cari amici
tutti voi avrete per lo meno sentito parlare dello storico tedesco Ernst Nolte, definito da più parti [spesso a sproposito] 'padre della storiografia revisionista'. Nato l’11 gennaio 1923, ottant'anni or sono, a Witten, esentato dal servizio militare per un difetto congenito alla mano, Ernst Nolte segue a Friburgo le lezioni di Heidegger sui presocratici e di laurea in filosofia con Eugen Frink. Inizia ad insegnar latino e greco al ginnasio di Bad Godesberg. La 'scoperta della storia' avviene nel 1959, durante un viaggio in Italia, quando scopre a Roma un libro su Mussolini. Da quel momento abbandona l'insegnamento del greco classico e diviene storico delle ideologie moderne.
Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo:
I tre volti del fascismo [1966]
Nazionalismo e bolscevismo: la guerra civile europea 1917-1945 [1988]
Controversie: nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del novecento [1999]
Ieri suo quotidiano Libero è apparsa un'intervista di Ernst Nolte che voglio segnalare ai lettori per un duplice motivo. Oltre che essere fedele testimonianza delle conoscenze storiche veramente eccezionali dello studioso tedesco, all'intervista in questione ha collaborato un giovane giornalista [e per me caro amico] che fino a poco tempo fà è stato assiduo frequentatore di questo forum, di cui è stato moderatore al tempo delle vittoriose elezioni della primavera del 2001. Augurandomi che egli possa leggermi desidero mandargli il mio più affettuoso saluto, l'attestato di ricordo [e soprattutto rimpianto...] per come ha saputo condurre il forum della CdL, e infine le congratulazioni e i migliori auguri per la sua attività di redattore nel quotidiano di Vittorio Feltri.
Per tutti gli amici... al solito... buona lettura!...
Intervista – Il padre del revisionismo interviene sulla crisi irakena
E’ una guerra di civilizzazione che porta il mondo verso l’unità
Lo storico tedesco Nolte: l’America riprende la dottrina Wilson ma rischia un conflitto perpetuo e un asse anti-Usa Berlino-Mosca
di Miska Ruggeri
Milano – ‘… il rischio è che per ottenere una pace perpetua si arrivi alla guerra perpetua, e che la Germania per allontanarsi dagli Usa finisca per allearsi con la Russia…’. A parlare così è Ernst Nolte, allievo di Martin Heidegger a Friburgo, professore di greco al ginnasio e poi di storia moderna e contemporanea a Marburgo e Berlino. Per anni in contatto epistolare con i compianti Renzo De Felice, Augusto Del Noce e Francois Furet, probabilmente oggi è lo storico, o meglio il filosofo della storia, più famoso al mondo. Certo anche il più controverso. Accusato di tutto, di nazionalismo tedesco negli Usa, di neonazismo da Jurgen Habermas e dagli esponenti della ‘Scuola di Francoforte’, di calunniare l’Unione Sovietica e ovviamente di revisionismo. Gli hanno incendiato l’auto, spruzzato acido in faccia vitata la partecipazione a convegni.
Alla Fine però, sperimentato il peso di un ‘passato che non vuole passare’, ha avuto ragione lui. Con lo scontro Marx-Nietsche ‘prologo in cielo’ di quello comunismo-nazismo, la proposta di una modernità antimoderna che guarda alle radici greche. Tanto che la Fondazione Liberal e l’Università Cattolica di Milano il 7 marzo lo hanno festeggiato, senza più scandalo, per i suoi 80 anni con un ‘tributo a Nolte’ e una laudazio academica alla presenza, tra gli altri, del filosofo Emanuele Severino e dell’ex-ambasciatore Sergio Romano. Visto che non perde occasione per dirsi ‘contro la marcia trionfale della democrazia voluta dagli Usa’ ed augurare all’Europa di ‘non cadere nella Zivilisation americana’, cogliamo il destro per intervistarlo sulla crisi irakena e i suoi possibili sviluppi.
