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Credo di fare cosa gradita ai cari lettori di Comedonchisciotte.net nel mettere insieme alcuni punti sul rapporto conflittuale che intercorre tra Carlo Marx e gli ebrei.
Sono mosso a questa piccola ricerca storico-filosofica perché da più parti si legge una cosa assolutamente sbagliata, ma spesso ripetuta: Marx è di origine ebraica e perciò il comunismo sarebbe un prodotto dell’ebraismo.
Trovo questo modo di ragionare del tutto negativo perché giustificherebbe affermazioni del tipo: “Hitler era di famiglia cristiana, quindi il nazismo è stato portato in Germania dai cristiani; oppure Goebbels era uno storpio, perciò la propaganda nazista è un’opera degli handicappati”, o altre aberrazioni simili.
Inoltre, non solo è sbagliato il modo di ragionare di chi vede il “complotto ebraico” ovunque, ma è estremamente sbagliato considerare Carlo Marx un ebreo, in quanto nutriva per il giudaismo un profondo e radicato odio, che lo seguirà fino in avanzata età e forse non lo abbandonerà mai.
Comincerò con alcune importanti citazioni dall’articolo di Marx “Sulla Questione ebraica”, e mi limiterò soltanto a suddividere queste citazioni con dei titoli per rendere più organico l’articolo.
La sottomissione degli ebrei e la loro emancipazione.
“L’emancipazione politica dell’ebreo, del cristiano, in generale dell’uomo religioso, è l’emancipazione dello Stato dal giudaismo, dal cristianesimo, in generale dalla religione”.
“Noi riconosciamo dunque nel giudaismo un universale elemento ATTUALE ANTISOCIALE, il quale, attraverso lo sviluppo storico cui gli ebrei per questo lato cattivo hanno collaborato con zelo, venne sospinto fino al suo presente vertice, un vertice sul quale deve necessariamente dissolversi.
L’emancipazione degli ebrei nel suo significato ultimo è l’emancipazione dell’umanità dal giudaismo.
L’ebreo si è già emancipato in modo giudaico.”
Per spiegare che cosa significa emancipazione “in modo giudaico dell’ebreo”, Marx cita un pezzo di B. Bauer:
‘L’ebreo che, ad es. a Vienna, è solo tollerato, con la sua potenza finanziaria determina il destino di tutto l’Impero. L’ebreo, che nel più piccolo Stato tedesco può essere privo di diritti, decide delle sorti dell’Europa. Mentre le corporazioni e le associazioni di mestiere sono chiuse all’ebreo o gli sono ancora ostili, l’audacia dell’industria si fa beffe dell’ostinazione degli istituti medievali.” (B. Bauer, da “Judenfrage”).
A Ciò Marx aggiunse:
Questo non è un fatto isolato. L’ebreo si è emancipato in modo giudaico non solo in quanto si è appropriato della potenza del denaro, ma altresì in quanto il denaro per mezzo di lui e senza di lui è diventato una potenza mondiale, e lo spirito pratico dell’ebreo lo spirito pratico dei popoli cristiani. Gli ebrei si sono emancipati nella misura in cui i cristiani sono diventati ebrei.”
Rapporto tra ebrei e religione ebraica
“Cerchiamo il segreto dell’ebreo non nella sua religione, bensì cerchiamo il segreto della religione nell’ebreo reale.
Qual è il fondamento mondano del giudaismo? Il bisogno PRATICO, l’EGOISMO.
Qual è il culto mondano dell’ebreo? Il TRAFFICO.
Qual è il suo Dio mondano? Il DENARO.
Ebbene, l’emancipazione dal traffico e dal denaro, dunque dal giudaismo pratico e reale, sarebbe l’autoemancipazione del nostro tempo.
Un’organizzazione della società che eliminasse i presupposti del traffico, dunque la possibilità del traffico, renderebbe impossibile l’ebreo.”
Il dominio degli ebrei sui non ebrei
“Invero il dominio pratico del giudaismo sul mondo cristiano ha raggiunto nel Nordamerica l’espressione non equivoca, normale del fatto che l’annunzio stesso del Vangelo, la predicazione cristiana è divenuto un articolo del commercio, e il commerciante fallito traffica in Vangelo come l’evangelista arricchito traffica negli affari”.
