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Propaganda. Fatta pure male
| Lunedi 28 Aprile 2003 - 183 | |
Due delle tre maggio riviste americane, Newsweek e Us News così hanno immortalato, in stretta correlazione di tempi, la “liberazione avvenuta” dell’Iraq.
La foto di Us News - così era scritto in didascalia - è stata scattata nel centro di Baghdad, il 9 aprile, con un marine (3 battaglione, 4 reggimento) baciato da un esultante iracheno “liberato”. Foto scattata da Sungsu Cho, dell’agenzia fotografica Gamma.
La foto di Newsweek è invece stata “firmata” da Jerome Delay, del servizio fotografico dell’Associated Press.
L’esultante cittadino iracheno “liberato”, è sempre lo stesso. Non solo con la stessa identità sociale (la camicia a righe) ma anche con la stessa tessera di “partito”, quello del bancarottiere Chalabi, portato dopo quarant’anni di “esilio” - e cioè tra rastrellamenti di fondi e di depositi bancari in Occidente - con un pugno di adepti a prendere in mano le sorti dell’economia irachena “liberata”.
Quasi a sottolineare il cortometraggio video, Newsweek riporta in alto anche la nota statua di Saddam che crolla a terra. In una piazza semivuota (come abbiamo certificato, per opera appunto dei soliti “chalabiani” di scorta.
Visto che anche il titolo degli articoli di copertina (How to win the peace, Winning the peace - Come vincere la pace e Nel vincere la pace) è il medesimo, chissà, forse, la reale identità dei fotoreporter è sospetta... O è stato direttamente l’ufficio stampa del Comando degli aggressori atlantici o qualche collega “embedded2 (incastrato, ovvero: collaborazionista).
Noi italiani, in ogni caso, notiamo una carenza, nel servizio fotografico: quello delle segnorine.




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