A maggio ci sono le elezioni amministrative, parziali, ma sempre elezioni.
Partiti e coalizioni hanno scelto candidati e alleanze, compilato le liste e avviato la campagna.
E’ uno dei primi compiti dei partiti.
Ma a Pancho Pardi, Nanni Moretti e Flores D’Arcais, i cosiddetti girotondini, tutto ciò non va bene.
Volevano discutere con gli stati maggiori dell’Ulivo e di Rifondazione, in modo “paritario fra movimenti e movimenti” in un’assemblea pubblica prima del voto. A metà aprile si doveva svolgere un’assemblea dell’Ulivo, alla quale i “movimenti” erano stati invitati; ma hanno rifiutato perché non volevano che in quella sede si decidesse qualcosa o si eleggesse qualcuno.
Così l’assemblea è stata disdetta.
Ora invece il “confronto paritario” lo chiedono loro, ma i leader ufficiali dell’Ulivo, naturalmente, scoprono di avere, per la data proposta, impegni improrogabili, e rimandano a dopo le elezioni.
Rimanevano disponibili Cofferati e Bertinotti, ma non è certamente con loro che i girotondini volevano imporre le loro condizioni.
Pardi ha sgarbatamente replicato che “i partiti vogliono far slittare l’incontro per impadronirsi della vittoria elettorale. Ma l’acqua gliela abbiamo portato ancora una volta noi delle piazze”.
A parte il fatto che non è di buon gusto accampare diritti su una vittoria ancora da conquistare (tralasciando che porta pure male, a sinistra si stanno toccando disperati), il “ragionamento?” di Pardi è singolare, oltre che sintomatico.
Alle elezioni si vota per i partiti, che presentano candidati e programmi. Tutti possono competere, compresi i girotondini, i no-global, i pacifisti e quant’altri. E non è neppure vero che in quel modo si indebolirebbe la sinistra (e ciò vale pure per Bossi che, si dice, presentandosi da solo indebolirebbe il centrodestra); basterebbe confluire sullo stesso candidato al secondo turno.
Il fatto è che nelle elezioni i voti si contano uno per uno, non come i partecipanti di marce, raduni e manifestazioni varie organizzate come gite domenicali fuori porta, valutati a occhio e spesso con generosa larghezza.
Pardi e soci vogliono contare, ma si guardano bene dal farsi contare in quel rito elettorale che a loro e ai loro fans sembrerà appannaggio delle burocrazie di partito, ma che invece è alla base della democrazia.
Forse ora sarà più chiaro a molti del perché hanno finora parteggiato per Saddam e seguitano a tifare per Castro.
saluti




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