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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito «la Rai Ha Oscurato Le Tute Blu»

    «LA RAI HA
    OSCURATO
    LE TUTE BLU»

    l grande sciopero dei
    metalmeccanici della
    Fiom, che ha raggiunto
    punte di adesioni altissime,
    non ha avuto alcun rilievo
    nei notiziari e nei
    telegiornali del servizio
    pubblico». Il segretario del
    Prc Fausto Bertinotti
    protesta contro
    l’oscuramento delle tute blu.
    «Si tratta di un episodio
    gravissimo - aggiunge -
    tanto di più se si pensa alla
    difficile situazione in cui lo
    sciopero si svolgeva». «C’è
    oggi un motivo di più per
    essere allarmati - conclude
    - di fronte ad una tendenza
    autoritaria che affiora anche
    su altri terreni. Quando si
    censura il lavoro, i
    lavoratori e i conflitti sono
    davvero in pericolo i pilastri
    della democrazia».

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    «LO SCIOPERO DEL 16
    È SOLO IL PRIMO PASSO»

    Intervista al segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini. «Incideremo
    sulla produzione delle imprese mirando alla disarticolazione»


    Il primo di una lunga serie.
    Lo sciopero delle tute blu
    dell’altro ieri non è stato
    certo “di testimonianza” come
    ha cercato di raccontare la
    stampa italiana. Al di là dei numeri,
    questa volta conta davvero
    la qualità dei temi sollevati.
    Due, innanzitutto, contratto
    nazionale e democrazia. Non a
    caso la Fiom ha chiesto un incontro
    allo stesso presidente
    della Repubblica Carlo Azeglio
    Ciampi. Paradossalmente, poi,
    la chiusura del contratto della
    scuola (a 147 euro per gli insegnanti
    e 93 per gli Ata) conferma
    la giustezza della posizione
    della Fiom. Fatte le dovute “proporzioni”
    c’è un abisso incolmabile
    con i 69 euro “ottenuti”
    da Fim e Uilm. Liberazione ha
    intervistato Gianni Rinaldini,
    segretario generale della Fiom.
    Avete dimostrato di non essere
    soli.


    Ora come andrete
    avanti?

    La giornata di ieri è stata indubbiamente
    difficile. I lavoratori,
    però, con la loro partecipazione
    hanno ribadito la assoluta
    non disponibilità a subire le
    conseguenze dell’accordo separato,
    sottolineando la necessità
    di sottoporlo al voto del referendum.
    Siamo solo al primo
    atto di un conflitto di lunga durata.
    Un conflitto che richiederà
    la definizione di forme di
    lotta e di mobilitazione che non
    I si esauriranno in alcune giornate
    ma che sappiano incidere
    sulla produzione delle imprese
    determinando anche una disarticolazione.

    Sbaglio, o i media vi hanno
    completamente ignorato?

    E’ incredibile come l’iniziativa
    dello sciopero sia stata oggetto
    di un oscuramento totale
    da parte degli organi di informazione
    televisiva, sia pubblica
    che privata. Di fatto, questo
    oscuramento sta ad indicare un
    esercizio antidemocratico dell’informazione.
    Insomma,si apre il periodo
    della lotta dura...
    Oltre alla questione della democrazia,
    i contenuti della nostra
    iniziativa saranno finalizzati
    contro la precarizzazione,
    l’orario di lavoro e verso un aumento
    salariale più consistente
    di quello definito da Fim e Uilm.
    Del resto, la conclusione del
    contratto nel settore della
    Scuola è l’ennesima conferma
    che l’accordo di Fim e Uilm è
    semplicemente l’accettazione
    della inflazione programmata
    dal governo. L’accordo separato
    dei metalmeccanici, invece,
    non difende nemmeno il potere
    di acquisto dei lavoratori.
    Non parliamo poi della questione
    della democrazia. I lavoratori
    e le lavoratrici devono
    avere il diritto di votare sugli accordi
    che li riguardano. I ferrovieri,
    per esempio, hanno deciso
    di fare il referendum.
    Naturalmente non è un caso...
    In questo, la Federmeccanica
    ha dato l’indicazione a tutte
    le categorie. Soprattutto su due
    punti: contratto puramente applicativo
    delle legge e, per quanto
    riguarda il salario, perfetta
    aderenza all’inflazione programmata
    del governo. Questo
    contratto separato, poi, prepara
    la revisione della struttura
    contrattuale del ’93. E costituisce
    l’applicazione alla lettera di
    quel che è scritto nel Libro
    bianco. E’ nel Libro bianco che
    viene ridisegnata la stessa funzione
    dell’organizzazione sindacale,
    che richiama in molti
    punti il modello anglosassane.

