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    Predefinito Il secolo di Ernst Nolte



    IL MIO SECOLO

    dal nostro inviato DARIO FERTILIO

    " Mutano destra e sinistra Il terreno di scontro sono diventati gli stranieri " Da Marx a Fukuyama: la fine della storia rimane un paradosso "


    NBRUNSMARCK (Lubecca) non chiamatelo revisionista. Quel termine, che altrove gli ha portato fortuna, in Germania perseguita Ernst Nolte.

    Ma perche' tanta diffidenza?
    "Perche' qui in Germania - risponde Nolte - equivale a "politicamente intenzionale". Ogni storico deve essere revisionista, non pero' nel senso di manifestare l'orientamento politico di un gruppo. Qui, poi, "revisionismo" suona come "negazionismo" a proposito dello sterminio ebreo. Con cui non ho nulla a che fare".

    Si definirebbe "liberale", oppure "conservatore"?
    "Esistono fior di persone che accettano di autodefinirsi liberali, oppure conservatrici, ma per quel che mi riguarda non mi sentirei d'essere accomunato a nessuno di questi due gruppi".

    Per cui, sul piano dell'impegno politico...
    "Non sono liberale ne' conservatore o progressista, ma sostengo il diritto di ognuno ad esserlo".

    Chi e', nel profondo, Ernst Nolte?
    "Un uomo legato a un paradosso. Da un lato non ho partecipato ai grandi avvenimenti del secolo, nemmeno come soldato. E' stato per puro caso se non sono stato richiamato nella Wehrmacht".

    Nolte mostra la mano sinistra, dalla quale per uno scherzo di natura mancano tre dita: tanto e' bastato per escluderlo dal servizio militare. Segno del destino, senza dubbio, perche' diversamente il soldato Nolte, classe 1923, sarebbe stato inviato a combattere e probabilmente a morire sul fronte orientale. Ma allora non avremmo avuto, oggi, il celebre professor Nolte, ne' lo Historikerstreit, la polemica che ha diviso la Germania sull'origine e il significato del nazionalsocialismo.

    "Ho dovuto rimanere uno spettatore - prosegue Nolte - se si eccettuano naturalmente i bombardamenti, come quelli di Friburgo nel novembre del '44. E spettatore sono rimasto anche dopo il 1945, dal momento che non sono mai stato iscritto a un partito. In questo senso non ho assolutamente alcun diritto di parlare di un "mio secolo". Ma d'altra parte gia' da bambino, forse piu' precocemente di chiunque altro, ho preso parte attiva agli avvenimenti politici della Repubblica di Weimar. Leggevo con passione i giornali, e scoprivo con stupore e spavento gli scontri in atto tra nazionalsocialisti e comunisti, che a Hattingen an der Ruhr, la mia citta' natale, roccaforte di entrambi i partiti, erano particolarmente violenti. E a sette anni, nel 1930, in modo naturalmente infantile, ho scritto una specie di libretto che trattava il tema del bolscevismo. Insomma, gia' molto presto sono diventato un interprete intellettuale del "mio secolo".

    Che cosa ha significato, per Ernst Nolte, la vita quotidiana sotto il regime di Hitler?
    "Tutta la mia famiglia, ed io stesso, ci siamo sforzati di evitare il piu' possibile i contatti. Certo, anch'io ho fatto parte della "Hitlerjugend", come tutti. Mio padre era un cattolico di sinistra, e ricordo che una sera, dopo una fiaccolata nazista passata vicino alla nostra casa, commento': "Questi non molleranno prima di aver perso una guerra". Ecco che cosa e' stato per me il regime: un evento cui non intendevo prendere parte, senza pero' mai arrivare a compiere un passo decisivo verso la resistenza, ne' farmi arrestare. Un modo per disinteressarmene e' stato lo studio della lingua spagnola e, dopo il 1941, quello accademico: soprattutto filosofico, con Heidegger".

    Non c'era molto che lasciasse prevedere un futuro da storico...
    "Il caso, o il destino, hanno deciso per me. Mi trovavo in una bottega d'antiquario a Roma, nel 1959, quando mi capito' sotto gli occhi un'antologia delle opere di Mussolini. Fu una rivelazione, perche' notai immediatamente quanto il duce fosse stato influenzato sia da Marx sia da Nietzsche. L'anno dopo scrissi un lungo saggio, il nucleo del libro che, tradotto in Italia nel '66 con il titolo "I tre volti del fascismo", suscito' scalpore".

    Niente, pero', in confronto alla rissa scoppiata in Germania dopo la pubblicazione di "Nazionalismo e bolscevismo". L'idea di spiegare il nazismo come una reazione difensiva al comunismo bolscevico passo' per "giustificazionista"...
    "Io cerco di sottrarre il nazismo alla mitologia, per collocarlo nella storia. Con "I tre volti del fascismo" gli ho fornito una prima cornice: quella degli altri movimenti antidemocratici come quelli italiano e francese. Poi, con "Comunismo e nazionalsocialismo", ho allargato la cornice: quella della guerra civile europea inaugurata dalla rivoluzione bolscevica. In quello che ho appena terminato, 750 pagine dal titolo "L'esistenza storica fra inizio e fine della storia", cerco di delineare una terza cornice, ancora piu' grande. Si tratta della "storia" nel suo complesso, come e' stata definita in 5000 anni dalle categorie fondamentali: religione, potere, Stato, aristocrazia, rivolta, guerra e pace, eccetera. Con i teorici della "fine della storia", da Condorcet a Marx e Comte, fino a Fukuyama, tutte queste categorie scompaiono. Il bolscevismo si e' posto come antesignano militante della fine della storia, o della societa' senza classi e senza Stato. Il nazismo gli creo' un'opposizione altrettanto militante. Ma entrambi, durante questo processo, si sono trasformati nel profondo, fino alla loro stessa autodistruzione. Io indico una serie di paradossi e inversioni che non consentono di opporre seccamente la "storia" alla "fine della storia".

