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  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito «Non ci sarà pace prima dell'avvento del messia»

    «Non ci sarà pace prima dell'avvento del messia»




    http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo...vio/Settembre-
    2002/0209lm12.02.html

    «Non ci sarà pace prima dell'avvento del messia»


    I BRAHIM WARDE
    «Il Dio dell'islam non è il nostro Dio e l'islam è una religione
    malvagia e scellerata». Così si è espresso il reverendo Franklin
    Graham nell'ottobre 2001. Il caso ha voluto che, qualche settimana
    dopo, il pubblico scoprisse che suo padre, il reverendo Billy
    Graham, indubbiamente il predicatore più rispettato del paese, aveva
    l'abitudine di fare affermazioni altrettanto spiacevoli, ma sugli
    ebrei. La registrazione di una conversazione privata avuta nel 1972
    con Richard Nixon nello studio ovale della Casa bianca era stata
    resa pubblica. Il pastore - che dagli anni '50 fu intimo amico e
    consigliere spirituale di tutti i presidenti - si lamentava (tra le
    altre cose) del controllo degli ebrei sui media: «bisogna spezzare
    questo controllo, altrimenti il paese è fottuto». Billy Graham
    presentò «scuse sincere» per queste affermazioni, «che non
    riflettevano per nulla il suo pensiero», e ha ricordato che aveva
    sempre appoggiato senza esitazioni lo stato di Israele. Invece,
    l'erede del suo impero di predicazione, non ha cercato di temperare
    le affermazioni anti-musulmane. Anzi, non ha fatto che amplificarle. La transizione dall'anti-semitismo all'islamofobia colpisce ancora
    di più nel caso del pastore Pat Robertson. In un libro pubblicato
    nel 1990, si scagliava contro «gli ebrei liberali che negli ultimi
    quarant'anni si sono dedicati a ridurre l'influenza cristiana nella
    vita pubblica americana». In seguito, il celebre televangelista, che
    in un primo tempo si era rallegrato per gli attentati dell'11
    settembre, sanzione divina imposta a un paese colpevole di aver
    tollerato aborto e omosessualità, si è accanito soprattutto contro i
    musulmani: «vogliono convivere con noi fino a quando non potranno
    controllare, dominare e persino, se necessario, distruggere». Nel
    luglio scorso, questo stesso Pat Robertson è stato insignito del
    Premio degli amici di Israele, conferito dall'Organizzazione
    sionista d'America (1).
    L'interesse per il Medioriente non è recente. Dal XIX secolo, la
    regione è stata una terra di missione per numerose chiese
    protestanti, dove alcuni non avevano visto di buon occhio la
    creazione dello stato ebraico. Soltanto i gruppi fondamentalisti -
    che fanno una lettura letterale dei testi sacri - vedevano nella
    creazione di Israele la realizzazione di profezie bibliche. E, come
    nel caso del pastore Billy Graham, il «sionismo cristiano» poteva
    coesistere serenamente con l'antisemitismo, di cui a volte si
    nutriva. Il conflitto in Medioriente era però lungi dal figurare tra
    le prime preoccupazioni dei pastori e dei loro fedeli.
    Bisogna risalire alla fine degli anni '70 per capire il
    rafforzamento della destra cristiana e l'alleanza con Israele. Gli
    sconvolgimenti sociali, politici ed economici dell'epoca crearono un
    terreno fertile per i gruppi religiosi reazionari, come la Moral
    Majority del pastore Jerry Falwell. In Israele, il Likud, partigiano
    del «ritorno» su tutta la terra di Israele (Eretz Israele) biblica,
    era alla fine arrivato al potere. Nel 1978-79, il reverendo Falwell
    si era recato in Terra santa, su invito del primo ministro Menahem
    Begin. Si compresero così bene che nel 1980 al pastore venne
    conferita la medaglia Vladimir Jabotinsky (dal nome del fondatore
    del sionismo «revisionista» e mentore di Menahem Begin, Itzhak
    Shamir e Ariel Sharon) (2).
