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Discussione: La Giustizia Perfetta

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito La Giustizia Perfetta

    da www.ilfoglio.it

    " Giustizia perfetta
    Decrittazione di una sentenza che rasenta la perfezione tattica (giorno, ora, assoluzione compresa)
    --------------------------------------------------------------------------------
    Milano. Semplicemente perfetta. Nella sentenza di Milano, quella che ha condannato Cesare Previti a undici anni di carcere e che il Foglio aveva anticipato sabato scorso per beffa, non manca proprio nulla. C’è il tormento: con otto ore di camera di consiglio chi potrà dire che il verdetto era già scritto? C’è la condanna esemplare: con 13 anni e passa al giudice Vittorio Metta, due in più di Cesare Previti, chi potrà più dire che questo processo è nato e cresciuto solo per colpire Silvio Berlusconi e la sua parte politica? C’è la clemenza: con quel risarcimento miliardario – previsto sì, ma senza la provvisionale che lo avrebbe reso immediatamente esecutivo – chi potrà più dire, come è stato detto, che il vero vincitore di questo processo è l’ingegner Carlo De Benedetti, azionista principe, con la sua Cir, del potente gruppo editoriale Espresso-Repubblica, parte civile nel procedimento per il Lodo Mondadori e prima spalla della procura milanese in tutta la campagna giornalistica di fiancheggiamento? E c’è soprattutto l’imputato assolto: con il giudice Filippo Verde sottratto alla cricca limacciosa dei corrotti e dei corruttori e restituito finalmente, dopo sette anni, pulito come un giglio, alla sua onorabilità di magistrato, chi potrà più dire, come ha detto l’avvocato Carlo Taormina, che il presidente del tribunale, Paolo Carfì, non ha mai pronunciato la parola assoluzione? Chi potrà mai dire che il tribunale si è limitato a prendere per oro colato le tesi del pubblico ministero Ilda Boccassini, che per Verde aveva chiesto dieci anni di reclusione, gli stessi chiesti per Renato Squillante? Gerardo D’Ambrosio, aiuto regista con Francesco Saverio Borrelli di questo processo, non manca di sottolinearlo. “Il fatto che ci sia stato un solo proscioglimento – ha spiegato pochi minuti dopo la sentenza – conferma l’impianto dell’accusa ma dimostra anche che non c’è stato nessun appiattimento”. Tutto in regola. “La sentenza – conclude l’ex procuratore – dimostra la grande serietà e serenità del tribunale che è stato attaccato pesantemente ma ha saputo mantenere la propria indipendenza”. Altro che processo politico, altro che persecuzione. La sentenza memorabile – emessa, per un capriccio della storia, nel decimo anniversario delle monetine a Craxi e del Parlamento che si arrende al terrore giustizialista – sarà letta e riletta; contestata e appellata; forse anche annullata: la difesa di Previti, per esempio, sostiene che il tribunale, prima di ritirarsi in Camera di consiglio “aveva l’obbligo di attendere il pronunciamento della Cassazione sulla richiesta di ricusazione”, perché “la norma in proposito non ammette deroghe”. Ma siamo ancora alla schermaglia procedurale. Sarà più interessante piuttosto capire attraverso quale percorso logico – sempre necessario, avverte la giurisprudenza, nella valutazione delle prove – il tribunale ha deciso, per esempio, di salvare Verde e di buttare a mare Squillante. “Piccioli a paccate” La scelta non era facile. Anzi. I due imputati erano stati presentati, dall’accusa, come due gemelli siamesi; della malavita, si intende. E perciò meritevoli della stessa pena: l’uno e l’altro hanno tramato in quel porto delle nebbie che è il palazzaccio di Roma; l’uno e l’altro hanno un conto cifrato in Svizzera (quello di Squillante si chiama Rowena; quello di Verde, Master 811) nel quale ora Previti, ora il suo amico e complice Attilio Pacifico, versano di tanto in tanto – parole della Boccassini – “paccate di soldi, di piccioli, come si dice in Sicilia”. Ovviamente per aggiustare sentenze. In particolare quella che impone all’Imi, banca che poi si è fusa con il San Paolo di Torino, di pagare un risarcimento di 980 miliardi di lire agli eredi di Nino Rovelli, vulcanico e avventuroso padrone della Sir-Rumianca. I due imputati restano legati a doppio filo per tutta la durata del processo. Anche nelle tesi difensive. Ammettono la titolarità, chiamiamola così, del conto cifrato e forniscono per ciascun versamento la loro giustificazione: operazioni bancarie, scambi di soldi, chiamati in gergo “compensazioni”, con Pacifico. Uno specialista del conto all’estero, alla cui esperienza i due, dice la difesa, hanno affidato i propri risparmi e quelli dei loro familiari, zie comprese. Giustificazioni, si diceva. Alle quali il tribunale poteva credere o non credere, ma tenendo sempre presente che per l’accusa le prove portate in aula a carico dei due imputati “avevano lo stesso peso”. Il tribunale ha ritenuto, di accettare le spiegazioni fornite da Verde e lo ha assolto “dal reato ascrittogli perché il fatto non sussiste”. Per fortuna. Per un innocente sostenere un processo è di per sé una pena. Ma per Squillante, nemmeno un ragionevole dubbio. La giustizia, a volte, per essere perfetta, deve contenere almeno un’imperfezione.
    "

