Riprendendo il discorso del thread "Contributi cattolico-tradizionalisti", ormai diventata una discussione sul "complotto", posto qui l'introduzione di Evola ai Protocolli, che ci dà un'idea di come la pensasse Evola a proposito di "complotto" e di "complotto ebraico".




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oiché, se tale fosse il fine vero, tutto, in fondo, potrebbe ricevere una giustificazione. Ma questa, per noi, è una fantasia. Noi anzi abbiamo cercato di analizzare il processo che ha condotto all'associazione paradossale fra questi ritorni di idee tradizionali, legati all'ideale del << Regnum >>, e i temi del sovvertimento antitradizionale: si tratta della deviazione, portantesi fino ad una vera << inversione >>, che possono subire certi elementi, quando lo spirito originario se ne è ritratto e, abbandonati a sé stessi, passano sotto l'azione di influenze di tutt’altro genere. La parte positiva, controllabile nel documento in questione, è l'altra, è tutto quel che ci lascia presentire, nell'insieme dei processi distruttori del mondo moderno, qualcosa che non è << caso >>, qualcosa, come un piano, e la presenza di potenze mascherate. Sulla parte dell'Ebreo in tutto ciò, abbiamo già detto, e noi crediamo abusivo supporre che tutto ciò che egli ha fatto, lo abbia fatto avendo in vista l'ideale dell'Impero spirituale, quale i << Protocolli >> lo descrivono. Ed anche quando ciò fosse, per noi, che non siamo Ebrei, significherebbe lo stesso, perché contestiamo il diritto di Israele di considerarsi il << popolo eletto >> e di rivendicare per sé un Impero, che avrebbe per presupposto la soggezione di ogni altra razza. E in nessun caso siamo disposti a pronunciare delle assoluzioni. Noi sappiamo ciò che di grande aveva la nostra antica Europa imperiale, aristocratica e spirituale e sappiamo che questa grandezza è stata distrutta. Noi siamo scesi in campo contro le forze che hanno operato questa distruzione e sappiamo della parte che in essa hanno avuto ed hanno gli Ebrei, ancor oggi infallibilmente presenti in tutti i focolai più virulenti dell'Internazionale rivoluzionaria. Questo basta, e ulteriori problemi non abbiamo bisogno di porceli. Abbiamo piuttosto bisogno di riconoscere, che la gran parte delle posizioni dell’antisemitismo restano al disotto del vero compito: poiché con l'idea di razza, della nazione, della controrivoluzione, dell'antibolscevismo, dell'anticapitalismo e così via si colpirà sì questo o quel settore del fronte ebraico e del più vasto fronte della sovversione, a cui esso si collega, ma non se ne raggiungerà il centro. I miti politici dei più son troppo poco, il loro respiro è breve, la loro validità è spesso intaccata dagli stessi mali, ai quali vorrebbero porre rimedio. E’ il ritorno integrale alla idea spirituale dell'Impero che invece si impone, è la volontà precisa, dura, assoluta di una ricostruzione veramente << tradizionale >>, in tutti i domini e quindi, anzitutto, in quello dello spirito, da cui tutto il resto dipende. Nei << Protocolli >> (V) vi è un accenno veramente significativo: si riconosce che solo quel dominatore, che tragga la sua autorità da un << diritto divino >>, può veramente aspirare all'impero universale, e subito dopo si aggiunge: che solo quando nel campo nemico apparisse qualcosa di simile, vi sarebbe qualcuno in grado di lottare con i << Sa-vi Anziani >>; e allora il conflitto fra lui e loro << assumerebbe un carattere tale, che il mondo non ne ha ancora visto l'eguale >>.



