http://www.repubblica.it/news/ired/u..._n_369005.html
Onore ai combattenti taleban
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Onore ai combattenti taleban


Da non perdere l'opinione di Massimo Fini sui Talebani, di recente apparsa anche in una lettera a L'Unità...![]()
Articolo da prendere con le molle. Però, ad es., di elicotteri caduti per sedicenti ''incidenti tecnici'' in Afghanistan se ne contano almeno una quindicina
http://www.comedonchisciotte.net/mod...rder=0&thold=0


si trova in rete?Originally posted by Tomás de Torquemada
Da non perdere l'opinione di Massimo Fini sui Talebani, di recente apparsa anche in una lettera a L'Unità...![]()
QUOTE]Originally posted by shambler
si trova in rete?
Era sul forum. Te la riposto
di Massimo Fini
Caro Direttore,
le motivazioni date per la guerra all'Iraq sono state cambiate più volte
in corsa.
Prima era che Saddam non avrebbe mai accettato le ispezioni, ma quelle
le ha accettate, poi che non avrebbe mai permesso a Blix e ai suoi di
entrare nei «tenebrosi palazzi imperiali» e il raìs di Baghdad si è
lasciato frugare persino nel frigorifero, quindi gli americani hanno
sostenuto che, ispezioni o no, Saddam quelle «armi di distruzione di
massa» ce le aveva di sicuro e che quindi non ciurlasse nel manico
perché lo sapevano benissimo che c'erano. Per forza, verrebbe da dire,
glieli avevano forniti loro il nervino e l'antrace, in combutta con
altri Paesi occidentali e con la Russia.
Glieli avevano forniti perché li usasse prima contro gli iraniani di
Khomeini - che allora era «il Male» di turno perché, a differenza di
Saddam, all'epoca «laico» e socialisteggiante, non stava nella logica e
nello schema del biimperialismo sovieto-americano, osava non essere né
capitalista né marxista, orrore - e poi contro i curdi in rivolta
divenuti insidiosi per l'alleata Turchia. Infine, poiché quelle armi non
sono state comunque trovate nonostante i marines avessero setacciato
l'Iraq in lungo e in largo, la giustificazione ufficiale è diventata che
era necessario, giusto e morale abbattere un dittatore sanguinario e
criminale ed esportare gloriosamente la democrazia in Medio Oriente.
Ebbene, se questa fosse davvero la motivazione della guerra all'Iraq, se
le nostre opinioni pubbliche credessero sul serio che è un dovere morale
dell'Occidente (termine già in sé sinistro, che evoca l'Eurasia e
l'Estasia del «1984» di Orwell) abbattere con le armi le dittature, le
teocrazie, i regimi tradizionali e tribali e insomma tutto ciò che non è
democrazia, la riterrei la più agghiacciante delle motivazioni, più che
se dicessimo che abbiamo occupato, pardon «liberato», Baghdad per il
petrolio e per il colossale business della cosiddetta ricostruzione che
mistifica come aiuto ciò che è invece un'ulteriore rapina.
Ci metteremo allora a fare guerre «di liberazione» alla Siria, come già
si minaccia, e poi all'Iran, all'Arabia Saudita, alla Giordania,
all'Egitto, al Pakistan, alla Cina, a Cuba e in seguito alle democrazie
imperfette, alla Russia, al Venezuela e, perché no, anche all'Italia
dove il capo del governo controlla l'intero sistema televisivo
nazionale, come Saddam Hussein, e molto di più dell'autocrate Milosevic
che pur siamo andati ad abbattere con le armi, senza l'avallo dell'Onu e
in spregio di ogni norma di diritto internazionale, a cominciare da
quella, fino ad allora mai messa in discussione, che vieta l'ingerenza
militare negli affari interni di uno Stato sovrano, sempre in nome, va
da sé, della democrazia e dei «diritti umani» (anche «umano» e
«umanitario» stanno diventando termini inquietanti, che mettono in
allarme come li si sente nominare)?
Ma, a parte questo, è lo stesso voler portare la democrazia ovunque, con
le cattive ma anche con le buone, che è rabbrividente. Perché è una
concezione totalizzante e totalitaria della democrazia, che somiglia
molto a una dittatura universale. Non rispetta le tradizioni, il
vissuto, i percorsi di popoli che hanno una storia che non ha nulla a
che fare con la nostra e che si sono dati assetti politici diversi dalla
democrazia ma non, necessariamente, meno rappresentativi. Qualcuno vorrà
forse sostenere che i Taleban, che avevano il consenso, sia pur non
espresso con i metodi elettorali di tipo occidentale, ridicoli e
addirittura grotteschi in una realtà tribale, di tutte le zone rurali
dell'Afghanistan, e cioè dell'80% della popolazione, fossero meno
rappresentativi del governo «democratico» del Quisling Karzai,
consulente da anni dell'americana Unocal, che controlla a malapena,
nonostante l'appoggio delle truppe di occupazione chiamate, anche qui,
«forze di liberazione» o di «peace keeping», Kabul e qualche città? Ma i
Taleban erano «brutti, sporchi e cattivi», non erano democratici,
imponevano il burqa (per la verità da quelle parti usava da sempre),
avevano una concezione della dignità femminile diversa da quella che se
ne ha in Occidente, dove la donna viene esposta e venduta, nelle Tv,
nelle pubblicità, al cinema, a pezzi e bocconi come i quarti di bue in
macelleria, non mettevano al primo posto l'economia ma il Corano, e
quindi andavano abbattuti e il loro Paese spianato da bombe da dieci
tonnellate. Ecrases l'infame!
Ma a parte la democraticità e la rappresentatività o meno di questi o di
quelli, ogni popolo dovrebbe conservare almeno l'elementare diritto di
filarsi da sé la propria storia, senza palesi supervisioni che vengono
da migliaia di chilometri e da secoli di distanza. E invece questa
concezione totalitaria della democrazia non rispetta, in nome di
astrazioni, l'altro da sé, il diverso da sé. Rispetta e concepisce solo
se stessa. È questo che ho chiamato «il vizio oscuro dell'Occidente»,
che viene da lontano, da molto lontano. Soffia, potente, non più in
Europa ma sull'intero pianeta, lo spirito della Rivoluzione Francese,
l'«esprit de géométrie», lo spirito dell'astrazione, dell'omologazione,
della violenza ideologica, del giacobinismo. Lo spirito della
ghigliottina. Ma noi la chiamiamo, disonorandola, democrazia. [/QUOTE]
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