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5. Con Cuba comunque
L'esecuzione capitale avvenuta a Cuba dopo un veloce processo sommario di tre dirottatori che sequestrarono armi in pugno un battello per fuggire negli USA, come era inevitabile, ha dato la stura ad una virulenta campagna contro questo paese e il suo governo. Silenzio tombale invece sui cinque patrioti cubani arrestati negli USA e condannati a lunghe pene detentive solo perche' difendevano il loro paese dalla narco-mafia cubana di Miami. Un paese e un governo che da 43 anni subiscono un'attacco incessante, multiforme, sfrontato, spesso terroristico, teso a riportare l'isola sotto il controllo nordamericano. Come antimperialisti ci pare doveroso ribadire sia la nostra incondizionata solidarieta' al popolo cubano e al suo governo, sia denunciare questa campagna denigratoria che non puo' che legittimare e rafforzare le mire aggressive della Casa Bianca. Purtroppo anche noti intellettuali di sinistra (Saramago, Galeano, Ingrao), che certo non possono essere accusati di essere filoamericani, e che anzi sempre hanno espresso a Cuba la loro solidarieta', hanno espresso la loro esecrazione per queste condanne a morte. Anch'essi ora insinuano che a Cuba i --diritti umani-- non sono rispettati, e chiedono a Castro di adottare un sistema democratico e pluralista. Non ci associamo a questo piagnisteo. In nessun luogo del mondo il capitalismo, nemmeno dove puo' spalmare un diffuso benessere consumistico, e' riuscito a congiugare liberta', autentico pluralismo ed eguaglianza sociale. Nella maggior parte dei casi, anzi, il capitalismo ha saputo sposare solo la miseria piu' nera e la tirannia politica. Tra tutti i paesi poveri Cuba e' indiscutibilmente quello in cui i --diritti umani-- (se concepiamo questi diritti non solo in modo formale) sono tutelati piu' a fondo e seriamente.
Cio' premesso non e' meno importante affermare che noi per primi vorremmo espellere dalla storia la pena di morte, poiche', sul piano morale, difendiamo il diritto alla vita di ogni essere umano. Ma dipende dalla bestia imperialistica, gli USA in primis, se oggi il mondo e' dilaniato dalle guerre e se i popoli in lotta sono costretti a ricorrere all'uso della forza armata per difendersi e reprimere chi sceglie di diventare servo dei potenti e degli sfruttatori. Da dentro l'Occidente europeo queste condanne paiono infine una pena spropositata e un serio errore politico. Non c'e' dubbio che il movimento d'opinione solidale con Cuba ne paghera' a caro prezzo le conseguenze. Di sicuro la direzione cubana ha valutato le conseguenze politiche internazionali di queste condanne esemplari. Evidentemente sono prevalse ragioni di politica interna, la necessita' di inviare un messaggio chiaro, durissimo, ai settori sociali pronti a passare col nemico. E cio' e' indice che la situazione a Cuba non e' affatto rosea (come non lo e' quella internazionale) e che le nubi fosche della controrivoluzione si addensano all'orizzonte. A maggior ragione, la difesa internazionale di Cuba diventa indispensabile, nonostante si possa dissentire da certe decisioni del governo, e malgrado tanti ex sinistri amici della Rivoluzione cubana l'abbandoneranno ai suoi massacratori.




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