L’8 maggio 1903 moriva nelle isole Marchesi Paul Gauguin, il pittore francese che, dopo gli inizi legati all'impressionismo, ha rappresentato una vera rivoluzione nel campo dell'arte moderna, soprattutto per la sua scelta del colore. Gauguin si spegneva dopo una vita errabonda, tra miseria, malattie, dolori familiari e leggenda.
Fu amico di Camille Pissarro, grazie al quale fu accolto nel gruppo degli impressionisti, con cui, avendo deciso di dedicarsi completamente alla pittura, espose nel 1879, 1880, 1881, 1882 e 1886. Nel 1886, durante un soggiorno a Pont-Aven, in Bretagna, conobbe Emile Bernard, con il quale pose le basi del sintetismo, che si opponeva al neoimpressionismo.
Ispirato all'arte primitiva e alle stampe giapponesi, il sintetismo si caratterizzava per il rifiuto della prospettiva, per i colori violenti e piatti, i contorni scuri. Dopo l'incontro con Vincent Van Gogh ad Arles, nel 1888, Gauguin realizzò una serie di tele caratterizzate da ampie macchie di colore antinaturalistiche.
Nel 1891, povero e indebitato, salpò per i mari del sud. Tranne che per un soggiorno in Francia dal 1893 al 1895, rimase ai tropici per il resto della sua vita, stabilendosi dapprima a Tahiti e in seguito alle isole Marchesi. Profondamente influenzato dalla cultura della Polinesia, Gauguin aumentò la potenza espressiva delle sue opere, di dimensioni maggiori rispetto alle precedenti, semplificandone la struttura compositiva e marcando ulteriormente i contorni delle figure.
Paul Gauguin trasformò il colore in assolutezza astratta, la cui intensità evoca simboli e suscita sensazioni provenienti di mondi lontani e misteriosi. Gauguin fu un precursore del fauvismo e la sua opera influenzò notevolmente Amedeo Modigliani, Edvard Munch e gli espressionisti.
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