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  1. #31
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    DOPPIAMENTE FALSO. Questi documenti sono stati analizzati all'inizio del processo, ben prima che la Cassazione suggerisse, giacchè non è entrata nel merito, di tenerne conto. La Cassazione non poteva fare altro, giacchè questi documenti erano ininfluenti nei confronti del ricorso presentato. Probabilmente i difensori li avevano infilati nel fascicolo anche per ritardare il pronunciamento della Cassazione. Tutto fa brodo.

    Ma il tribunale si era dichiarato competente, dopo aver analizzato quei documenti, tre anni fa. Smettetela di offendere e deligittimare la magistratura, quando emette sentenze che vi sono sgradite.

  2. #32
    Alessandra
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    Originally posted by Dario
    DOPPIAMENTE FALSO. Questi documenti sono stati analizzati all'inizio del processo, ben prima che la Cassazione suggerisse, giacchè non è entrata nel merito, di tenerne conto. La Cassazione non poteva fare altro, giacchè questi documenti erano ininfluenti nei confronti del ricorso presentato. Probabilmente i difensori li avevano infilati nel fascicolo anche per ritardare il pronunciamento della Cassazione. Tutto fa brodo.

    Ma il tribunale si era dichiarato competente, dopo aver analizzato quei documenti, tre anni fa. Smettetela di offendere e deligittimare la magistratura, quando emette sentenze che vi sono sgradite.
    Se l'eccezione di incompetenza viene sollevata e lo stesso tribunale si dichiara comunque competente, non significa che abbia ragione per forza, anzi. Ti dico soltanto una cosa che fa parte del rito civile e lì non si rischia la galera. Qualunque atto introduttivo deve tenere conto in primo luogo della competenza e qualunque convenuto deve in primo luogo cercare di contestare quella se ritiene che non vi sia. E se lo stesso tribunale si dichiara competente il codice di rito dà la possibilità di ricorrere per Cassazione con il regolamento necessario o facoltativo di competenza, a seconda se la pronuncia del giudice abbia pronunciato solo sul rito o anche nel merito. Sono le regole queste e non sono state fatte per Previti, e ci sono da sempre.

  3. #33
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    Originally posted by Alessandra
    Se l'eccezione di incompetenza viene sollevata e lo stesso tribunale si dichiara comunque competente, non significa che abbia ragione per forza, anzi. Ti dico soltanto una cosa che fa parte del rito civile e lì non si rischia la galera. Qualunque atto introduttivo deve tenere conto in primo luogo della competenza e qualunque convenuto deve in primo luogo cercare di contestare quella se ritiene che non vi sia. E se lo stesso tribunale si dichiara competente il codice di rito dà la possibilità di ricorrere per Cassazione con il regolamento necessario o facoltativo di competenza, a seconda se la pronuncia del giudice abbia pronunciato solo sul rito o anche nel merito. Sono le regole queste e non sono state fatte per Previti, e ci sono da sempre.
    Perfettamente d'accordo. E tu credi che gli avvocati di Previti non abbiano tentato tutto quanto era loro permesso? Via!!! Ma se hanno tentato diricusare per sette volte quel collegio giudicante. Alla fine gli applausi non erano alla condanna, ma alla sentenza che finalmente, nonostante le leggi modificate per salvare il compagno Previti e le sfacciate tecniche usate, è stata finalmente emessa. Giusta o sbagliata che sia.
    Cum Feris Ferus

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  4. #34
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    Il Tribunale ha omesso....di leggere carte che avrebbe dovuto acquisire e che non ha acquisito, non vedo come potrebbe averle esaminate "all'inizio". L'applauso alla sentenza sbagliata è tipico....dei tifosi della lotta di classe, che è sempre contro "i ricchi" e i "potenti"...che non si vede perchè dovrebbero sempre aver torto per il fatto stesso di essere tali. Ah...sti cattocomunisti giacobini.

    Shalom!!!

  5. #35
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    Predefinito lagiustizia secondo i neo-stalinisti del progresso

    Originally posted by Pieffebi
    Il Tribunale ha omesso....di leggere carte che avrebbe dovuto acquisire e che non ha acquisito, non vedo come potrebbe averle esaminate "all'inizio". L'applauso alla sentenza sbagliata è tipico....dei tifosi della lotta di classe, che è sempre contro "i ricchi" e i "potenti"...che non si vede perchè dovrebbero sempre aver torto per il fatto stesso di essere tali. Ah...sti cattocomunisti giacobini.

    Shalom!!!
    per PFB,

    sono parole sprecate ma vanno comunque dette se non altro per indicare a chi ci legge che lo stalinismo non è morto con la caduta del muro di Berlino;direi anzi che ha solo costretto gli stalinisti di cultura a cambiare la carta d'identità.
    Se la giustizia esistesse in sè non avrebbe bisogno dei magistrati rossi ma essi hanno una missione che è quella di realizzare il dispotismo che Robert.Conquest ha descriito in modo mirabile nel suo interessantissimo libro "Stalin";lo si acquista per pochi euro ma si raccolgono tante notizie di come nasce il prototipo del comunista di marca o ispirazione stalinista.Stalin diceva alle sue vittime che "non contano le prove basta il fiuto di classe proletario".
    Non è cambiato molto da allora.Terrore.terrore,terrore.Di questo ha bisogno il tiranno sia che porti una toga o sia eletto da un comitato di compagni.
    Cordialità,e se esiste una Provvidenza benigna ci sottragga dalle cure e dall'etica di alcuni uomini che perseguono i loro simili per il troppo potere che la comunità ha concesso loro senza prendere le dovute precauzioni.

