Sabato, 26 Aprile 2003
Ancora oggi che è passato più di ...
Ancora oggi che è passato più di mezzo secolo, in Italia ci si accapiglia sul 25 aprile, se sia una festa di tutti gli italiani o di parte di essi, se debba essere l'occasione per una riconciliazione nazionale o no, se i fascisti di Salò meritino lo stesso rispetto dei partigiani.
Io credo che il 25 aprile non andrebbe festeggiato, ma solo ricordato. Perché c'è poco da celebrare. Gli italiani infatti non si liberarono da soli, ma grazie alle truppe angloamericane, come oggi gli iracheni. La Resistenza, che nell'ambito di quel grandioso e tragico evento che è stata la seconda guerra mondiale fu un episodio assolutamente marginale, segna solo il riscatto morale di quelle poche decine di migliaia di combattenti che la fecero e che divennero legione solo il 25 aprile del 1945 e nei giorni successivi quando gli italiani da tutti fascisti, o quasi, che erano stati si ritrovarono improvvisamente tutti antifascisti.
Qualche anno fa lo scrittore Oreste del Buono, notando che nessuno in Italia ammette di essere stato fascista nè, tantomeno, di aver voluto la guerra, disse: «Qui va a finire che il 10 giugno del 1940 in Piazza Venezia c'eravamo solo io e Montanelli».
La Resistenza è stata per gli italiani un'ottima occasione di autoinganno. Grazie al sacrificio e a volte all'eroismo di poche migliaia di uomini e di donne, che meritano il massimo rispetto come lo meritano i ragazzi che andarono a morire per Salò in nome di valori diversi dalla libertà, quali l'onore e la lealtà, che oggi appaiono desueti ma che allora contavano qualcosa, gli italiani hanno potuto far finta di essersi liberati da soli e, quasi, di aver vinto una guerra che invece avevano perso, nel modo più disastroso e anche ignominioso. In virtù di questo pericoloso equivoco gli italiani, a differenza dei tedeschi e dei giapponesi che la guerra l'hanno persa fino in fondo, "senza se e senza ma" per usare un'espressione oggi in voga, non hanno fatto i conti con se stessi, con ciò che erano stati, con la loro storia. Questo autoinganno, che è stato foriero di una serie di gravi conseguenze nella storia dell'Italia repubblicana fra le quali la nascita del terrorismo rosso, la difficoltà a riconoscerlo come tale, le complicità che intorno ad esso si coagularono almeno fino al delitto Moro continua ancora oggi. Per cui non avendo fatto i conti con se stessi e col loro fascismo storico gli italiani han solo creduto di essere cambiati, ma nell'intimo sono rimasti profondamente fascisti, se il fascismo, come categoria dello spirito, significa faziosità, estremismo e mancanza del gusto della libertà. Che non è, come taluno crede, solo il gusto della libertà propria ma anche, e soprattutto, di quella altrui.




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