…passato per capire meglio l’oggi.
Il 16 maggio del 1993, Carlo De Benedetti spiegò ad Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Paolo Ielo quante tangenti ha pagato (venti miliardi), perché (per poter lavorare), e a chi (Dc, Pri, Psi, Psdi). Ha detto che il sistema era “un racket”. Che il sistema gli dava il voltastomaco.
Con questa spiegazione CDB è diventato un imprenditore un po’ meno diverso da quello che lui stesso diceva. Fra qualche giorno dirà di non avere denunciato mai nulla perché lo avrebbero fatto passare per matto. Dirà di aver taciuto per tanti mesi, ma poi ha deciso di caricarsi sulle spalle il futuro del gruppo, e di andare da Di Pietro.
Il 17 giugno del ’92, quattro mesi dopo l’arresto di Chiesa, disse:”Non credo che gli industriali come categoria siano sotto accusa. Ci sono delle responsabilità singole, non siamo tutti eguali. Credo ci sia una cappa su questo sistema e finché non si elimina questa cappa, rimarrà un ambiente malsano nel quale anche le tangenti hanno cittadinanza”.
Il 26 giugno, in conferenza stampa, CDB disse:”Non capire che i tempi sono cambiati vuol dire fare un atto di ignoranza o di malafede”.
Il 15 aprile del ’93 CDB concede una intervista al Nouvel Observateur. Lui parla spesso e volentieri con la stampa francese. Ha parlato della “esistenza di magistrati indipendenti e coraggiosi che contribuiscono così al rinnovamento politico e sociale dell’Italia….ogni sistema politico ha il suo grado di corruzione ma in Italia questo aveva raggiunto un livello non solo quantitativo inaccettabile, ma qualitativamente inedito”. A questo sistema, ha ripetuto, “l’Olivetti non ha partecipato”. Tregiorni dopo, CDB si concederà a Le Soir:”Il vero cancro dell’Italia, come ha messo in evidenza l’operazione Mani Pulite, è rappresentato dai rapporti che si stabiliscono fra i partiti e l’industria pubblica.
“C’è gente che si è conquistata la sua quota di mercato lavorando, ignorando che esistesse la politica….Bisogna distinguere tra imprenditori che il regime privilegiava e quelli che il regime emarginava. Finalmente mi sembra di capire le ragioni per cui uno era amato o emarginato. Pensavo che fosse un problema di idee, invece era altro”. CDB, in conferenza stampa, 29 aprile ’93.
Il 17 maggio 1993, anche la stampa estera si occupa di CDB, della sua partecipazione al sistema che gli dava “il voltastomaco”. Le Figaro:”…il più ribelle dei capitani d’industria italiani, quello che si vantava di tenere testa ai partiti, a finito per cedere ai loro ricatti”. Libération:”…oggi quello che fa amaramente sorridere gli italiani non è che il quarto gruppo privato del paese sia a sua volta coinvolto negli scandali, ma è l’atteggiamento dell’Ingegnere. Il ribelle del capitalismo italiano…si è sempre presentato come un incorruttibile”. Les Echos:”…per i partiti politici al potere in Italia l’arma di ricatto era semplice: le commesse dei lavori pubblici”. La Tribune:”…non sarà facile spiegare ai partner internazionali del gruppo di Ivrea questo capitolo poco glorioso”. Le Soir:”…se tutti gli imprenditori italiani sono coinvolti, si può pensare di metterli tutti dietro le sbarre?”.
Quella domenica, CDB dice ai “coraggiosi magistrati” quanti soldi ha versato ai padrini. Il luglio seguente Raul Gardini si uccide, sparandosi. CDB dirà:”Il primo sentimento è di profonda pietà…penso peraltro che in un momento molto importante per il rinnovamento del paese occorra evitare di soggiacere alle emozioni”.
Cinque mesi più tardi, nell’ottobre del ’93, CDB sarà arrestato.
“Mi auguro che la magistratura faccia luce al più presto sulla vicenda che coinvolge Carlo De Benedetti e che egli possa al più presto dimostrare la sua estraneità….Come noto non sono mancate e non mancano le occasioni di scontro dialettico di De Bendetti e il sottoscritto. Tuttavia non posso nascondere l’amarezza che mi provoca vedere in difficoltà uno dei protagonisti della nostra imprenditoria, responsabile di uno dei più importanti gruppi del paese.
Silvio Berlusconi, ai giornalisti, 30 ottobre 1993.
saluti




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