L'Assemblea degli Dei, sul Monte Olimpo, presieduta dal padre Zeus, assiso in
trono e con lo scettro del comando. Tondo centrale della Sala dell'Iliade. Affresco di Luigi Sabbatelli (1772-1850). Firenze, Palazzo Pitti.
GLI DEI PRE-OLIMPICI
Gaia e Urano
Dal grande Caos, il vuoto sconfinato dell'Universo, nacque Gaia (o Ge), la Terra, cui seguì immediatamente Eros, l'Amore. Senza alcun intervento maschile, Gaia, elemento primordiale che darà origine alle stirpi divine, generò Ponto (il Mare) ed Urano (il Cielo).
L'unione di Gaia e Urano dette i natali ad una prole numerosa, tra cui i dodici Titani, sei maschi e sei femmine, e i Ciclopi: il Cielo era infatti l'unico, per dimensioni, in grado di coprire interamente la Terra. Ma Gaia, scontenta dell'eccessiva fertilità, pregò i figli di liberarla dall'abbraccio brutale di Urano. Tutti si rifiutarono tranne l'ultimo nato, Crono (il Tempo), che, armato di un falcetto, evirò il padre gettandone i testicoli nel mare. Dalle gocce di sangue che sgorgarono dalla mutilazione di Urano e caddero sulla Terra, nacquero le Erinni (Furie), i Giganti e le Ninfe dei Frassini. Il falcetto invece, gettato nel mare, era identificato, secondo una tradizione, con l'isola di Corfù, patria dei Feaci, che sarebbero nati essi stessi dal sangue del Dio.
Gaia e Urano
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Crono e Rea: la nascita degli Dei
Dopo aver liberato la madre Gaia e confinati tutti gli altri fratelli nel Tartaro (la più profonda regione del mondo, posta addirittura al di sotto degli Inferi), Crono assunse il potere e sposò Rea, una delle sue sorelle Titanesse.
Avendo però ricevuto la profezia che sarebbe stato spodestato da uno dei suoi figli, Crono li divorava man mano che questi venivano alla luce. Egli generò e quindi divorò Estìa, Demetra, Era, Ade e Poseidone.
Il senso materno di Rea salvò però Zeus dalla brutale pratica; in attesa del sesto figlio, infatti, Rea si rifugiò a Creta per dare alla luce, segretamente e di notte, il piccolo Zeus, in una grotta del monte Ida. Per non generare alcun sospetto, dette da mangiare a Crono una grossa pietra, avvolta in una coperta. Il piccolo crebbe rapidamente, allattato dal miracoloso liquido della capra Amaltea, mentre Cureti e Coribanti (spiriti benevoli), battendo le lance sui loro scudi, ne coprivano gli strilli dalla vendetta di Crono.
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Rea dà a Crono la pietra, fingendo che fosse il figlio Zeus.
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Zeus e la Titanomachia: l'istituzione del Pantheon Olimpico
Raggiunta l'età adulta, Zeus volle impadronirsi del potere. A questo scopo, chiese consiglio a Meti (la Prudenza), che gli diede una pozione da somministrare a Crono, affinchè questi vomitasse i figli ingurgitati. Con l'aiuto dei fratelli così liberati, Zeus si scontrò con Crono, che aveva nel frattempo liberato i propri fratelli dal Tartaro. La decennale guerra che ne seguì (la Titanomachia appunto) ebbe termine con la vittoria di Zeus e dei suoi fratelli, gli Dei Olimpici, mentre Crono e i Titani furono scacciati dal Cielo.
Dopo la vittoria, gli Dei si spartirono il potere con un sorteggio: ad Ade toccarono il mondo degli Inferi ed un elmo magico che rendeva invisibili; a Poseidone il mare ed il tridente con cui scuotere terra e acque; a Zeus il cielo, il fulmine e il tuono, forgiati dai Ciclopi; oltre a ciò egli ebbe anche il predominio sull'Universo.