    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    da www.ilnuovo.it

    " Ciampi: tutti devono rispettare le sentenze

    Sono emesse "nel nome del popolo italiano", i giudici
    sono sottoposti "soltanto alla legge" e "un imputato non è colpevole fino alla sentenza definitiva". Dopo la condanna a Previti, il presidente cita la Costituzione.

    ROMA- Un giorno di doveroso silenzio, mentre le polemiche crescevano e il premier aveva già fatto sapere il suo pensiero. Poi, parole misurate, che danno però la linea partendo proprio da quella Costituzione italiana che è il faro della sua presidenza. "Non commento le sentenze, tanto meno la sentenza di Milano. Quello che ritengo mio dovere ricordare é che dobbiamo tutti portare rispetto alle sentenze che i giudici emettono, come è detto all'articolo 101 della Costituzione, in nome del popolo italiano. Lo stesso articolo stabilisce anche che i giudici sono soggetti soltanto alla legge".

    Il presidente della Repubblica conclude così la cerimonia in
    onore dei Maestri del lavoro, sollecitato dai giornalisti che gli chiedono di commentare la sentenza milanese che ha condannato in prima istanza l'onorevole Cesare Previti a 11 anni. E perciò Ciampi ricorda anche l'articolo 27 della Costituzione "secondo il quale l'imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. E nel nostro ordinamento abbiamo tre livelli di giudizio".

    Mentre il presidente del Consiglio, sulle pagine del Foglio spiega che l'onorevole "Previti è una vittima come Craxi" e che bisogna subito tornare all'immunità parlamentare, il capo dello Stato utilizza soltanto la Costituzione per tornare sul processo Imi-Sir: "Citarla per me - spiega - è un modo per invitare tutti a un dialogo costruttivo".

    Le parole del presidente della Repubblica piacciono all'opposizione che aveva denunciato le ingerenze della maggioranza e del premier: "Condivido in pieno le parole del presidente Ciampi sulle sentenze. Sarebbe auspicabile che anche il presidente del Consiglio Berlusconi si attenesse scrupolosamente alle indicazioni del capo dello Stato". Il vicepresidente dei deputati della Margherita, Monaco: da Ciampi un severo richiamo a Berlusconi e Pecoraro Scanio: "Berlusconi non ignori un richiamo ineccepibile".

    (1 MAGGIO 2003: ORE 14:40, aggiornato alle 150)
    "

    Cordiali saluti

 

 

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