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    Predefinito Il cinema si fa sempre più nero




    Claudia Panichi


    Hollywood è ormai sempre più nelle mani di validi attori e registi di colore. Per un 2003 all'insegna del "Black Power".


    L'ultima new entry si chiama Derek Luke ed'è la stella nascente di quello che ad Hollywood, e non solo, è ormai considerato il Black Power, ovvero il potere nero del cinema che per questo 2003 promette film a ripetizione.

    Un precursore della ribalta del cinema di colore era già stato Spike Lee, il regista che detiene da anni il potere all'interno delle major, e che ora è nei cinema Usa col suo ultimo "25th Hour", il primo film che ha avuto il coraggio di presentare agli americani il post 11 settembre senza ipocrisie, depurato da falsi moralismi. Il film è una condanna senza appello alla recente politica Usa.

    Sarà il Black Power quest'anno la vera rivelazione del cinema americano, imponendo attori e registi di colore nel firmamento hollywoodiano.
    Quel Derek Luke di cui sopra s'accennava, 28 anni appena, è infatti tra i palpabili per l'Oscar 2003. Protagonista del primo film da regista firmato da un "nobile di colore" come Denzel Washington, il giovane attore in poche settimane di programmazione ha fatto incassare ad "Antwone Fisher", questo il titolo del film, oltre 4 milioni di $ ai botteghini Usa.
    Un segnale che ci fa riflettere di quanto in questo momento il pubblico apprezzi pellicole impegnate e dai connotati "black".

    Il 2002 ha visto arrivare in paradiso il Black Power, sino alla conquista delle agognate statuette dell'Academy Awards, facendo man bassa degli Oscar nella notte più nera che la storia del cinema ricordi: tre furono i riconoscimenti, uno per Denzel Washington (Training Day), per Halle Berry (Monster's Ball) e uno dedicato alla carriera di un mito come Sidney Poitier. Senza scordare la candidatura di un ennesimo astro nascente del cinema di colore, quel Will Smith che aveva rispolverato la leggenda di Cassius Clay.

    Proprio mr Smith sarà il protagonista di "Robot", in cui vestirà i panni di un detective che deve indagare su un omicidio commesso da un uomo-macchina.
    La bellissima Halle Berry, miglior attrice nel 2002, ha invece nel cassetto 4 progetti.
    Sarà protagonista nei panni di Tempesta in "X-Men2", di Brian Singer, in "Need" accanto a Marisa Tomei, impegnata sul set di un maestro di nome Sidney Lumet per "The Setup", e infine nel cast di "The Guide", allestito dal regista dell'ultimo Bond, Lee Tamahori.

    Morgan Freeman, l'interprete di film cult come Amistad e Seven, ha deciso nel 2003 di prendersi sulle spalle la responsabilità di un ruolo che ha fatto paura a molti: quello del leader sudafricano Nelson Mandela, l'uomo che è riuscito a sconfiggere l'Aparteid.

    Un'altra faccia nera che si è imposta come pregevole è quella di Samuel L.Jackson. Oggi il suo potere non si arresta e l'attore ha già pronti due film che vedremo in Italia nel nuovo anno: "Basic", un thriller in cui lavora con John Travolta, e "S.W.A.T", dove sarà il tenente Dan Harrelson, in compagnia di Colin Farrell.

    E se è vera la notizia che il prossimo 007 sarà un James Bond nero dal nome di Colin Salmon, allora l'inarrestabile ascesa del Black Power arriverà al suo picco più elevato. A noi spettatori il compito di giudicare questi validi, audaci e animosi protagonisti.


    Da: http://www.film.it/articoli/2003/01/16/361869.php

  2. #2
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    Predefinito Re: Il cinema si fa sempre più nero

    Originally posted by skorpion




    E se è vera la notizia che il prossimo 007 sarà un James Bond nero dal nome di Colin Salmon, allora l'inarrestabile ascesa del Black Power arriverà al suo picco più elevato. A noi spettatori il compito di giudicare questi validi, audaci e animosi protagonisti.


    Da: http://www.film.it/articoli/2003/01/16/361869.php

    Poi manca solo Milingo Papa ed il gioco è fatto.
    Avremo l'Italia "di colore" che festeggerà gioiosa nelle piazze.

    Noi, dovremo nasconderci in casa.