    Quegli anni furono egualmente segnati da sconvolgimenti all'interno
    della comunità ebraica statunitense. Due delle sue figure di punta,
    Irving Kristol e Norman Podhoretz, avevano rotto con la
    tradizione «liberal» (nel senso americano di progressista) alla
    quale gli intellettuali ebrei erano stati a lungo legati. Dopo aver
    militato a favore dei diritti civili, della «discriminazione
    positiva» e della distensione con l'Unione sovietica, avevano fatto
    un voltafaccia spettacolare, fondando così il movimento neo- conservatore. Numerosi punti comuni - la critica del welfare, il
    ritorno ai «valori tradizionali», l'anticomunismo puro e duro e un
    appoggio senza riserve al Likud - li avvicinavano ormai alla destra
    cristiana (3).
    L'elezione di Ronald Reagan nel 1980 consacrò questa alleanza per
    una frazione - che restò a lungo minoritaria - della popolazione
    ebraica statunitense, tradizionalmente più vicina alla sinistra
    democratica.
    I neoconservatori svolgevano allora la funzione di intellettuali di
    corte, mentre il presidente nominava nel suo gabinetto alcuni
    fondamentalisti d'assalto. Il segretario agli interni, James Watt,
    spiegò che l'inquinamento della terra non doveva essere fonte di
    inquietudine, poiché «il ritorno del Signore è vicino». Fu davanti
    all'Associazione nazionale dei gruppi evangelici che Reagan
    pronunciò, l'8 marzo 1983, il celebre discorso nel quale definì
    l'Unione sovietica l'«impero del male».
    Nel 1989, giudicando la «missione compiuta», il reverendo Falwell
    affondò la sua «maggioranza morale». Le chiese fondamentaliste,
    d'altronde, erano indebolite dagli scandali dei televangelisti e la
    lobby israeliana Aipac (American Israeli Public Affairs Commitee)
    subì una delle sue rare sconfitte (4). Il presidente Bush si era
    infatti opposto a garantire un prestito di 10 miliardi di dollari
    fino a quando il primo ministro Itzhak Shamir avesse proseguito la
    politica con la quale incoraggiava l'insediamento di colonie nei
    territori occupati.
    Inoltre, il crollo del comunismo toglieva sia un argomento di primo
    piano ai sostenitori dei movimenti anti-comunisti in America
    centrale (numerosi tra i fondamentalisti) che alla tesi
    geostrategica a favore di Israele («unico stato democratico e
    stabile in una regione minacciata dall'Unione sovietica»). L'Aipac
    allora cercò di convertire alla propria causa settori più ampi:
    piuttosto che concentrare i propri sforzi sugli stati con una forte
    presenza ebraica (New York, California, Florida, Illinois), la lobby
    pro-israeliana tesseva ormai alleanze in tutto il paese, anche là
    dove la popolazione ebraica era quasi inesistente (5). Nel corso
    degli anni di Clinton, le scappatelle del presidente e soprattutto
    la battaglia per l'impeachment riunirono di nuovo neo-conservatori e
    destra fondamentalista in una linea di difesa della virtù
    generosamente finanziata e molto ben organizzata.
    Con l'aiuto della febbre millenarista, le presidenziali del 2000
    hanno segnato il ritorno alla grande di Dio nel dibattito politico. Il candidato repubblicano George W. Bush ha dichiarato che il suo
    filosofo politico preferito era «Gesù Cristo: ha salvato la mia
    vita», mentre il rivale Albert Gore ha rivelato che, prima di
    prendere una decisione, si chiede: «cosa avrebbe fatto Gesù?».
    Scegliendosi come vice il senatore Joseph Lieberman, un ebreo
    ortodosso noto per i suoi discorsi moralistici, ha fatto contenti
    tutti gli integralisti.
    Ma sono soprattutto gli attentati dell'11 settembre 2001 ad aver
    cementato l'alleanza dei neo-conservatori e dei fondamentalisti,
    impegnati a trasformare lo «scontro delle civiltà» in una profezia
    che si autorealizza. L'islam è stato in effetti designato come il
    nuovo impero del male. Il discorso martellato senza sosta dai media
