Una telefonata a Bush del generale Franks dà il via alle celebrazioni della vittoria americana in Irak. Il popolo irakeno è stato "liberato".
Sono passati 43 giorni dall'inizio della guerra e il presidente statunitense si accinge dalla portaerei Abraham Lincoln, nella Baia di San Diego in California, ad annunciare la fine delle "grandi operazioni militari in Irak", facendo eco alle parole del "governatore" Garner che si dichiara fiero di essere americano. Ed anche un pò giudeo, aggiungiamo noi, visto che la sua nomina è stata imposta a Bush dalla "Società ebraica americana".
Si celebra il trionfo dei massacri della popolazione civile mesopotamica rea di appartenere ad uno "stato canaglia". Mentre i "liberatori" si accingono a lucrare con il grande affare della "ricostruzione".
Dopo lo stanziamento di 80 miliardi di dollari per combattere e vincere la guerra, mentre le multinazionali e i Paesi creditori reclamano dall'Irak oltre 100 miliardi di dollari, le aziende americane concorrono agli appalti per il piano di "rinascita immediata": appalti, ovviamente, truccati. A beneficiarne saranno, infatti, la Kellogg Brown & Root - il gruppo specializzato in impianti petroliferi di cui è stato amministratore delegato l'attuale vicepresidente americano Richard Cheney -, la Parsons Corp., il Louis Berger Group, il Fluor Corp, il Washington Group International, il Bechtel Group, aziende note anche per aver "donato" tra il 1999 e il 2002 milioni di dollari al Partito repubblicano.
Patetico ed infame l'inserimento nell' "affare" tentato dal generale Franco Arpino, noto per la sua assidua frequentazione come "esperto" di geo-politica e di arti militari nel salotto buono di Porta a Porta. "Il governo inserisca la Vitrociset tra le ditte ammesse alla ricostruzione in Irak!" chiede Arpino che della Vitrociset (sistemi di guerra elettronica) è il presidente. Fatto subito abile ed arruolato dal leale "compagno di merende" di Bush che non avendo fatto la guerra ha deciso di contribuire a "fare arrivare la pace" in Irak. Inviando umanitariamente salmerie, guardie ed affaristi. In funzione, naturalmente, antieuropea.

Sempre e comunque cronache dei moribondi.

Il Raìs (quello che a suo tempo venne armato e foraggiato dall'Occidente in funzione antiraniana) si è dileguato. E' scomparso come Bin Laden (quello con cui Bush padre è rimasto in affari ben oltre l'11 settembre). Ma in Afghanistan ed in Irak i Popoli si battono contro l'invasore yankee. Lotta di Popolo. Con le armi in pugno. O con le pietre. Sassi contro M16. Come in Palestina. Per difendere la propria libertà e la propria indipendenza minacciata dall'arroganza dei vessilliferi della democrazia. Made in Usa o in Israele. La guerra non è finita, inizia ora. Checché ne pensino i pacifisti d'accatto. Ancora una volta sangue contro oro, sia esso giallo o nero. La nostra scelta di campo non è in discussione. Noi non ci siamo ideologicamente circoncisi.

Paolo Signorelli