Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Dal fronte afghano

  1. #1
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Dal fronte afghano


  2. #2
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    Da non perdere l'opinione di Massimo Fini sui Talebani, di recente apparsa anche in una lettera a L'Unità...

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

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    Articolo da prendere con le molle. Però, ad es., di elicotteri caduti per sedicenti ''incidenti tecnici'' in Afghanistan se ne contano almeno una quindicina

    http://www.comedonchisciotte.net/mod...rder=0&thold=0

  4. #4
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    Originally posted by Tomás de Torquemada
    Da non perdere l'opinione di Massimo Fini sui Talebani, di recente apparsa anche in una lettera a L'Unità...
    si trova in rete?

  5. #5
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by shambler
    si trova in rete?

    Era sul forum. Te la riposto


    QUOTE]
    di Massimo Fini
    Caro Direttore,
    le motivazioni date per la guerra all'Iraq sono state cambiate più volte
    in corsa.
    Prima era che Saddam non avrebbe mai accettato le ispezioni, ma quelle
    le ha accettate, poi che non avrebbe mai permesso a Blix e ai suoi di
    entrare nei «tenebrosi palazzi imperiali» e il raìs di Baghdad si è
    lasciato frugare persino nel frigorifero, quindi gli americani hanno
    sostenuto che, ispezioni o no, Saddam quelle «armi di distruzione di
    massa» ce le aveva di sicuro e che quindi non ciurlasse nel manico
    perché lo sapevano benissimo che c'erano. Per forza, verrebbe da dire,
    glieli avevano forniti loro il nervino e l'antrace, in combutta con
    altri Paesi occidentali e con la Russia.
    Glieli avevano forniti perché li usasse prima contro gli iraniani di
    Khomeini - che allora era «il Male» di turno perché, a differenza di
    Saddam, all'epoca «laico» e socialisteggiante, non stava nella logica e
    nello schema del biimperialismo sovieto-americano, osava non essere né
    capitalista né marxista, orrore - e poi contro i curdi in rivolta
    divenuti insidiosi per l'alleata Turchia. Infine, poiché quelle armi non
    sono state comunque trovate nonostante i marines avessero setacciato
    l'Iraq in lungo e in largo, la giustificazione ufficiale è diventata che
    era necessario, giusto e morale abbattere un dittatore sanguinario e
    criminale ed esportare gloriosamente la democrazia in Medio Oriente.
    Ebbene, se questa fosse davvero la motivazione della guerra all'Iraq, se
    le nostre opinioni pubbliche credessero sul serio che è un dovere morale
    dell'Occidente (termine già in sé sinistro, che evoca l'Eurasia e
    l'Estasia del «1984» di Orwell) abbattere con le armi le dittature, le
    teocrazie, i regimi tradizionali e tribali e insomma tutto ciò che non è
    democrazia, la riterrei la più agghiacciante delle motivazioni, più che
    se dicessimo che abbiamo occupato, pardon «liberato», Baghdad per il
    petrolio e per il colossale business della cosiddetta ricostruzione che
    mistifica come aiuto ciò che è invece un'ulteriore rapina.
    Ci metteremo allora a fare guerre «di liberazione» alla Siria, come già
    si minaccia, e poi all'Iran, all'Arabia Saudita, alla Giordania,
    all'Egitto, al Pakistan, alla Cina, a Cuba e in seguito alle democrazie
    imperfette, alla Russia, al Venezuela e, perché no, anche all'Italia
    dove il capo del governo controlla l'intero sistema televisivo
    nazionale, come Saddam Hussein, e molto di più dell'autocrate Milosevic
    che pur siamo andati ad abbattere con le armi, senza l'avallo dell'Onu e
    in spregio di ogni norma di diritto internazionale, a cominciare da
    quella, fino ad allora mai messa in discussione, che vieta l'ingerenza
    militare negli affari interni di uno Stato sovrano, sempre in nome, va
    da sé, della democrazia e dei «diritti umani» (anche «umano» e
    «umanitario» stanno diventando termini inquietanti, che mettono in
    allarme come li si sente nominare)?
    Ma, a parte questo, è lo stesso voler portare la democrazia ovunque, con
    le cattive ma anche con le buone, che è rabbrividente. Perché è una
    concezione totalizzante e totalitaria della democrazia, che somiglia
    molto a una dittatura universale. Non rispetta le tradizioni, il
    vissuto, i percorsi di popoli che hanno una storia che non ha nulla a
    che fare con la nostra e che si sono dati assetti politici diversi dalla
    democrazia ma non, necessariamente, meno rappresentativi. Qualcuno vorrà
    forse sostenere che i Taleban, che avevano il consenso, sia pur non
    espresso con i metodi elettorali di tipo occidentale, ridicoli e
    addirittura grotteschi in una realtà tribale, di tutte le zone rurali
    dell'Afghanistan, e cioè dell'80% della popolazione, fossero meno
    rappresentativi del governo «democratico» del Quisling Karzai,
    consulente da anni dell'americana Unocal, che controlla a malapena,
    nonostante l'appoggio delle truppe di occupazione chiamate, anche qui,
    «forze di liberazione» o di «peace keeping», Kabul e qualche città? Ma i
    Taleban erano «brutti, sporchi e cattivi», non erano democratici,
    imponevano il burqa (per la verità da quelle parti usava da sempre),
    avevano una concezione della dignità femminile diversa da quella che se
    ne ha in Occidente, dove la donna viene esposta e venduta, nelle Tv,
    nelle pubblicità, al cinema, a pezzi e bocconi come i quarti di bue in
    macelleria, non mettevano al primo posto l'economia ma il Corano, e
    quindi andavano abbattuti e il loro Paese spianato da bombe da dieci
    tonnellate. Ecrases l'infame!
    Ma a parte la democraticità e la rappresentatività o meno di questi o di
    quelli, ogni popolo dovrebbe conservare almeno l'elementare diritto di
    filarsi da sé la propria storia, senza palesi supervisioni che vengono
    da migliaia di chilometri e da secoli di distanza. E invece questa
    concezione totalitaria della democrazia non rispetta, in nome di
    astrazioni, l'altro da sé, il diverso da sé. Rispetta e concepisce solo
    se stessa. È questo che ho chiamato «il vizio oscuro dell'Occidente»,
    che viene da lontano, da molto lontano. Soffia, potente, non più in
    Europa ma sull'intero pianeta, lo spirito della Rivoluzione Francese,
    l'«esprit de géométrie», lo spirito dell'astrazione, dell'omologazione,
    della violenza ideologica, del giacobinismo. Lo spirito della
    ghigliottina. Ma noi la chiamiamo, disonorandola, democrazia.
    [/QUOTE]

 

 

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