Eh si......tra qualche anno puntualmente succederà quello di cui andiamo parlando da tempo Veneto multietnico e multirazziale....e più avanti ancora minoranza di Veneti ....e maggioranza di colored....avanti così verso la distruzione completa della nostra tradizione e cultura :
Immigrati, un figlio ogni giorno
Al Ca' Foncello crescono i bimbi stranieri
Per loro l'Asl 9 ha istituito un ambulatorio
Tra quelli nati all'estero un'alta percentuale presenta patologie di tipo infettivo
m.s.
Aumenta il numero dei bambini extracomunitari nella Marca. Al Ca' Foncello un nato al giorno è figlio di immigrati. La percentuale è aumentata dal 9 per cento nel 2000 al 12 nel 2003. Ma molto più numerosi sono i bimbi nati all'estero ed ora in Italia con i genitori. In provincia sono qualche migliaio (5570 frequentano la scuola dell'obbligo) ma dei 575 che sono passati per il servizio pediatrico dell'Uls 9, il 35,7 per cento presenta patologie di carattere infettivo: parassitosi, epatite, tbc (endemica) infezioni alle vie urinarie, tutte malattie tipiche dei paesi poveri.
«L'Ambulatorio per il bambino immigrato», progetto pilota messo a punto dal Dipartimento materno-infantile del Ca' Foncello in collaborazione con il Centro Adozioni Internazionali, sta diventando un punto di osservazione oltre che un serviziodell'Usl 9. «Il progetto si sta progressivamente strutturando - spiega Maurizio Pitter, pediatra ospedaliero- i bambini stranieri nel Veneto e nella provincia trevigiana sono sempre più numerosi. Solo il 20% sono nati qui, l'80% viene da Paesi sottosviluppati. O sono bambini extracomunitari adottati da una famiglia italiana, o immigrati nati nei paesi di origine, figli di profughi o di zingari Sinti e Rom». I dati sull'attività sanitaria a loro rivolta sono stati presentati ieri mattina al teatro Eden, nel corso del convegno «L'avvenire comincia da noi: voci di madri immigrate» organizzato dal Centro Servizi Volontariato e la provincia, con l'intervento dell'assessore Speranzon e dell'assessore regionale alla sanità Fabio Gava.
Il campione di 575 bambini stranieri tra il mese e i 15 anni di età visitati finora nell'ambulatorio, ha rivelato l'urgenza di un'attenzione sanitaria specifica.Il 43% viene dall'America Latina,il 25% dall'Est Europa, il 23% dall'Asia e 9% dall'Africa. In base alle indagini di protocollo definito dalla Società Italiana di Pediatria il 35,7% ha fatto registrare problemi di parassitosi da virus (epatite), da batteri (salmonella), da protozoi (malaria) da artropodi (pidocchi e scabbia). Il 27,5% presenta deficit nella crescita. Il controllo si è rivelato necessario anche sulle vaccinazioni. «Anche se il 52% dei bambini che arriva in Italia risulta vaccinato - ha spiegato ieri Sandro De Lazzari del Ca' Foncello - molto spesso non ha gli anticorpi che dovrebbe avere perché il ciclo delle vaccinazioni non è stato completato oppure perché le stesse erano scadute. Sarebbe bene vaccinarli tutti». Tra i relatori ieri sono intervenute anche due neo-mamme ospiti con i loro figli nati meno di un mese fa nella casa di accoglienza di Sant'Angelo. Per loro ora la mancanza di una casa è il problema che dà più preoccupazione. Marianna Podorojnaia, ventiseienne della Romania, è arrivata in Italia con il compagno nel luglio scorso. «Quando ho saputo di aspettare un figlio ho dovuto lottareper tenerlo». Iutissar Sabihi, ventiduenne del Marocco, residente in Sicilia dove è giutna alcuni anni fa tramite ricongiungimento famigliare, non ha abortito perché la religione musulamana non lo permette. Entrambe sono state assistite dall'Uls 9.
Tribuna di Treviso 10 maggio 2003




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