    e ripreso dalla quasi totalità dei parlamentari statunitensi (6) ha
    adottato le tesi del governo israeliano: poiché Yasser Arafat è
    il «bin Laden d'Israele», i due paesi sono uniti nella stessa lotta. Sono d'altronde i falchi vicini ad Israele (come il segretario alla
    difesa, Paul Wolfovitz o lo stratega del Pentagono, Richard Perle)
    ad aver guidato il rinnovamento della dottrina di difesa: l'America
    ormai procederà a interventi preventivi contro i paesi in grado di
    dotarsi di armi nucleari, biologiche o chimiche - di qui l'urgenza
    di un «cambiamento di regime» in Iraq (si legga l'articolo in alto). Tutti i grandi nomi della destra cristiana - Ralph Reed, Gary Bauer,
    Paul Weyrich - si sono impegnati nella nuova crociata, spesso
    teleguidata da Israele. Per esempio, è Ariel Sharon stesso che ha
    voluto che il rabbino Yechiel Eckstein, fondatore dell'International
    fellowship of christians and jews, reclutasse Ralph Reed, ex
    presidente della coalizione cristiana, per predicare la buona
    parola: 250mila cristiani hanno così inviato in Israele più di 60
    milioni di dollari. Allo stesso modo, l'organizzazione Christians
    for Israel/Usa ha finanziato l'immigrazione di 65mila ebrei, con lo
    scopo di realizzare, a dire del suo presidente, il reverendo James
    Hutchens, «l'appello di Dio che consiste ad aiutare il popolo
    ebraico e ritornare e a ripristinare la terra di Israele» (7). La retorica del presidente Bush («chi non è con noi, sta con i
    terroristi», «noi siamo buoni») ha favorito il discorso binario e
    manicheo che coincide con gli schemi del pensiero degli
    integralisti. Secondo un recente sondaggio Time/Cnn, il 59% degli
    statunitensi pensa che gli avvenimenti descritti nell'Apocalisse si
    realizzeranno (a Har Meggidar, situata nella pianura di Jezreel oggi
    in Israele - «Armageddon» nel Nuovo Testamento) e il 25% crede che
    gli attentati dell'11 settembre fossero stati predetti dalla Bibbia
    (8). Di qui il successo fenomenale della serie Left Behind (50
    milioni di copie vendute): dieci volumi, a metà tra romanzo di
    anticipazione e guida pratica per la fine dei tempi, che pretendono
    di offrire la chiave dei misteri dell'Apocalisse (9).
    In alcuni ambienti fondamentalisti, l'intransigenza di Ariel Sharon
    e il suo spirito guerriero vengono accolti con esaltazione. Non è
    stata difatti la sua visita - puramente provocatoria - del 28
    settembre 2000 al monte del Tempio (la spianata delle Moschee) ad
    aver scatenato il ciclo di violenza di cui non vediamo ancora la
    fine? Secondo le scritture, è proprio in questo luogo sacro che
    verrà eretto il terzo Tempio, preludio alle sanguinose guerre
    escatologiche. In queste condizioni, una soluzione pacifica o delle
    concessioni territoriali potrebbero compromettere - o ritardare - la
    realizzazione delle profezie.
    Come ha sottolineato il pastore Hutchens: «non ci sarà pace prima
    dell'avvento del Messia».
    Malgrado un'apparente solidità, l'alleanza tra estremisti israeliani
    e fondamentalisti cristiani si basa su un malinteso. In effetti, la
    cronologia prevista dai fondamentalisti è inquietante: prima i
    flagelli, le sofferenze e le guerre; poi la ricostruzione del Tempio
    e l'arrivo dell'Anticristo; infine, il secondo avvento del Messia e
    la lotta finale a Gerusalemme tra il Bene e il Male. I giusti
    saranno allora trasportati «in estasi» in cielo. I due terzi degli
    ebrei saranno convertiti, gli altri eliminati o destinati alla
    dannazione (10). Per alcuni, la fine del mondo è più vicina di
    quanto sembri.
    Nel gennaio 1999, il reverendo Jerry Falwell ha dichiarato che
    l'avvento del Messia potrebbe prodursi nei prossimi dieci anni. Ha
    egualmente affermato che l'Anticristo è già tra noi e che è «ebreo e
    maschio» (11).