Professore, allora è guerra…
‘… sì, non credo proprio che Saddam accetterà di andare in esilio. E a questo punto un passo indietro degli Stati Uniti significherebbe una pesante per dita di credito per Bush e sarebbe insopportabile per l’autocoscienza democratica del popolo americano…’
La guerra provocherà una frattura ancora più profonda tra Europa e Usa e anche all’interno della stessa Europa, con Francia e Germania da una lato, Italia e Spagna dall’altro. Quali saranno le conseguenze a lungo termine?…
‘… se la guerra dovesse suggellare la pretesa americana di un autentico dominio sul mondo, gli oppositori potrebbero creare una grande coalizione, di cui Francia e Germania sarebbero i membri fondatori. Ritengo però più probabile il contrario, e cioè che dopo una guerra vittoriosa anche Francia e Germania si sforzerebbero per ricomporre la rottura e ristabilire per quanto possibile i vecchi rapporti…’
Come giudica il comportamento di Schroeder?…
‘… tutti i governi europei sono stati posti dinnanzi ad una alternativa: rendersi simpatici agli Usa o rimanere fedeli alla propria costituzione. Quando Schroeder si è rifiutato di prendere parte ai preparativi per la guerra ha seguito un’esplicita norma dello statuto tedesco. Quando invece ha dipinto il progetto di Bush come ‘un’impresa rischiosa’ ha agito stoltamente e forse con funeste conseguenze…’
Per esempio?…
‘… potrebbe essere costretto a nuove alleanze. In Germania c’è chi dice che il nostro naturale alleato debba essere la Russia e non gli Usa. Ricordano l’esperienza del XIX secolo, quando Bismarck e lo Zar erano fedeli alleati. Se queste ipotesi si realizzassero si aprirebbero pagine completamente nuove e non certo foriere di buone prospettive…’
Ci aspetta un brutto futuro?…
‘… sì, mi sembra pieno di pericoli, più che durante la guerra fredda. Allora ogni stato conosceva il proprio nemico, ora tutto è più confuso. Ora è meglio che mi fermi, sono uno storico e non un profeta…’
Allora hanno ragione quelli che si oppongono alla politica di Bush. Non è il caso di mettere in moto eventi poi incontrollabili…
‘… il movimento pacifista è in sintonia con lo spirito delle costituzioni europee che vietano le guerre di aggressione e quelle preventive. E’ quindi un movimento legittimo e giustificato, ma un nuovo scenario potrebbe togliergli il senso…’
Cioè?…
‘… forse stiamo per entrare in una nuova fase storica, nella quale la civilizzazione mondiale guidata dagli Stati Uniti comincia ad agire anche attraverso forme di violenza. Questa seconda guerra contro il regime di Baghdad potrebbe essere giustificata come uno stadio di civilizzazione che ha in sé un’innegabile connotazione positiva, poiché và in direzione dell’unità. C’è tuttavia un rischio, e cioè che questa dottrina, formulata la prima volta da Wilson dopo la prima guerra mondiale, preveda che non ci possa essere una pace perpetua senza una guerra perpetua...’
Per alcuni l’attacco all’Iraq è un attacco al diritto internazionale…
‘… non credo che il diritto sia intoccabile. Questa nuova fase della storia di cui ho appena detto potrebbe trascenderlo. Non ne sono sicuro e comunque non amo questa guerra, pur non escludendo che possa essere condotta sotto il vessillo di principi condivisibili…’
Saddam è stato paragonato ad Hitler dagli interventisti, mentre i pacifisti al capo del nazismo hanno accostato Bush…
‘… non confondiamo le cose. Bush non è un dittatore, è un presidente democraticamente eletto e di ideali democratici. Inoltre mai nessun dittatore ha così sinceramente ammesso che stava preparando una guerra…’
Innegabili invece le radici nazionalsocialiste del partito Baath…
‘… ho affrontato la questione già decenni or sono. Gamal Abd El Nasser apparteneva ad un raggruppamento ‘fascista’ quando, allora giovane ufficiale, nel 1942 aspettava l’ingresso delle truppe tedesche al Cairo. Del resto tutti i regimi socialisti di stato del XX secolo possono essere descritti come ‘nazionalsocialismi, non solo il regime Baath in Siria e Iraq, ma anche l’Unione Sovietica di Stalin e la Cina di Mao…’
L’anniversario della morte di Stalin è stato ‘festeggiato’ in modo particolare e i riflettori hanno evidenziato i lati positivi a discapito di quelli negativi. Per Hitler, il ‘male assoluto’, c’è sempre e solo condanna. Per Stalin non mancano mai attenuanti…
‘… i vincitori hanno sempre ragione, anche se a volte solo temporaneamente, gli sconfitti sono condannati o dimenticati. Qui sta la differenza. Inoltre a denunciare Hitler come il ‘male assoluto’ è stata una ‘teologia storica’ che deve essere rifiutata da ogni storico serio…’
Ci sono polemiche in corso sulla costituzione europea, se debba contenere un riferimento alla religione come vorrebbe il Papa, o essere rigorosamente laica. Qual è la sua opinione?…
‘… la futura costituzione europea dovrà chiarire in che cosa consiste l’identità dell’Europa, distinguendola dal mondo islamico e buddista. Il vecchio continente però non può essere considerato semplicemente come ‘occidente cristiano’…’
[ha collaborato Renato d’Emmanuele]
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato





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