  6. #36
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    Predefinito Sono personalmente convinto che...

    ...passeranno pochi mesi e la sentenza Previti verrà annullata.
    Perchè i "giudici" mica si trovano solo a Berlino.

    Qualcuno più bravo di me a smanettare con il "coso" che ho davanti si diverta a registrare qualche post di questa discussione, per futura memoria e probabili risate.

    saluti

  7. #37
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    Predefinito Re: lagiustizia secondo i neo-stalinisti del progresso

    Originally posted by tucidide
    .....Terrore.terrore,terrore.Di questo ha bisogno il tiranno sia che porti una toga o sia eletto da un comitato di compagni.....
    ... o che venga eletto dal popolo, che differenza fa? Vogliamo riparlare di Hitler?
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  8. #38
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    da www.corriere.it

    " Il giorno che può cambiare il percorso della legislatura


    La giornata non è stata solo l’udienza di Milano, con il tentativo berlusconiano di coinvolgere Romano Prodi e Giuliano Amato nella grande partita politico-giudiziaria. La giornata ha visto anche la replica del premier a un discorso del presidente della Camera sulla Costituzione. E l’episodio non è meno significativo per capire la determinazione del capo del governo in questo passaggio cruciale della legislatura. Pier Ferdinando Casini aveva riproposto il tema delle «larghe intese»: le riforme non si possono fare «a colpi di maggioranza». Più in dettaglio: «La Costituzione, garanzia per tutti, non può essere un campo di battaglia». Né si può sottovalutare il pericolo connesso: «aprire una situazione di confusione nel funzionamento dei pubblici poteri».
    Si può cogliere in queste parole un’allusione al «lodo Maccanico», a cui già Marcello Pera aveva dedicato una riflessione. Più in generale alla questione delle immunità parlamentari. Ma c’è soprattutto un richiamo - piuttosto nello stile di Ciampi - all’esigenza di equilibrio, al rispetto reciproco. E non ci vuole molta immaginazione per capire che il destinatario del larvato rimprovero è il presidente del Consiglio.
    Ora, se questo è vero, la risposta berlusconiana è stata polemica nella sostanza e inequivocabile nella forma. Il premier ha replicato che il suo obiettivo è «la pienezza della Costituzione», che si realizza garantendo la più limpida separazione dei poteri. In altre parole, i magistrati vanno ricondotti nel loro alveo, la giustizia politica deve essere messa in condizione di non nuocere. Nulla di nuovo, si può dire. Se non sul punto politico di fondo.
    Se Casini sostiene che la Costituzione non può essere terreno di battaglia, se mostra di temere lo scontro intorno alla magistratura, l’altro ribatte che la guerra è cominciata «nella primavera demagogica e giustizialista del ’93». Per cui il centro-destra, assicura, «si batte oggi senza esitazioni, senza incertezze per tornare alla Costituzione».
    Senza esitazioni... All’interno della Casa delle libertà chi ha buone orecchie per intendere, intenda. Se si collega l’offensiva sul processo Sme al confronto con Casini (e in via indiretta con Ciampi) sulle larghe intese parlamentari, si ha il quadro del «nuovo» Berlusconi. Un uomo che si sta bruciando i vascelli alle spalle, convinto di non aver più niente da guadagnare dalla moderazione. E che non esclude nulla in caso di condanna penale. Tanto meno le elezioni anticipate.
    Il nuovo Berlusconi giudica che è il momento di assestare il colpo finale ai suoi avversari, veri o presunti: adesso, prima che la sua stessa maggioranza si tiri indietro, magari abbracciando le tesi di Casini, vale a dire l’esatto opposto di quello che predica il premier.
    Sotto un certo profilo, l’udienza di ieri in tribunale segna uno spartiacque. L’aver chiamato in causa i due personaggi di maggior rilievo dell’opposizione (Prodi e Amato) ha trasformato il processo milanese in un palcoscenico politico. Tutto si mescola e si intreccia, nello sforzo berlusconiano di tirar giù dal piedistallo le icone del centro-sinistra. Con la mente rivolta alla battaglia elettorale per Palazzo Chigi e, chissà, anche all’elezione del capo dello Stato, nel 2006. Sullo sfondo, cresce il rischio di un conflitto devastante tra politica e magistratura
    di STEFANO FOLLI
    "

    Cordiali saluti

  9. #39
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  10. #40
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    dal CorSera

    " Corriere della Sera del 07/05/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    La lettera

    Il vero e preminente problema di questo Paese (da dieci anni)
    Silvio Berlusconi*
    --------------------------------------------------------------------------------

