….Foglio.
La pantomima della politica italiana si è fatta più vivace dopo che il suo principale protagonista, Silvio Berlusconi, si è esibito in una interpretazione spettacolare dell’eroe perseguitato e incompreso. Attaccando con una zampata le canaglie (i “giudici rossi” e i “comunisti”), e appellandosi con un’altra al suo pubblico, lo showman abbaglia tutti con lampi di rabbia alternati a rivendicazioni di innocenza. Ma la farsa sta rapidamente degenerando in una tragedia. In Italia la politica è sempre stata descritta come una specie di teatro: ma questa volta le buffonerie di scena rischiano di riversarsi, con gravi conseguenze, nel mondo reale.
La trama è complessa.
Atto primo: all’inizio degli anni Novanta, la classe politica italiana e la maggior parte dei partiti tradizionali è crollata sotto i colpi sferrati dall’attacco del potere giudiziario contro una corruzione ormai diventata sistema. Fin dalla fine degli anni Quaranta, tutti i partiti italiani sono stati coinvolti in un complicato gioco di collusioni, sovvenzionando le loro attività con le tangenti provenienti dal settore pubblico e dalle compagnie private. I comunisti, che erano il principale partito d’opposizione, non sono rimasti al di fuori di questo sistema. Nonostante le frequenti proteste di innocenza, tutti i politici di quel periodo erano direttamente coinvolti in quelle scellerate attività, o almeno ne erano a conoscenza. Ma se in Italia la politica era anomala, altrettanto lo era il sistema giudiziario. Fin dalla fine degli anni Cinquanta, l’apparato giudiziario ha goduto di una grande autonomia dall’esecutivo: è autogovernato da un Consiglio Superiore con mandato Costituzionale. L’Italia è la sola democrazia in cui lo stesso gruppo di magistrati indipendenti svolge compiti di giudice e di pubblico ministero. I poteri investigativi sono stati rafforzati durante la lotta al terrorismo negli anni Settanta e Ottanta, e per combattere il crimine organizzato. Negli anni Ottanta, i giudici italiani erano ormai in grado di operare come una sorta di addestratissimo gruppo di guerriglia per sfidare la potenza del corrotto Stato italiano.
Come Berlusconi non manca mai di sottolineare, nel secondo atto della pantomima, inscenato nell’ultimo decennio, la funzione democratica dei giudici si è fatta problematica. Oltre a diventare un potere a sé stante in grado di esercitare un pesante controllo sulle attività dei politici, dopo gli anni Settanta l’apparato giudiziario si è anche notevolmente politicizzato perché le sue fazioni ideologiche hanno rispecchiato e interagito strettamente con le organizzazioni di partito.
Zelo e inefficienza. Dopo il 1992, il carisma di alcuni giudici, la loro ascesa a star dei media e il loro zelo nello smascheramento dei casi criminali sono stati in netto contrasto con la grave inefficienza dei processi, in particolare nelle azioni di tipo civile, che fa dell’Italia il paese più frequentemente citato presso la Corte europea dei diritti umani. Se è vero che gli attacchi politici rivolti contro il sistema giudiziario dall’attuale governo sono stati condannati dal Comitato per i diritti umani dell’Onu, la stessa cosa vale anche per l’uso, cui si è fatto frequentemente ricorso nelle accuse di Tangentopoli, di tenere gli accusati per lunghi periodi di carcere preventivo, e di contare sulle testimonianze degli imputati. Di grave danno per l’integrità e la legittimità dell’apparato giudiziario è stata la poca considerazione per i diritti dell’accusato (un avviso di garanzia viene spesso interpretato come verdetto di colpevolezza), nonché l’incapacità di creare una autentica cultura legale.
Atto terzo: Berlusconi ritorna al potere e dedica gran parte delle sue energie a combattere contro una serie di gravi accuse. Ma le tendenze inquisitorie della cultura giudiziaria italiana e gli innegabili e stretti legami tra le fazioni ideologiche dei giudici e i partiti politici forniscono a Berlusconi un’abbondanza di munizioni per respingere le accuse e affermare di essere un perseguitato politico. Lo stato precario del sistema giudiziario e l’inefficienza cronica delle procedure civili e penali hanno come effetto che molti italiani (perlomeno nello schieramento di centrodestra) sostengono Berlusconi e simpatizzano con lui. L’Italia, a quanto pare, non è capace di sfuggire al proprio passato e intraprendere un nuovo corso. Il motivo principale è la dilagante politicizzazione. Fin dalla metà degli anni Novanta, i piani per la riforma del sistema giudiziario sono stati frustati dalle divisioni politiche; e anche le proposte di riforma approvate dal governo Berlusconi sono delegittimate a causa dei suoi perduranti problemi con la legge.
Il sistema è bloccato, e la classe politica è incapace di rispondere.
La pantomima continua.
è vero, questo articolo è apparso oggi sul Foglio…..come Copyright Financial Times- Il Foglio.
Articolo firmato da Martin Rodhes, professore alla European University di Firenze.
saluti




Rispondi Citando
