1970

Un miliardario olandese, Stanley August Miesegaes, finanzia la nascita dei britannici Supertramp. Il gruppo è guidato da un suo amico, il cantante e tastierista Rick Davies (n. 1944). L’altra mente della band è il bassista, e a sua volta cantante, Roger Hodgson (n. 1950). Dopo la firma di un contratto per la A&M, i Supertramp debuttano con un album omonimo cui segue, in estate, la partecipazione al festival dell’Isola di Wight. Per la verità, la prima parte della carriera dell’ensemble londinese non è particolarmente felice e i musicisti che girano attorno a Davies e a Hodgson si dileguano in fretta, così come finisce l’appoggio finanziario di Miesegaes.


1975

Con una formazione a cinque resa stabile dall’ingresso del bassista Dougie Thompson, del batterista Bob Benberg e del sassofonista John Helliwell, i Supertramp mettono a punto un progressive pop di grande presa commerciale. Prova ne è il successo del singolo “Dreamer”, cavallo di troia che apre la strada all’album “Crime Of The Century”. Non paghi, i Supertramp danno alle stampe “Crisis? What Crisis?”, che rende ancora più evidente la nascita di uno stile peculiare, basato sull’apporto ritmico delle tastiere e sulla piacevolezza melodica delle canzoni, che strizzano l’occhio ai Beatles. È un altro successo.


1977

Mentre “Crime Of The Century” diventa disco d’oro, il gruppo unisce il proprio sound a quello di un’orchestra per l’album “Even In The Quietest Moments”, che brucia le tappe e a fine anno ha già venduto un milione di copie. Ormai è chiaro: i Supertramp sono pronti per il grande salto, quello verso la popolarità planetaria. Eppure non sono star, ma musicisti schivi, professionali, pacati.


1979

È l’anno del boom. Che arriva con un album praticamente perfetto intitolato “Breakfast In America”. La band fa sfracelli sia in Gran Bretagna che in Europa e singoli come “The Logical Song” e “Goodbye Stranger” risuonano in tutte le radio del mondo. Qualcosa però s’è rotto. Hodgson, in particolare, sente la pressione del successo, l’ostilità di un ambiente nel quale non si riconosce, l’avidità delle persone che, adesso che è diventato famoso, lo circondano. A suggellare un periodo artisticamente fortunato arriva comunque l’immancabile album dal vivo, il doppio “Paris”.

(Esplorando i possibili punti di contatto tra rock “adulto” e semplice melodia pop, e liberandosi dalle tentazioni parasinfoniche dei precedenti lavori, i Supertramp scrivono con “Breakfast In America” il loro album più riuscito. Lo dice un dato essenziale: 18 milioni di persone hanno comprato il disco. E lo dimostra la bontà di un trittico di canzoni che stanno alla base di ogni buona discografia anni Settanta: “The Logical Song”, “Goodbye Stranger” e “Take The Long Way Home”. Inglesi emigrati in America, i Supertramp di “Breakfast In America” cantano la decadenza e le contraddizioni di Los Angeles senza rinunciare a momenti di romanticismo che rischia di diventare stucchevole.
brani

Gone Hollywood
The Logical Song
Goodbye Stranger
Breakfast In America
Oh Darling
Take The Long Way Home
Lord Is It Mine
Just Another Nervous Wreck
Casual Conversations
Child Of Vision )



1982

Dopo la pubblicazione di “Famous Last Words”, che contiene l’irresistibile singolo “It’s Raining Again”, le inquietudini di Hodgson si fanno insopportabili: il cantante lascia il gruppo e inaugura la carriera solista. I fan sono spizzati, sconcertati. I Supertramp decidono di continuare senza Hodgson, facendo forza sulla leadership di Davies che tra il 1985 e il 1986 porterà la band in giro per il mondo sull’onda della pubblicazione di “Brother Where You Bound”.


1987

Si consuma l’ultimo atto dei Supertramp, almeno relativamente agli anni Ottanta. Una compilation ne raccoglie in micidiale sequenza le canzoni più celebri, mentre Davies ritenta il colpaccio con un nuovo album dei Supertramp arricchito da una sezione fiati. Gli va male, perché “Free As A Bird”, questo il titolo del lavoro, entra a stento nei primi 100 della classifica inglese e resta sotto la posizione 100 in America. Non va meglio a Hodgson, sfiduciato e in piena crisi d’identità artistica. Un brutto finale per una storia iniziata benissimo. Fortunatamente gli anni Novanta regaleranno al gruppo qualche altra soddisfazione.



It's raining again
Oh no, my love's at an end.
Oh no, it's raining again
and you know it's hard to pretend.
Oh no, it's raining again
Too bad I'm losing a friend.
Oh no, it's raining again
Oh will my heart ever mend.
Oh no, it's raining again
You're old enough some people say
To read the signs and walk away
It's only time that heals the pain
And makes the sun come out again
It's raining again
Oh no, my love's at an end.
Oh no, it's raining again
Too bad I'm losing a friend.
C'mon you little fighter
No need to get uptighter
C'mon you little fighter
And get back up again
Oh get back up again
Fill your heart again...