    Egregio direttore,
    il carattere di noi italiani è notoriamente solare, ma non sempre nelle questioni della vita pubblica e politica si accetta il linguaggio della chiarezza. A testimonianze chiare, che vertono su fatti incontrovertibili, si oppongono dei «non ricordo» zoppicanti e dei tondi «io non c'entro». E se un presidente del Consiglio, parlando di storia e di politica e non di suoi fatti personali, afferma una linea e impegna su questa linea la maggioranza che lo sostiene e che è legata da un patto di coalizione, nasce subito il partito dei distinguo. Tuttavia continuerò a parlare nel linguaggio più chiaro possibile del vero e preminente problema di questo Paese, dopo una storia di dieci anni (1993-2003) in cui questo problema è stato negato in vari modi e da varie lobby, politiche, economiche e para-giudiziarie: il diritto assoluto degli elettori di scegliersi il governo che desiderano, il diritto di chi governa a esercitare senza impedimenti anomali quella parte di sovranità che la Costituzione attribuisce al potere legislativo (nella dialettica non ostruttiva maggioranza-opposizione) e al potere esecutivo.
    Con il suo consueto garbo, e criticandomi com'è giusto senza incertezze e sul filo della sua libera opinione, Piero Ostellino mi rimprovera disattenzione per l'etica della responsabilità. Agendo come agisco per il ripristino della Costituzione del '48, nel testo varato dai padri costituenti, dell'articolo sulle immunità parlamentari, io non terrei conto delle conseguenze delle mie azioni (questo è poi il succo dell'etica responsabile). Altri commentatori meno sorvegliati, su giornali meno autorevoli del Suo, mi hanno perfino accusato di voler «governare contro l'opposizione», il che naturalmente è alquanto bizzarro in qualunque democrazia, tanto più in una democrazia maggioritaria come la nostra.
    Il dialogo, che auspico solo e soltanto quando non preveda diritti di veto e di paralisi del Paese, si fa tra parti parlamentari opposte, e la decisione è di responsabilità, anche sul piano etico, di chi ha la maggioranza, cioè il mandato degli elettori a governare nel più assoluto rispetto delle regole. Se un premier non potesse governare «contro l'opposizione», specie una opposizione irragionevole, non avrebbe più senso andare a votare per contare maggioranze e minoranze.
    Ma torniamo all'editoriale del dottor Ostellino. La sua tesi è esposta con stile, ripeto, ma è vero esattamente il contrario. E' in nome non dei miei presunti interessi personali, ma di quelli del Paese, che agisco come agisco in tema di immunità parlamentari e di ritorno alla Costituzione, dieci anni dopo la frettolosa abrogazione del contenuto più importante dell'articolo 68.
    Per fare un esempio che non mi riguarda: se dieci anni fa non fosse stato messo sotto accusa quell'articolo costituzionale che faceva barriera contro il sospetto di persecuzione a scopi politici, a colpi di demagogia e di monetine, avremmo evitato alcune conseguenze. Prima conseguenza, la scomparsa traumatica e in forme non democratiche del partito di maggioranza relativa del Paese, la Dc. Seconda conseguenza, la gogna giudiziaria a cui è stato sottoposto in tutto il mondo, con l'inverosimile accusa di essere parte dell'associazione per delinquere di stampo mafioso rivoltagli temerariamente da magistrati che hanno dimostrato in varie forme la loro accesa politicizzazione, un uomo che era stato sette volte presidente del Consiglio dei ministri, il senatore a vita Giulio Andreotti.
    Per fare invece un esempio di cui fui testimone diretto, insieme a milioni di italiani, è noto a tutti che il mio primo governo fu ribaltato con il contributo decisivo di una campagna giudiziaria sulle tangenti alla Guardia di Finanza, risolta infine, «a babbo morto» come dicono i toscani, da un'assoluzione per non aver commesso il fatto. Quando un potere tecnicamente irresponsabile, che dovrebbe obbedire soltanto alla legge, conduce investigazioni e processi e in pari tempo definisce la commissione Bicamerale per la riforma della Costituzione come «figlia del ricatto» (intervista al Suo giornale del dottor Gherardo Colombo, pm nel mio processo, e successiva conferma della sua collega dottoressa Ilda Boccassini su altro giornale), qualcosa di molto serio non funziona nell'equilibrio e nella divisione costituzionale dei poteri.
    Dunque bisogna intervenire. Non per dare una mano al presidente del Consiglio a «passare l'esame» del semestre, ché a quello sono in grado di pensarci da solo, ma per restituire a tutto il Parlamento il suo primato costituzionale e la sua vera centralità politica. Il ritorno alla Costituzione è dunque nell'interesse dell'Italia e degli elettori, non nel mio personale interesse. Ben venga il primo passo del «lodo Maccanico», definito con sapida malizia «lodo Chirac» su un autorevole quotidiano finanziario, ma sapendo che bisogna chiudere con il ripristino della Costituzione quel che si iniziò, dieci anni fa, con la sua manomissione in «tempi da lupi».

    * Presidente del Consiglio
    "

    Saluti liberali

 

 
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