Differenza ed Identità è un mio scritto uscito, oltre che su Camelot del Cuib Mikis Mantakas, anche su Ciaoeuropa, rivistra agrigentina diretta da Nino Amato.


Le cronache di tutti i giorni, ma anche le nuove tematiche culturali, i nuovi modelli di vita e le rinnovate tensioni sociali, conducono la nostra attenzione sul cambiamento epocale che coinvolge, non solo la civiltà europea, ma l’intera popolazione mondiale. Tale cambiamento radicale s’identifica col processo di globalizzazione, o meglio, di mondializzazione, che investe le sfere più disparate del vivere umano: uno sconvolgimento che tenta di destabilizzare le antiche e ancor radicate tradizioni dei vari popoli, che cerca di omologare tutto e tutti e che rappresenta uno degli ultimi fenomeni di quel processo plurisecolare di degenerescenza, che ha attecchito prima presso le civiltà d’Occidente, per poi diffondersi come un virus letale presso tutte le latitudini del globo. E’ importante, quindi, disquisire sul rapporto che uomini di diversa cultura, di diversa tradizione ed origine etnica hanno tra loro, sulla loro differenza, sulla loro identità; una ricerca, una riflessione alta sui termini differenza ed identità permetteranno di comprendere meglio gli accadimenti del quotidiano, che presi singolarmente e nella loro pura pragmaticità possono condurre a conclusioni errate e preconcette, quindi, di andare oltre la semplice e volgare “doxa”, per recuperare il senso originario e tradizionale della Realtà. Interessante, in merito, è il saggio “Mai senza l’altro” del religioso Michel De Certeau della comunità di Bosè, in cui con efficacia ed acutezza si analizza la conflittualità tra diversi, tra noi e l’altro. Punto centrale di tale riflessione è la tutela delle differenze come principio fondante di una cultura “per l’altro”, che l’autore individua come elemento essenziale della coesistenza civile: nessuno può far a meno dell’alterità, ma conservando e sviluppando la propria identità, rimanendo semper fidelis all’ammonimento dell’Oracolo di Delfi, sii te stesso! Si comprende, ci si confronta, si aiuta il diverso essendo e rimanendo se stessi, mantenendo la propria differenza, la propria originalità, anche a tutela della differenza e dell’originalità altrui. Sempre viva ed eternamente valida è, infatti, la regola romana del suum cuique tribuere, della fedeltà alla propria natura, dell’affermazione del proprio genio: sia a noi, sia agli altri deve essere chiaro che si deve volere e combattere solo per quello che si è, per recuperare la propria funzione e i giusti rapporti di coesistenza. E’ essenziale comprendere come il dialogo possa avvenire tra due identità ben definite, che non s’inquinino a vicenda. Tale principio è sancito e riconosciuto anche nel campo giuridico, quando, nell’ambito della filosofia del diritto, si analizza e si approfondisce il processo conoscitivo, che è alla base di ogni regolare ordinamento. In una dilatazione spirituale e metafisica, questo confronto investe, oltre la tradizionale differenziazione delle mansioni sociali – si pensi alle caste indù, alla Politeia platonica, ma anche alle corporazioni medioevali - il campo del nostro rapporto con la divinità, con il divino, che, come osserva giustamente De Certeau, ci appare come un estraneo, essendo, però, l’essenza più intima del nostro essere. Fondamentale sarebbe, a tal proposito, approfondire la corrispondenza diretta tra macrocosmo e microcosmo, come si palesa nel Vedanta e nelle Upanishad con l’identità primordiale tra Brahman e Atma o nel Tantra tra il divino Shiva e la potente Shakti, senza, soprattutto, soggiacere quanto detto dal Cristo: “Regnum Dei intra vos est”(Luca, XVIII, 21). Il maestro Julius Evola, che postula un ideale tradizionale di continuità fra l’uomo, inteso come vir, ed il Divino, ci chiarisce cosa si debba intendere per identità in senso metafisico: ”Impuro, in generale, va detto ciò che non è soltanto se stesso e da se stesso (Kath’autò), ma che un “altro” contamina. Dovunque vi è “altro”, vi è impurità: l’”altro” altera l’essere e lo rende impuro”. A tal punto lo Zarathustra nietzschiano c’illumina sul porsi con il diverso, con la nostra identità, il nostro essere: “La vostra anima cerca tesori e gioielli, perché la vostra virtù è insaziabile nel voler donare”. Lo sviluppo massimo della nostra interiorità divina, della sua volontà di potenza, quindi, deve intendersi, non come dominazione o aggressione, ma come reale presa di coscienza di se stessi in un mondo di alterità. La diretta corrispondenza tra differenza ed identità De Certeau la ritrova in molteplici situazioni dell’esistenza umana: dal Lavoro alla Famiglia, dalla Fede all’Amore. Si onora e si rispetta la diversità, tutelando il diritto all’identità, compenetrandosi in una visione organica del mondo e della vita, che ci vede tutte modalità differenziate di una stessa Creazione, o meglio di un’unica Manifestazione: era il significato del fascio romano e ancor più l’idea dell’Imperium, che riuniva sotto l’Aquila di Roma ed il simbolo iperboreo dell’ascia bipenne le divinità e gli uomini di quasi tutto il mondo allora conosciuto e che si esplicita nella meravigliosa costruzione del Pantheon. Questa è l’Idea Cosmica che infrange ogni settarismo, ogni intolleranza, ogni moderno tentativo di omologazione: è il Tutto concepito ordinatamente secondo la volontà degli Dei, e non in una panteistica indifferenziazione, che molto ha in comune col marxista materialismo ateo. Importante è, inoltre, la rilevanza che l’autore attribuisce alla lucidità, alla riflessione nella nostra condotta quotidiana, ma anche nel nostro cammino spirituale, a quello che è uno dei principi fondamentali e basilari di ogni tecnica di ascesi tradizionale, l’attenzione: l’essenzialità di essere sempre presenti a se stessi, per affrontare con piena coscienza le sfide della vita, sviluppando e praticando la patientia, romanamente intesa, cioè la costanza nel far dissolvere il velo ingannevole di Maya, per poter amare il senso magico-simbolico di questo mondo, nella sua Realtà, nella sua Molteplicità, nella sua Unità. Vi è l’obbligo, come Evola ci ricorda, di non essere psichicamente scissi, ma simbolo dell’unità interiore, come risultato di un processo di valorizzazione della propria personalità, resa indivisibile dalle radici, dalla Tradizione del proprio Popolo, della propria Terra, a cui ogni uomo appartiene. “Conoscere la persuasione e conoscere la dissuasione; conoscendo la persuasione e conoscendo la dissuasione, non persuadere e non dissuadere: esporre solo la realtà”(Buddha).
“Da ricco che era, si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua povertà”(2 Corinzi 8, 9).

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