L’articolo di Enzo Biagi di ferma critica al vassallaggio mostrato da Antonio Socci nell’intervistare Silvio Berlusconi è stato da noi pubblicato e commentato qui: http://www.legnostorto.com/node.php?id=4208 Antonio Socci, dal canto suo, ha scritto una illuminante risposta al gran maestro del giornalismo italiano, pubblicata su Il Giornale il 12 maggio. Alcuni aspetti legati ad altro tipo di sudditanza sono stati segnalati in modo impareggiabile anche dal conduttore di Excalibur. Ve lo proponiamo di seguito:
Il misfatto di Enzo Biagi
Antonio Socci - Il Giornale 12.5.2003
Dottor Enzo Biagi,
il pezzo che lei mi ha dedicato ieri sulla prima pagina del Corriere della sera iniziava così: "Non conosco il giornalista Socci". Credo che questa non-conoscenza avrebbe dovuto consigliarle maggior cautela nei giudizi personali. Ma ognuno ha la sua sensibilità umana e il suo stile. Si può scrivere un articolo con la penna o con il manganello. Io preferisco la prima.
Del resto se rovistava nella memoria e nei ritagli poteva ricordare che si era già occupato di me, per esempio sull'Espresso del 27 dicembre 1999, quando se la prese terribilmente perché avevo osato segnalare un suo svarione a proposito di Aristofane (nessuno è perfetto, perché arrabbiarsi? Nel pezzo di ieri per esempio lei sbagliava un congiuntivo).
Ma avrebbe anche ricordato che noi ci siamo conosciuti. Qualche tempo fa ci siamo sentiti al telefono a proposito di una certa cinematografia degli Anni Trenta e di altro. Forse se lei avesse ricordato quella conversazione e ciò che accadde, non avrebbe vergato sentenze così pesanti sul sottoscritto. La mia scelta di fondo è quella del rispetto per lei come per chiunque altro, pure se si chiama Berlusconi, anche se lei sembra ritenere che il rispetto per Berlusconi sia vassallaggio.
Lei arriva ad accusarmi - con squisita sensibilità - di aver fatto da "sgabello" al suddetto premier durante la nota intervista. In effetti lei è un intervistatore implacabile. Ricordo i suoi faccia a faccia con Prodi e gli altri leader del centrosinistra, eventi passati alla storia per la ferocia delle sue domande.
Ho in mente l'intervista tv del 6 febbraio 1995, quando Prodi aveva appena annunciato la sua entrata in politica. Se la memoria non m'inganna lei sferrava al professore attacchi durissimi del tipo "cosa pensa di Fini?", "perché, secondo lei, Berlusconi, è entrato in politica?".
Si può immaginare quanto fosse messo in difficoltà da queste interrogazioni il neo candidato dell'Ulivo.
Mi par di ricordare addirittura (se mi sbaglio mi corregga pure) che lei abbia concluso quell'intervista, l'unica televisiva rilasciata da Prodi, citando i versi ispirati di un poeta che partiva per la Grande Guerra: "vado a combattere per un'Italia migliore".
Mentre lei, dottor Biagi, declamava, sembrava proprio di vederlo l'intrepido professore bolognese sul Piave a salvare la Patria. Ma cerco di immaginare cosa avreste scritto se io a Berlusconi avessi fatto lo stesso tipo di domande ("cosa pensa di un comunista come D'Alema?"). E se avessi concluso l'intervista al premier declamando i versi di una poesia eroica applicandola a Berlusconi cosa mi sarebbe toccato?
Può darsi che i miei ricordi non siano esatti. In questo caso mi affido a lei, dottor Biagi, prendo per buona, a priori, la sua versione dei fatti: lei ritiene di aver fatto interviste feroci e spietate a Prodi, D'Alema e compagnia? E quali furono le domande scomode? Se me le passa le assicuro che le rivolgerò pari pari a Berlusconi.
Per esempio: ha mai fatto a Prodi domande relative alla vicenda Sme? Nel caso curioso in cui non le abbia poste: quali domande gli porrebbe oggi per chiarire quei fatti tornati di scottante attualità?
Su Repubblica di ieri - sì, anche lì ha voluto occuparsi del sottoscritto - lei, dottor Biagi, elenca le domande spietate che io avrei dovuto fare a Berlusconi. Per la verità non mi sembrano domande irresistibili ("perché è entrato in politica?", "l'Italia va meglio o va peggio?"). Anzi, ardisco perfino credere di averne fatte di più scomode.
Ma mi incuriosisce il fatto che lei abbia solo domande per Berlusconi. Per Prodi nessuna domanda sulla Sme e De Benedetti? Non avrebbe nessuna curiosità su quelle vicende? Nulla da spiegare? Lei di Prodi si dice "amico" e confessa "l'affetto personale". Sentimenti che le fanno onore. Solo che poi lo intervista, nei panni del giornalista imparziale, come leader politico. Se un altro giornalista intervistasse Berlusconi confessando verso di lui amicizia e affetto e senza fargli domande - poniamo - sul "caso Sme", lei come valuterebbe l'intervistatore e l'intervista?
Io avevo domande sia per Berlusconi che per Prodi. Il primo ha accettato di rispondere, il secondo no. Erano domande né accomodanti, né feroci: domande normali, per capire i fatti. Per entrambi domande dello stesso tipo. Non posso credere che lei, Biagi, abbia solo domande feroci per Berlusconi e nessuna (solo applausi) per Prodi che difende dalle accuse nel suo articolo sul Corriere. Questa sarebbe la lezione di giornalismo?
Cosa è successo al giornalismo indipendente?
Il giornalismo "imparziale" sarebbe quello che andò in onda in tv durante la campagna elettorale del 2001? Ricorda che meraviglia, che rispetto della par condicio e dell'imparzialità? Dovremmo prendere lezioni da lì? O imitare le interviste a Prodi?
Al Biagi delle interviste a Prodi, se proprio devo scegliere, preferisco l'antico Biagi dei reportage e delle inchieste: lì c'era da imparare, lo ripeto. Su quello successivo, per il rispetto che gli porto, meglio tacere.
Antonio Socci




Rispondi Citando