  3. #3
    cattolico refrattario
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    se fanno bei film...che mi frega.

    in questi gironi al cinema c'è il demente film Maial College, che sarebbe il seguito di American Pie 1 e 2, e si vede a quale livello si rivolge o fa arrivare la gente..

    commento mio agli ultimi film che ho visto.

    gangs of new york (bello, girato a roma)
    era mio padre (anche romantico)
    il signore degli anelli (ma giusto per vedere)
    the hours (bello alla fine)
    io non ho paura (criticato ma bello)
    sotto gli occhi di tutti (il più brutto film mai visto, le gente dormiva davvero)
    un amore a cinque stelle (come pretty woman)
    8 mile (carino, la vita di Eminem)
    l'anima gemella (carino, girato a bari e salento)
    per risorgere bisogna insorgere

  4. #4
    cattolico refrattario
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    L’anima gemella


    Claudia Panichi


    E’ una favola che recupera la componente arcaica e magica pervasa da un’ebbrezza che a volte trasfigura la realtà, propria del meridione, fatto di antiche tradizioni che a volte stentano a lasciare il posto al pensare contemporaneo.


    L’amore è un gioco sottile, fatto di sguardi, fantasia, sentimento e, a volte, trasfigurazione della realtà.
    E’ raggio che spunta dopo la tempesta, e proprio per la sua natura istintiva, non può e non deve essere controllato.

    E’ a sua volta artificiosa e dannosa qualsiasi forzatura che costringa questo sentimento in un legame che non potrà mai spiccare il volo, proprio come quello che Teresa, la protagonista di Anima Gemella, cerca di ottenere in ogni modo e ad ogni costo.

    Il film, che segna il ritorno alla regia del bravissimo Sergio Rubini, racconta il tormentato rapporto tra due giovani immersi in un paesino del sud Italia, tra i colori del mare e del sole estivo.

    L’amore di Tonino (Michele Venitucci) e Maddalena (Violante Placido) viene turbato dalla invidiosa e gelosa Teresa (Valentina Cervi), cugina di Maddalena, figlia di un uomo potente arricchitosi con il commercio del pesce.
    Ossessivamente insoddisfatta del suo aspetto fisico, si sente schiacciata dal confronto con la bellissima Maddalena, e travolta da un disperato bisogno d’amore, cercherà con ogni mezzo di sottrarle il bel Tonino.
    Teresa, come presa dal diavolo, ricorrerà addirittura agli artifici di una fattucchiera per arrivare al ragazzo, di cui si sente estremamente attratta.
    Sarà proprio il figlio della fattucchiera Angelantonio (Sergio Rubini), un barbiere scalcagnato e truffaldino, a imbrogliare e sbrogliare a sua volta la fitta rete di intrighi ordita da Teresa.

    Il film è una storia pervasa da un’ebbrezza che a volte trasfigura la realtà.
    Aiutata da abili giochi di regia, musiche azzeccatissime che alimentano sensazioni e immagini, la pellicola è un gioco di doppi e mutevoli identità, che raccoglie nella sua essenza gli umori impulsivi, colorati e passionali tipici della gente del sud.
    E’ una favola che recupera la componente arcaica e magica che è propria del meridione, fatto di antiche tradizioni che a volte stentano a lasciare il posto al pensare contemporaneo.

    In un mix tra suoni del dialetto pugliese, scorci paesaggistici di una parte del nostro paese che per molti sono sconosciuti, luci e colori, Rubini ha decisamente fatto centro.
    Ha raccontato come l’attrazione tra i sessi sia fatta non solo di pelle, ma anche di percezioni finissime, che continuano anche quando l’aspetto fisico muta.

    Co-sceneggiatore assieme a Domenico Starnone, il regista e attore scoperto da Federico Fellini nel 1987 con il film “L’intervista”, ha finalmente visto venire a galla il suo film, che dopo l’anteprima al Festival di Venezia era stato bloccato a causa dei guai giudiziari di Cecchi Gori.

    Emozioni, sorrisi e gioco di equilibri tra credenze magiche, dura realtà e passionalità, condito da un giusto sarcasmo. E dimenticavo, anche un valido insegnamento: meglio non agire impulsivamente, ma soffermarsi sulla vera essenza dei sentimenti, capirli e non ostacolarli. Potrebbe essere dannoso…


    voto adsum: 6.5
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  5. #5
    cattolico refrattario
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    8 mile


    lg


    8 mile è una strada di Detroit che segna il perimetro della città. E' oltre quella linea che sopravvive Jimmy Smith, il ritratto di Eminem da giovane.


    di Curtis Hanson con Eminem, Brittany Murphy e Kim Basinger.