    note:

    * Ricercatore alla Harvard Univesity (Boston, Stati uniti), autore
    di Islamic Finance in the Global Economy, Edimburgh University
    Press, 2000.

    (1) Pat Robertson, The New Millenium: 10 trends that will impact you
    and your family by the year 2000, World Publishing, Dallas, 1990,
    Christian Broadcasting Network, 21 febbraio 2002. Si veda anche
    Ingrid Carlander, «La Foire aux miracles des télévangelistes
    américains», Le Monde diplomatique, giugno 1988.

    (2) Grace Halsell, Prophecy and Politics: The Secret Alliance
    between Israel and the US Christian Right, Lawrence Hill, Westport
    (CT), 1989.

    (3) Norman Podhoretz, Breaking ranks: A Political Memoir, Harper and
    Row, New York, 1980.

    (4) Si legga Serge Halimi, «Le poids du lobby pro-israélien aux
    Etats Unis», Le Monde diplomatique, agosto 1989.

    (5) «How Israel Became a favorite Cause of the Conservative
    Christian Right», The Wall Street Journal, 23 maggio 2002.

    (6) Con 94 voti contro 2 al Senato e 352 contro 21 alla Camera dei
    rappresentanti, il Congresso statunitense ha proclamato che «Israele
    e gli Stati uniti sono impegnati in una causa comune contro il
    terrorismo».

    (7) Jeffrey I.Sheler, «Evagelicals Support Israel, but Some Jews Are
    Skeptical», U.S. News and World Report, 12 agosto 2002.

    (8) Time, 23 giugno 2002.

    (9) Ultimo volume uscito: Tim La Haye e Jerry Jenkins, The Remnant:
    On the Brink of Armageddon, Tyndale House, 2002.

    (10) Cfr. Per esempio: http://www.bible-prophecy.com,
    http://bci.org/prophecy-fulfilled, http://www.raptureready.com
    (11) The Washington Post, 16 gennaio 1999.
    (Traduzione di A. M. M.) aa qq Obiettivo Baghdad
    ALAIN GRESH

  2. #2
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    Predefinito

    Come ha sottolineato il pastore Hutchens: «non ci sarà pace prima
    quindi i protestanti non considerano Gesù il messia, come gli ebrei.
    posizione leggittima ma perchè dirsi cristiani?
    Affus, non sei l'anticristo di cui parla il pastore spero..

  3. #3
    Affus
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by shambler
    quindi i protestanti non considerano Gesù il messia, come gli ebrei.
    posizione leggittima ma perchè dirsi cristiani?
    Affus, non sei l'anticristo di cui parla il pastore spero..
    dicono alcuni veggenti cattolici che l'anticristo sara figlio di un vescovo cattolico e una ex suora ebrea . dicono pure che è gia nato .

    io sono figlio di due poveri proletari .

    non è colpa mia se l'apocalisse parla di un messia sterminatore e con le vesti imbrattate di sangue . io sarei pacifico , ma il messia non lo è affato .
    noi ripetiamo cio che leggiamo .
    comunque , a mio parere , siamo lontani almeno mille anni da quegli eventi escatologici di cui parlano i sionistio protestanti .
    ci sara qualcosa di approssimativo , ma siamo ancora molto distanti dalla guerra finale .
    ora ci sara piuttosto la guerra per un regno universale mondiale ma bisognera prima eliminare le idelogie e le religioni ........etc.....

 

 

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