    Un libro che provochera' nuove polemiche, perche' secondo molti, mettendolo sullo stesso piano del nazismo, lei nega l'ideale universalistico del comunismo...
    "Tesi astratte. In concreto, l'assassinio di razza vale quello di classe. Comunque, chi converte in male una ideologia buona deve essere giudicato piu' severamente".

    Nonostante tutto, c'e' qualcosa che sente di poter salvare di queste due ideologie?
    "Forse il loro nucleo razionale, che nel caso del comunismo era appunto l'esigenza di riscatto universale, e in quello del nazismo il diritto alla particolarita'. Ma entrambi degenerarono in gigantesche follie".

    Destra e sinistra avranno un futuro, nel XXI secolo?
    "Si', ma credo che indicheranno cose differenti. Probabilmente la sinistra si aprira' al Terzo Mondo, dedicandogli grandi risorse, e la destra cerchera' di organizzarsi per opporsi a un simile processo".

    Personalmente, si sente colpevole di qualcosa? E che cosa la rende piu' orgoglioso?
    "Sono orgoglioso dei miei libri. Mi sento colpevole verso i miei figli, ai quali non ho dedicato il tempo e l'attenzione che avrebbero meritato. A volte sento dentro di me anche un'altra specie di colpevolezza: nei confronti dei miei compagni di scuola, dei quali molti sono caduti e tutti durante la guerra hanno patito danni gravi. Ma se qualcuno mi chiedesse se mi sento colpevole dell'"Olocausto", gli risponderei: solo i razzisti della peggior specie fondano la colpa sul sangue o sul popolo, e non sulle scelte individuali".

    Che cosa le fa paura, in questa fine millennio?
    "Temo un secolo di sovvertimenti, anche se non di grandi guerre. Temo l'esplosione demografica del Terzo Mondo e una Europa con pochi figli: non vorrei che si riducesse a una entita' trascurabile. Ma guardo al prossimo secolo con un misto di preoccupazione e fiducia".


    Le sue opere piu' importanti
    Ernst Nolte e' nato nel 1923, nella regione della Ruhr. Dopo il liceo a Hattingen ha studiato a Munster, Berlino e Friburgo. La docenza universitaria gli viene conferita nel 1964, per il libro sul "Fascismo nella sua epoca", apparso nel '63. Chiamato alla cattedra di storia moderna dell'universita' di Marburgo nel 1965, otto anni piu' tardi entra alla Universita' Libera di Berlino, dove e' tutt'ora professore emerito. Vive con la moglie a Berlino e, in estate, nella residenza di campagna di Brunsmarck, a sud di Lubecca. Ha un figlio, giurista, e una figlia, giornalista. Le sue opere piu' famose sono "I tre volti del fascismo", pubblicata nel 1966 in Italia dalla Sugar; "Nazionalismo e bolscevismo, la guerra civile europea", tradotta nel 1988 dalla Sansoni, che suscito' un violentissimo dibattito giornalistico, teorico e politico; "Gli anni della violenza", uscito tre anni fa da Rizzoli. Ora sta per essere pubblicato in Germania (edizioni Piper) un'altra opera destinata a far parlare di se': "Esistenza storica. Fra inizio e fine della storia?".

    NOLTE Uno storico contro i miti


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 03-06-10 alle 19:07

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il secolo di Ernst Nolte

    Ernst Nolte - in ogni caso - è un grande storico e ha offerto una linea interpretativa di Nazionalsocialismo e Fascismo che ha segnato una rottura 'positiva' con le precedenti interpretazioni - riduttive - storiografiche. Ciò non significa che sia tutto condivisibile al 100%, ma questo è un altro discorso.
    Interessante quello che fa notare sulla ridefinizione di destra/sinistra.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il secolo di Ernst Nolte

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Ernst Nolte - in ogni caso - è un grande storico e ha offerto una linea interpretativa di Nazionalsocialismo e Fascismo che ha segnato una rottura 'positiva' con le precedenti interpretazioni - riduttive - storiografiche. Ciò non significa che sia tutto condivisibile al 100%, ma questo è un altro discorso.
    Interessante quello che fa notare sulla ridefinizione di destra/sinistra.
    Diciamo che Nolte ha il pregio di non essere uno di quegli storici schierati che magari a qualcuno potrebbero pure piacere ma che in genere non tirano nonché di avere una grande padronanza di tutto ciò che ha a che vedere con la cultura di destra, soprattutto in Germania.
    Eccellente la sua definizione di 'destra' in un'altra intervista che abbiamo inserito sempre qui e che su D.R. è stata perfettamente argomentata da prinz eugen.

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 04-06-10 alle 00:56

 

 

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