Berlusconi: "Carcere per i giornalisti? Una follia"
Così il premier definisce l'emendamento approvato in commissione giustizia, che prevede il carcere fino a tre anni per i giornalisti condannati per diffamazione. La proposta è di Forza Italia.
ROMA - "Pensare di dare tre anni di carcere ad un giornalista per una dichiarazione è fuori dal mondo". Lo afferma il premier Silvio Berlusconi il quale aggunge che ciò "non è mai appartenuto e non appartiene certo alla logica liberale della Casa delle Libertà".
Il presidente del Consiglio boccia la proposta di reintrodurre il carcere per i giornalisti condannati per diffamazione. La norma è in un un emendamento proposto da Forza Italia in Commissione giustizia, alla legge di riforma della diffamazione a mezzo stampa. Adesso il testo, approvato in Commissione, dovrà passare all'esame dell'aula. L'approvazione dell'emendamento è destinata a suscitare un vespaio, per possibile compromissione della libertà di stampa.
L' emendamento di Fi ha reintrodotto, così, per i giornalisti condannati la misura del carcere. Intanto, una prima reazione all'interno della stessa Commissione: il relatore del provvedimento, Gianfranco Anedda (An) ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico di relatore per protesta contro l'approvazione dell'emendamento.
Poiché gli emendamenti accolti hanno letteralmente stravolto il testo presentato dalla maggioranza - spiega Anedda - aumentando notevolmente le pene a carico dei giornalisti, ho ritenuto di non poter più essere relatore di un testo del genere".
L'opposizione ha attaccato la maggioranza per la sua decisione di approvare l'emendamento che prevede il carcere fino a tre anni per il giornalista e parla di "colpo di mano". I deputati del centrosinistra Enzo Carra, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fanfani, Francesco Bonito e Giuseppe Giulietti hanno protestato contro la Cdl con una nota congiunta nella quale si parla di "maggioranza forcaiola".
"Siamo entrati in commissione per riformare la diffamazione a mezzo stampa prevedendo un istituto di garanzia per i diffamati e considerando antiquati e inutili gli strumenti giuridici fin qui adottati, dal carcere all'obbligo di rettifica minimale. Siamo invece tornati indietro - dichiarano nella nota - con previsioni di condanna penale e carcere fino a tre anni per i diffamatori e scarsa o nulla soddisfazione per i diffamati". "Dare al giudice ogni potere - proseguono - rende poi del tutto inutile l'Ordine dei giornalisti di cui andranno poi rivisti funzione e motivi". "Ci rammarichiamo di quanto avviene - concludono - e faremo ogni azione in nostro potere per ribaltare la situazione. E ringraziamo il relatore Anedda la cui posizione ragionevole è stata sconfitta da una maggioranza forcaiola tanto da costringerlo ad offrire la remissione del suo mandato". "Questo - sottolinea Giulietti - è un autentico colpo di mano perché il problema del carcere per i giornalisti venne sollevato all'epoca dalla stessa maggioranza proprio per risolvere la vicenda di Lino Jannuzzi. Erano entrati con un testo in gran parte condivisibile. Poi la decisione di approvare oggi l'emendamento di Forza Italia che ripristina il carcere significa che qualcosa nel frattempo è cambiato. Hanno deciso di attaccare anche l'Ordine dei giornalisti. Siamo davvero all'assurdo perché ora in caso di diffamazione il giornalista sarà passibile di pena pecuniaria, pena detentiva fino a tre anni e interdizione dai pubblici uffici. Una cosa così non si era mai vista".
(7 MAGGIO 2003, ORE: 17:10, aggiornato alle ore 17:45)




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, la galera mai.
