Poi non diciamo che il nano non opera le privatizzazioni.
Ha privatizzato il rilevamento dei dati che determinano una miriade di interventi economici.
Non sarà più l'istat a bussare alla porta delle famiglie per rilevare lo stato dell'occupazione. L'istituto di statistica ha infatti deciso di esternalizzare una delle più importanti indagini. Quella sulle Forze lavoro.
Fin qui l'Istat si era servito di una rete di 317 rilevatori, che per sette anni hanno raccolto i dati su occupati, disoccupati, precari, vivendo loro stessi una condizione lavorativa quanto mai complicata. Fatta di contratti a termine, scadenze, proroghe, ultimatum. Fino alla decisione finale di esternalizzare il lavoro di rilevamento.
Unità
"aggrava i conti pubblici, rischia di compromettere l'affidabilità dell'indagine e non dà alcuna garanzia occupazionale a chi ogni giorno è chiamato a indagare sul lavoro degli italiani". Infatti i 317 precari, i cui contratti non verranno ovviamente confermati dall'Istat, non hanno alcuna certezza sul fatto che la società di ricerca diretta da Nando Pagnoncelli decida di affidare loro le rilevazioni. Dopo anni di lavoro nella speranza dell'assunzione rischiano invece di diventare protagonisti della loro indagine, andando ad aumentare le file dei disoccupati.
Dunque niente più di un auspicio per 317 persone che, spiega Fabrizio Stocchi, uno dei rilevatori, sindacalista Flc Cgil, "sono stati formati proprio dall'Istat, che ha investito molto sia in termini di conoscenze che di strumenti". "Il 50% dei rilevatori - prosegue Stocchi - lavora per l'Istat da quando sono state istituite le rilevazioni trimestrali sugli occupati, e cioè da sette anni; un altro 30% lavora all'Istat da più di tre anni, e solo il rimanente 20% da poco tempo. Per il lavoro il titolo di studio richiesto è il diploma, ma il 30% è laureato".
Repubblica
"Mentre è evidente la necessità di dati sempre più tempestivi e affidabili - afferma il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni - si mette a rischio la qualità di una rilevazione fondamentale per il Paese. Non è infatti chiaro se cambierà la metodologia in corso d'opera o se resterà lo stesso campione di popolazione. Proprio in una fase così delicata non si può certo produrre un'alterazione delle stime o una loro non coerenza con quelle degli anni e trimestri precedenti".
"C'è un problema metodologico dal punto di vista della tenuta della qualità: alcuni standard sono affidati a indicatori non verificabili. E' per questo che nel 2002 l'Istat aveva deciso di avviare una propria rete, perché solo in questo modo è possibile la professionalizzazione e il controllo diretto del processo, adeguato agli standard europei", dice Stocchi. Che sottolinea anche lo spreco di risorse: "Ciò che viene regalato alla Ipsos non è solo una grande esperienza, ma anche i computer portatili usati dai rilevatori, che verranno ceduti gratuitamente, tutto il software, che vale più dell'hardware, un intero sistema informatico prodotto all'interno dell'Istat".
Notizielibere
Una sola ovvia domanda.
Era necessario?
Perchè qui sembra che si voglia garantirsi la possibilità di manipolare i dati.




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