    Eminem, icona dell’hip hop a stelle e strisce, amato da milioni di teenager in tutto il mondo e odiato dai loro genitori, si lancia come molte altre popstar per le strade del cinema, ma al contrario di Britney Spears e Mariah Carey, Eminem lo fa azzeccando quasi tutte le mosse.
    Per prima cosa ha una storia da raccontare, e la conosce bene perché è la sua. Si affida ad un regista esperto come Curtis Hanson (L.A. Confidential), partecipa alla sceneggiatura senza troppe pretese e si lascia guidare da un produttore intelligente come Braian Grazer (A Beautiful Mind).
    Il risultato è un film vero. Una storia di periferia dove l’unica arma di sopravvivenza è la musica.

    8 mile è una strada di Detroit che segna il perimetro della città, è una linea di confine che divide la realtà urbana da quella periferica. E’ oltre quella linea che sopravvive Jimmy Smith, il ritratto di Eminem da giovane.

    Dopo essersi lasciato con la sua ragazza, Jimmy torna a casa dalla madre, un relitto umano che ha perso una fortuna al Bingo e che ora vive - in pessime condizioni - insieme ad un giovane compagno, coetaneo di Jimmy. In un clima ostile, quello che vige in casa, fatto di liti furiose, c’è solo la sorellina a ricordare a Jimmy il calore e l’importanza della famiglia.

    Fuori casa poi, la vita di Jimmy è fatta di lunghi ed alienanti turni in una fabbrica di automobili. Ma la notte poi, Jimmy diventa Rabbit (è questo il suo nome d’arte) per trovare la sua via di fuga dallo squallore: è sul palco di un locale per soli neri, che Jimmy riesce a esprimersi. E’ qui che si fa il rap, è qui che a ritmo di rime ci si sfida per riaffermare la propria dignità, il proprio diritto alla vita. E Jimmy, nonostante una forte insicurezza, nonostante sia bianco –l’unico, in un mondo di neri- è il migliore e lo saprà dimostrare.

    Nel ghetto oltre l’8 Mile Road, fotografato come meglio non si poteva dal messicano Rodrigo Prieto (Amores Perros), sobborgo povero e violento di Detroit, ferve una lunga tradizione di creatività musicale: dal genere pop di Aretha Franklin, al rock di Mitch Ryder fino all’hip hop di Eminem.
    Ed è proprio la musica rap l’unica forma di vita contro il vuoto esistenziale giovanile, contro la dura realtà urbana e soprattutto l’unica via di fuga dal mondo. Sono proprio queste sfide a ritmo di rap la parte piu’ affascinante e convincente del film. Ed è lo stesso Eminem e spiegarci il significato di questi duelli di vita. “Ricordo che quando perdevo una sfida mi sembrava che il mondo mi crollasse addosso. Io mi sentivo come se la mia vita fosse finita. Può sembrare una cosa stupida ma per molti di noi quello è tutto il nostro mondo.”


    voto adsum: 7 (ma a me piace eminem)
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  6. #6
    cattolico refrattario
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    The Hours


    Ludovica Rampoldi


    Il film di Stephen Daldry tratto dallo strabiliante romanzo di Michael Cunnigham, Premio Pulitzer nel '99.


    Virginia Woolf scrive: La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori.
    E' la periferia di Londra. E' il 1923.
    Laura Browne legge: La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori.
    E' Los Angeles. E' il 1949. "E' il nuovo mondo, il mondo salvato dalla guerra – non c'è molto spazio per l'inattività". Ma Laura ha ancora voglia di stare a letto, a leggere:
    "E poi, pensò Clarissa Dalloway, che bella mattina, fresca come se fosse pensata per dei bambini su una spiaggia".
    Clarissa Vaughan dice: penso che andrò io a comprare i fiori.
    E' la citta di New York. E' la fine del ventesimo secolo: "Una mattina di giugno così bella e pulita che Clarissa sosta sulla soglia come farebbe sul bordo di una piscina, a guardare l'acqua turchese che batte contro le piastrelle, le strisce liquide di sole che guizzano nelle profondità blu".

    Comincia così "The Hours", il film di Stephen Daldry (Billy Elliot), scritto da David Hare e tratto dallo strabiliante romanzo di Michael Cunnigham, Premio Pulitzer nel '99. Tre donne di epoche diverse, legate dal romanzo "Mrs Dalloway", raccontate nell'arco di una giornata fatta di frammenti, di momenti, di ore.
    Una giornata banale, si direbbe: ci sono dei fiori da comprare e una festa da organizzare.
    Virginia deve preparare un tè per sua sorella Vanessa. Laura deve fare una torta per il compleanno del marito. Clarissa deve organizzare un cocktail per il suo antico amore Richard, affermato poeta consumato dall'Aids.