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La Titanomachia
La Gigantomachia: il definitivo consolidamento dell'ordine costituito
La spartizione del potere non assicurò tuttavia la pace per lungo tempo: Gaia, infatti, alla notizia che i propri figli, i Titani, erano stati nuovamente ricacciati nell'oscurità del Tartaro, si alleò con i suoi figli Giganti, nati dalle gocce del sangue di Urano mutilato da Crono.
Gli Dei Olimpici dovettero dunque affrontare la minacciosa aggressione dei Giganti, enormi esseri dall'aspetto terrificante e dalla forza invincibile, con ispide capigliature e gambe a forma di serpente. Allo scontro presero parte tutte le divinità dell'Olimpo, ma ruolo di primo piano svolsero in particolare Zeus, dal potente fulmine e protetto dall'egida (la magica pelle della capra Amaltea che un tempo lo aveva nutrito), e Atena, figlia prediletta ed emanazione diretta di Zeus in quanto nata dalla sua testa, coperta anch'essa dall'egida ereditata dal padre, alla quale però si sovrappone la testa terrificante della Gorgone, dono di Perseo alla Dea che lo aveva aiutato nell'impresa della decapitazione (impresa che sarà raccontata più avanti).
Come alleato eccezionale, di grande forza e abilità, alla Gigantomachia prese parte anche Eracle, accolto nell'Olimpo per le sue virtù e dopo la lunga serie di fatiche che aveva dovuto affrontare. Si poteva così realizzare, tra l'altro, la profezia secondo la quale i Giganti avrebbero potuto essere uccisi solo se colpiti contemporaneamente da un Dio e da un mortale, quale era Eracle. Chi non fu ucciso dovette comunque subire il castigo di Zeus e affrontare ineluttabili punizioni, come il Titano Atlante, condannato a reggere per sempre la volta del Cielo.
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Particolare della Gigantomachia.
La creazione del genere umano
Sostituito il Caos originario con l'ordine divino, eletti al cielo gli Dei e ricacciati negli Inferi gli esseri brutali che ad essi si opponevano, Zeus popolò la terra di varie specie viventi e diede ordine a due suoi cugini della stirpe dei Titani, Epimeteo e Prometeo, di distribuire su tutte le creature i doni degli Dei. Epimeteo cominciò dunque ad elargire la bellezza ad una specie e la forza a un'altra, l'agilità a chi non aveva grandezza, l'astuzia a chi era privo di altre armi e l'intelligenza per controbilanciare carenze fisiche.
Tuttavia, suo fratello Prometeo (considerato il benefattore dell'Umanità, al punto che spesso, in tarde tradizioni, sarà ritenuto il creatore degli uomini, che egli avrebbe modellato con la creta), intervenne nella maldestra distribuzione, riequilibrando le cose con alcuni doni alla razza umana, che Epimeteo aveva lasciato per ultima e, trovandosi senza più doni, aveva condannato a rimanere nuda, debole e senza armi naturali. Prometeo, dunque, si spinse fino ad ingannare anche lo stesso Zeus, pur di aiutare gli uomini: durante un solenne sacrificio, egli aveva diviso un bue in due parti, una con la carne e le viscere ricoperte dalla pelle, l'altra con le ossa nascoste dal bianco grasso. Chiesto a Zeus di scegliere, così che il resto potesse andare agli uomini, il Padre degli Dei scelse la parte con il grasso bianco e quando scoprì che conteneva solo ossa già spolpate, preso da invidia e rancore verso gli uomini, li punì togliendo loro uno dei preziosissimi beni, il fuoco. Prometeo corse ancora una volta in loro aiuto e, rubando alcuni semi di fuoco dalla ruota del Sole (o dalla fucina di Efesto), restituì all'Umanità la possibilità di sopravvivere.