L’ebreo e la società civile
“L’ebreo, che sta nella società civile come membro particolare, è solo la manifestazione particolare del giudaismo della società civile.
Il giudaismo si è conservato non già malgrado la storia, bensì ad opera della storia.
Dalle sue proprie viscere la società civile genera continuamente l’ebreo.
Qual era in sé e per sé il fondamento della religione ebraica? Il bisogno pratico, l’egoismo […]. Il bisogno pratico, l’egoismo, è il principio della società civile, ed emerge come tale allo stato puro, non appena la società civile abbia completamente partorito lo Stato politico. Il dio del bisogno pratico e dell’egoismo è il denaro.
Il denaro è il geloso dio d’Israele, di fronte al quale nessun altro dio può esistere. Il denaro avvilisce tutti gli dei dell’uomo, e li trasforma in una merce. Il denaro è il valore universale, per sé costituito, di tutte le cose. Esso ha perciò spogliato il mondo intero, il mondo dell’uomo e la natura, del loro valore peculiare. Il denaro è l’essenza, estraniata all’uomo, del suo valore e della sua esistenza, e questa essenza estranea lo domina, ed egli l’adora.
Il dio degli ebrei si è mondanizzato, è divenuto un dio mondano. La cambiale è il dio reale dell’ebreo. Il suo dio è soltanto la cambiale illusoria.”
“Non appena la società perverrà a sopprimere l’essenza empirica del giudaismo, il traffico e i suoi presupposti, l’ebreo diventerà impossibile, perché la sua coscienza non avrà più alcun oggetto, perché la base soggettiva del giudaismo, il bisogno pratico, si umanizzerà, perché sarà abolito il conflitto dell’esistenza individuale sensibile con l’esistenza generica dell’uomo.
L’emancipazione sociale dell’ebreo è l’emancipazione della società dal giudaismo”.
Il denaro sopra tutto
“La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura, che esiste bensì nella religione ebraica, ma esiste soltanto nell’immaginazione.
In questo senso Thomas Munzer dichiara insopportabile ‘che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell’acqua, gli uccelli nell’aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera’.
Ciò che si trova astrattamente nella religione ebraica, il disprezzo della teoria, dell’arte, della storia, dell’uomo come fine a se stesso, è il reale, consapevole punto di partenza, la virtù dell’uomo del denaro. Lo stesso rapporto generico, il rapporto tra uomo e donna, ecc., diviene un oggetto di commercio! La donna è oggetto di traffico.
La chimerica nazionalità dell’ebreo è la nazionalità del commerciante, soprattutto del finanziere”.
Ho tratto queste citazioni dal libro: Marx, “La questione ebraica”, Editori Riuniti, VI edizione, Roma 1996
A quanto detto, vorrei aggiungere ciò che si può leggere nella rivista “Nuova Storia Contemporanea”, Anno III, Numero 4, luglio-Agosto 1999:
“Lassalle era per lui [Marx] un “piccolo ebreo olivastro” ed anche un “negro ebreo”; e numerose altre persone che non godevano delle sue simpatie sono, nella sua corrispondenza, “un maledetto ebreo di Vienna”, “quel porco giornalista berlinese, un ebreo chiamato Meir”, per non parlare dei banchieri, membri della “sinagoga della borsa di Parigi, e così via”.
Da rilevare che l’antigiudaismo di Marx non fu un fatto giovanile, ma lo caratterizzò anche in età matura: nella sua “Neue Rheinische Zeitung” Marx ospitava articoli di un antiebraismo violento e radicale, specialmente quelli del corrispondente di Vienna.
”Certo, commentava Miklòs Molnàr, Marx non può essere considerato interamente responsabile di ciò che scrivevano i collaboratori della sua rivista, ma resta il fatto che non aveva alcuna difficoltà a pubblicare degli scritti che non sarebbero dispiaciuti a Drumont e a Rosenberg”.
Risiko




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