    Ma quella che sembrava una giornata ordinaria, ora dopo ora, si squarcia in momenti rivelatori. Baci innominabili, lampi di coscienza, tè allo zenzero, fitte di dolore, torte che si afflosciano, gambi di fiori recisi, propositi suicidi, pasticci di granchio, ricordi di estati passate in cui sembrava potesse accadere qualsiasi cosa. Le ore che scandiscono la giornata, vivide e insignificanti, portano le tre protagoniste a "guardare in faccia la vita, conoscerla, e poi metterla da parte".

    Laura si accorge che quella felicità casalinga, solare e zuccherosa come il cielo di Los Angeles, non è quello che ha sempre sognato. E' una donna incinta, a disagio di fronte all'adorazione del suo figlio piccolo, con un marito, miracolosamente reduce dalla guerra, che è così sano nella sua dedizione per il lavoro, per la vita, da risultare insopportabile. Forse non era questo, quello che desiderava Laura. Prova un'inquietudine strana, confusa e disperata ma al contempo calma. Esce, va alla ricerca di una stanza tutta per sé. Dove poter leggere, dove poter pensare alla morte, o a un'altra vita.

    Clarissa pensa che tutto andrà male. Che alla sua festa Richard non verrà, che sarà un disastro. Si vede come "una vecchia signora che si affanna intorno alle sue rose". Si vede dall'esterno, come se si stesse spiando dalle finestre del suo appartamento da donna affermata, le pareti tappezzate di colori chiari e stampe botaniche: è molto meno di quanto avrebbe potuto essere, pensa.

    Virginia Woolf pensa che le voci stanno tornando e che il mal di testa si avvicina. Il suo equilibrio mentale ha bisogna di cura e tutela, per questo è costretta a vivere a Richmond, squallido sobborgo che disprezza: perché la frenesia di Londra – feste, artisti, pulsazioni - è per lei deleteria. Ma lei non ce la fa più di tutta quella quiete, e organizza una fuga clandestina. Pensa di aver fallito. Non è una scrittrice, non veramente: è solo una stravagante dotata, si ripete.

    Tormenti e riflessioni che vanno avanti fino alla fine della giornata, quando qualcuno morirà, come pensa Virginia Woolf: "Qualcuno morirà perché gli altri imparino ad amare la vita." Amare la vita e i momenti che ci regala, perché, come si legge nel romanzo di Cunnigham, "c'è solo questo come consolazione: un'ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato".

    voto adsum: 7.5 (all'inizio è un pò pesante)
    per risorgere bisogna insorgere

  7. #7
    cattolico refrattario
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    anche Chicago è stato un bel film, per chi gli piace il musical,
    voto adsum 9.
    buone musche, balletti, trama.
    per risorgere bisogna insorgere

  8. #8
    Nebbia
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    Originally posted by http://adsum.it
    se fanno bei film...che mi frega.

    in questi gironi al cinema c'è il demente film Maial College, che sarebbe il seguito di American Pie 1 e 2, e si vede a quale livello si rivolge o fa arrivare la gente..

    commento mio agli ultimi film che ho visto.

    gangs of new york (bello, girato a roma)
    era mio padre (anche romantico)
    il signore degli anelli (ma giusto per vedere)
    the hours (bello alla fine)
    io non ho paura (criticato ma bello)
    sotto gli occhi di tutti (il più brutto film mai visto, le gente dormiva davvero)
    un amore a cinque stelle (come pretty woman)
    8 mile (carino, la vita di Eminem)
    l'anima gemella (carino, girato a bari e salento)
    Commento mio su alcuni di questi film che anch'io ho visto e su altri che hadsum non ha menzionato.

    Gangs of new york (bello, ma un po troppo lento)
    Era mio padre (romantico)
    Daredevil (bello ma non completamente fedele al copione)
    La nave fantasma (una ciofeca, ma belli gli effetti speciali)

  9. #9
    cattolico refrattario
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    come al solito non mi sono accorto che le recensioni dei film ci sono in "cinema forma d'arte" chiedo venia per i casini che sto combinando in questo forum, ma voglio dare il mio contributo.
    per risorgere bisogna insorgere

  10. #10
    cattolico refrattario
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    Originally posted by Nebbia
    Commento mio su alcuni di questi film che anch'io ho visto e su altri che hadsum non ha menzionato.

    Gangs of new york (bello, ma un po troppo lento)
    Era mio padre (romantico)
    Daredevil (bello ma non completamente fedele al copione)
    La nave fantasma (una ciofeca, ma belli gli effetti speciali)
    menziono solo quelli che ho visto...ad es. mi hanno detto che la finestra di fornte non è un granchè.
    per risorgere bisogna insorgere

 

 
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