è sospesa».
Record mondiale: sei-minuti-sei per decidere come spendere nel 2003 la bellezza di 138.547.000 euro, pari a 260 miliardi di vecchie lire. Un sacco di soldi. Basti dire che l’assemblea di Palazzo dei Normanni succhia lo 0,6 dell’intero bilancio regionale: otto volte di più di quanto pesa, su quello dello Stato, Palazzo Madama. Un paragone obbligato: non ci viene ripetuto da anni, ogni volta che deflagra uno scandalo sui privilegi dell’Ars, che questa assemblea siciliana non è un consiglio regionale come tutti gli altri tanto è vero che ha per statuto la dignità, gli stipendi e le prebende del Senato della Repubblica? Bene: facciamolo
tutto, questo confronto tra le due istituzioni. Primo: il funzionamento di Palazzo Madama costa ad ogni italiano 7,9 euro l’anno, quello di Palazzo dei Normanni ne costa a ogni siciliano 28,4. Secondo: un senatore, con tutto il contorno di uffici e segretari e commessi e servizi vari, costa a ogni italiano 2 centesimi e mezzo, un deputato regionale a ogni siciliano 31. Terzo: dal 25 luglio 2001, giorno in cui si insediò, il parlamento isolano presieduto dal finiano Guido Lo Porto si è riunito 135 volte (una ogni 5 giorni) contro le 362 sedute (una ogni due, scarsi) dell’Aula guidata da Marcello Pera. Il che, fatto salvo il lavoro delle Commissioni che tuttavia è maggiore a Roma che a Palermo, porta alla conclusione che un senatore costa 1.250 euro a seduta, un deputato dell’Ars 3.140. Non il triplo, ma quasi.
Gli squilibri più clamorosi, che sarebbero esilaranti se le difficoltà di cassa della Regione non avessero già fatto saltare gli stipendi ai deputati dello scorso novembre e non avessero portato pochi giorni fa al blocco di tutte le novanta carte di credito date ai parlamentari e ormai senza copertura, sono però alle voci «minori». Come quella citata all’inizio: il «vestiario di servizio» costa 929 euro per ogni dipendente in divisa (commessi, cuochi, camerieri...) a Palazzo Madama e più del doppio, quei 1.984 euro di cui si diceva, a Palazzo dei Normanni. Una sproporzione ribadita alla voce «noleggio autoveicoli»: 293.229 euro spende il Senato, 210.000 l’Ars. Certo: a Roma spendono altri 121 mila euro per l’«autoparco», e sono soldi da sommare al conto del leasing. Ma se si tratta soprattutto, come è presumibile, di «auto blu» per presidenti, vicepresidenti, capigruppo, capi-Commissione e così via, la differenza è comunque abissale: 1.290 euro di spesa per ogni senatore, 2.333 per ogni deputato siciliano.
Per non parlare delle bollette telefoniche. Ammesso e non concesso che tutti i 970 dipendenti del Senato e tutti i 296 dell’Ars abbiano il diritto a usare liberamente il telefono alla pari coi senatori e i deputati, ogni inquilino di Palazzo Madama spende 1.800 euro l’anno, ogni inquilino di Palazzo dei Normanni 3.886. Oltre sette milioni e mezzo di vecchie lire. Addio, antico mito del siciliano silente...
E poi non hanno l'acqua, non hanno le strade, voglio soldi, hanno disoccupazione!
Forse stanno raccogliendo quello che hanno seminato: nulla!
napoleon


NON hanno né legge né giustizia.In Origine Postato da Napoleon
E poi non hanno l'acqua, non hanno le strade, voglio soldi, hanno disoccupazione!
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L'antimafia è MORTA con questo governo...


Secondo alcuni, un certo modo di fare politica e affari molto in voga in sicilia starebbe lentamente salendo per la penisola, così come il clima africano. Un illustre sostenitore di questa teoria è Camilleri in " La linea della palma". Addirittura quantifica, qualche migliaio di metri all'anno.


i siculi hanno quello che si scelgono e tanto si meritano, il problema è che poi paghiamo noi


Anche quella è realtà, seppur romanzata.In Origine Postato da manfredi
Secondo alcuni, un certo modo di fare politica e affari molto in voga in sicilia starebbe lentamente salendo per la penisola, così come il clima africano. Un illustre sostenitore di questa teoria è Camilleri in " La linea della palma". Addirittura quantifica, qualche migliaio di metri all'anno.
Ma la relatà vera è che la mafia non ha mai avuto bisogno di risalire alcunchè della penisola.
E' come il tartufo, o la lumaca; escono allo scoperto solo quando ce ne sono le condizioni.
Ed adesso, guarda caso, NON PIOVE...