GENOVA (CNN) --
Furono due le pistole che spararono mentre un gruppo di ragazzi assaliva una jeep dei carabinieri durante gli scontri del G8 a Genova, quando il 20 luglio scorso in piazza Alimonda venne ucciso il manifestante Carlo Giuliani, di 23 anni. La perizia balistica di Valerio Cantarella sui due bossoli ritrovati, uno sulla jeep e uno in terra, ha concluso che hanno sparato due armi diverse, entrambe del tipo in dotazione ai militari.
Gli inquirenti ora non escludono di dover ordinare delle perizie sulle armi che avevano gli appartenenti alle forze dell'ordine presenti quel venerdì pomeriggio in piazza Alimonda. E prevedono di sentire la testimonianza del fotografo free lance Bruno Abile, che all'epoca disse di aver visto un altro carabiniere sparare durante l'assalto, mentre gli agenti di polizia si tenevano a distanza.
Secondo il perito incaricato dal pubblico ministero Silvio Franz,
uno dei bossoli è compatibile con la Beretta calibro 9 del carabiniere di leva di 21 anni Mario Placanica, che era all'interno della jeep assalita e, accusato di omicidio volontario, invoca la legittima difesa. Ma non lo è il secondo bossolo, che rende necessarie nuove indagini per capire chi altro sparò in piazza Alimonda quel pomeriggio.
Bruno Abile, che vive a Parigi, disse subito di avere visto un uomo sparare durante l'assalto alla jeep, ma dalla strada. "Era a cinque, sei metri dalla jeep", precisò Abile al quotidiano francese "Le Monde", aggiungendo che l'uomo era senza scudo e gli era sembrato un ufficiale.
In quei giorni, vari mezzi di comunicazione documentarono con immagini il fatto che in più di una occasione, durante gli scontri, i carabinieri oltre a uomini in borghese avevano puntato le pistole a altezza d'uomo contro i manifestanti
Cosa succedeva a piazza Alimonda?
Di certo, però, la perizia fa sorgere nuovi dubbi su quanto accadde in piazza Alimonda il pomeriggio del 20 luglio, primo giorno del vertice del G8 e degli scontri fra forze dell'ordine e manifestanti no global, seguiti alle violenze dei black bloc.
La testimonianza del fotografo
Il fotografo Bruno Abile, freelance di Parigi, aveva però subito raccontato anche dell'altro.
Mentre Giuliani e altri giovani assalivano la jeep, Abile era lì.
"I poliziotti erano fermi a venti metri - disse - Io non capivo perché non andavano a aiutare i carabinieri. Mentre fotografavo, ho visto un uomo in divisa senza scudo, forse un ufficiale, che impugnava una pistola. Ho sentito dei colpi. Pensavo fossero in aria invece ho visto cadere un ragazzo. Il proiettile gli è entrato nell'occhio destro e il sangue zampillava dall'occhio. Dei carabinieri si sono avvicinati e l'hanno preso a calci. Hanno picchiato anche dei fotografi. E due minuti dopo, i carabinieri si picchiavano fra di loro".
Abile aveva assistito anche al modo nel quale si era creata quella situazione senza vie d'uscita. "Verso le cinque e mezza del pomeriggio - aveva raccontato - il grosso dello schieramento di polizia in via Tolemaide ha cominciato a tornare indietro rapidamente fino a fermarsi all'altezza del cavalcavia della ferrovia in corso Torino. Trecento manifestanti hanno seguito la polizia, mentre molti da dietro gridavano
'è una trappola'. Io sono andato dietro ai manifestanti e in un piccolo vicolo a sinistra ho visto 30-40 carabinieri con gli scudi. La polizia ha sparato i lacrimogeni".
E ancora: "I carabinieri del vicolo invece non hanno sparato, ma si sono spostati indietro di una ventina di metri correndo fino a piazza Alimonda. Qui c'erano un furgone e due jeep che sono subito partite. Una jeep si è scontrata contro un cassonetto. E non è riuscita a ripartire. A bordo c'erano un autista e due persone. Sei o sette manifestanti si sono avvicinati e hanno gettato sassi da cinque o sei metri. Poi hanno cominciato a colpire la macchina con i bastoni".
http://www.cnnitalia.it/2001/ITALIA/12/11/giuliani/