Zeus decise allora di punire i colpevoli: Prometeo fu incatenato a una montagna del Caucaso, mentre l'aquila di Zeus gli divorava ogni giorno il fegato, che sempre rinasceva (sarà liberato molto più tardi , oltre trent'anni dopo, da Eracle, che ucciderà anche la feroce aquila divina). Agli uomini, invece, fu mandata Pandora, la prima donna, creatura modellata espressamente con l'aiuto di tutti gli Dei. Come già indicato dal nome ("Colei che ha tutti i doni"), Pandora ricevette la bellezza, la grazia, l'abilità manuale e la persuasione, ma il dispettoso Ermes mise nel suo cuore anche la menzogna e la furbizia. Inviata in dono da Zeus a Epimeteo, questi fu sedotto dalla sua grande bellezza e la sposò, dimenticando di diffidare dei regali di Zeus, da cui pure era stato messo in guardia da suo fratello Prometeo. Appena giunta sulla terra, nonostante i consigli, i divieti e le istruzioni che Epimeteo dava alla nuova arrivata, Pandora, divorata dalla curiosità, aprì un vaso che conteneva tutti i mali e questi si riversarono sull'Umanità; secondo un'altra tradizione, il vaso conteneva invece tutti i beni e Pandora li avrebbe fatti fuggire sollevando il coperchio e richiudendolo appena in tempo perchè la sola Speranza vi rimanesse sul fondo (per maggiori informazioni sul mito di Pandora vedi Esiodo, le Opere).
Malgrado i doni degli Dei e l'aiuto di Prometeo, la stirpe umana che col tempo si andava sviluppando non incontrava i favori di Zeus. Ritenendola infatti abbrutita dai vizi e dalle passioni, il Padre degli Dei volle distruggere l'Umanità inviando un diluvio universale. Decise di salvare unicamente una coppia di persone buone e giuste, Deucalione, figlio di Prometeo, e sua moglie Pirra, figlia di Epimeteo, che dunque era anche sua cugina. Su consiglio divino i due costruirono un'arca, una grande cassa di legno capace di contenerli entrambi e di tenerli a galla sulle impetuose acque del diluvio che per nove giorni e nove notti flagellò la terra. Approdati sulle montagne della Tessaglia, mentre le acque cominciavano a ritirarsi, furono accolti da Ermes, inviato da Zeus per esaudire un loro desiderio, qualunque esso fosse: Deucalione e Pirra chiesero di avere dei compagni, per non terminare la vita nella più assoluta solitudine. Allora Zeus ordinò di gettarsi dietro le spalle le ossa della propria madre: Pirra fu terrorizzata dall'idea di compiere un gesto così empio, ma Deucalione interpretò le parole di Zeus e capì che si trattava delle pietre, ossia le ossa della Terra (Gaia), che è la Madre Universale. Iniziarono dunque a lanciare pietre dietro le proprie spalle: da quelle di Deucalione nascevano gli uomini e da quelle di Pirra le donne che rapidamente ripopolarono il mondo.
(per un approfondimento sui Diluvi nella Tradizione Ellenica si veda: La questione dei "Tre Diluvî" nella tradizione ellenica
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Prometeo incatenato al Caucaso e col fegato divorato dall'aquila
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Deucalione e Pirra
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GLI DEI DELL'OLIMPO
Zeus, il Padre degli Dei
Nato da Crono e Rea ed allevato dalla magica capra Amaltea, tra le cure di Ninfe e Coribanti, conquistato il potere assoluto sconfiggendo Titani e Giganti, Zeus è il Dio degli uomini e degli stessi Dei, troneggiante sulle cime luminose del cielo. Essenzialmente Dio della Luce, del Fulmine e dei Lampi, quindi di tutte le manifestazioni celesti, esprime la sua potenza attraverso gli attributi caratteristici: il fulmine, capace di illuminare ma anche di incenerire; lo scettro, simbolo della sua regalità; l'aquila, sua messaggera; l'egida, la pelle della capra Amaltea, impenetrabile come una corazza. Con questi simboli, che ne affermano il potere, Zeus è il garante dell'ordine costituito, il dispensatore della Giustizia, il depositario del potere regale e della gerarchia sociale, prerogative che il Dio esercita non soltanto sugli uomini ma anche sull'intero Pantheon.
Dall'unione di Zeus con Era, sua moglie e sorella nasceranno Ares, Dio della Guerra, Ilizia, Dea del Parto, che all'occorrenza può moltiplicarsi, ed Ebe, Dea della Giovinezza. Dagli amori del Dio con altre figure femminili, sia divine che umane, nasceranno tutti gli altri Dei, i semidei e i principali eroi della Grecia antica.
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