Referendum sull'elettrosmog, Beppe Grillo testimonial d'eccezione
«Voto sì perché non sono un jurassico»
CM
«W il carbone?». Beppe Grillo è così come tutti lo aspettavano anche in veste straordinaria di "testimonial" d' eccezione della campagna referendaria per il sì al quesito contro l'elettrosmog. «Colpisci e terrorizza, questo è il mio programma» promette, e non risparmia nessuno seduto accanto ad Alfonso Pecoraro Scanio per spiegare le ragioni del sì. «Voto sì perché non sono un jurassico. E' solo una questione di buon senso. C'è un regio decreto che risale nientedimeno che al 1933 e che obbliga i proprietari a far passare sui loro terreni gli elettrodotti: non credete sia ora di cancellarlo?». Il vero problema è il controllo dell'energia «affidata a monopoli, come quello dell'Enel. Ma il futuro è delle energie alternative e non, come vuole farci credere l'amministratore delegato dell'Enel, Scaroni del carbone (uno che è al vertice dopo aver patteggiato una causa per corruzione di un anno e quattro mesi). Ci vogliono far credere che costa poco, che ce n'è per tutti, che sporca meno ma non è vero. Un kilowatt prodotto con il carbone costa 160 lire in più di quello prodotto dal petrolio». E per il petrolio si è fatta la guerra all'Iraq. Come dargli torto? «Ma non è che l'età della pietra è finita perché sono finite le pietre... esistono altre forme di energia: la solare, l'eolica, l'idrogeno. E di queste energie alternative se ne sa tutto dagli anni '70 e '80 ma qualcuno fa finta di non saperlo. Nella mia casa ho un contatore solare, gira alla rovescia: voi che non siete di Genova non potete sapere che libidine è starlo a guardare...». Ma vallo a dire a Scaroni o a Marzano. «Ad Avellino il ministro ha proposto la costruzione di 2 megacentrali. La gente ha risposto "no, non ne abbiamo bisogno", e lui "fra tre anni vi serviranno". Questa è energia preventiva». E che dire di Matteoli? «Ha fatto la riforma ecologica cambiando il nome alle cose: i rifiuti sono diventati materie prime, gli inceneritori sono diventati termovalorizzatori. Ma se passa la legge sui termovalorizzatori tutti verranno a bruciare i loro rifiuti in Italia». E che aggiungere dell'Enel? «Ha piazzato 2 milioni e mezzo di km di cavi non schermati nelle città, ma nessuno sa dove passano. Sapete dov'è il più grande trasformatore d'Italia? In un asilo, a Bologna. Mi ha chiamato Abatantuono, preoccupato per i suoi figli, "qui mi diventano fosforescenti" mi ha detto. Non ci credevo, sono andato a vedere: è vero». «Vedete - conclude - io non so se le onde elettromagnetiche fanno venire davvero la leucemia, ma nel dubbio preferisco non metterle sotto la culla di mio figlio; non so se gli organismi geneticamente modificati sono davvero dannosi, ma fino a quando avrò la certezza che non fanno male evito di mangiarli. E' un elementare principio di precauzione, niente di più». In gioco c'è il futuro di tutti. «Pensateci».
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