    Nelle vostre mobilitazioni
    avete sempre legato la vicenda
    contrattuale al referendum
    sull’articolo 18.

    L’estensione dei diritti è un
    elemento di grandissima rilevanza.
    Rappresenta, infatti,
    l’opposto delle scelte portate
    avanti dal governo e dalla Confindustria.
    La vittoria del Sì può
    contribuire ad aprire una fase
    completamente diversa. La vittoria
    del No non è affatto scontata.
    E’ per questo che si notato
    alcuni segnali di nervosismo e
    di ambiguità. La Confindustria,
    per esempio, è passata dal No a
    una non partecipazione. Credo,
    al contrario, che la decisione
    della Cgil di schierarsi a favore
    del Sì sia stato un fatto importante.
    Sono incomprensibili
    le scelte, anche personali,
    seppure legittime, di chi si è
    espresso per il non voto.

    Lo sciopero di ieri è andato
    piuttosto bene in tutto il gruppo
    Fiat,con qualche problema
    a Torino. Quale è il tuo commento?

    Non c’è dubbio che in alcuni
    stabilimenti Fiat l’andamento
    dello sciopero ha segnalato alcune
    difficoltà che pesano.
    Penso soprattutto agli effetti di
    ricatto che agiscono in alcune
    situazioni difficili. Torino, non
    lo dimentichiamo, è sempre
    più avviata nel ridimensionamento.
    I dati del bilancio 2002 e
    del primo trimestre del 2003
    che riguardano il gruppo Fiat
    dimostrano che c’è una situazione
    disastrosa.

    FABIO SEBASTIANI
    f. sebastiani@liberazione. it

  3. #3
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    Predefinito

    Lotte in corso

    Pubblico impiego in piazza

    Domani una bella fetta del
    pubblico impiego sarà in
    sciopero. Incroceranno le braccia i
    lavoratori e le lavoratrici della
    Sanità, delle Autonomie Locali, delle
    Agenzie Fiscali, degli Enti Pubblici
    non Economici (come l’Inps) e della
    Presidenza del Consiglio dei
    ministri. Un milione e
    quattrocentomila addetti circa, che
    attendono il rinnovo del contratto da
    diciassette mesi. Da quando, cioè, il
    governo concluse un accordo
    quadro con Cgil Cisl e Uil. Sponsor,
    fu il vice presidente del Consiglio
    Fini. Solo il comparto dei ministeri e
    quello della scuola, però, sono
    riusciti a firmare il relativo contratto
    di settore. Per gli altri, quelli che
    saranno in sciopero domani con 120
    sit in in tutta Italia, è cominciata una
    lunga ed estenuante attesa. Che
    rischia di trasformarsi una “coda”
    velenosa. Il ministro Tremonti,
    infatti, in più di una occasione ha
    prospettato la possibilità di un
    contratto aperto sine die. La torta
    delle risorse disponibili - è questa la
    sua tesi - se la son mangiata i primi
    arrivati. Per gli altri non rimangono
    che le briciole. Sempre nella stessa
    finanziaria che assegnava le risorse
    per l’accordo quadro, poi, sono stati
    apportati dei tagli piuttosto
    draconiani proprio agli enti locali e
    alla sanità. Lo scontro, quindi, sarà
    inevitabile. I sindacati si stanno
    preparando, unitariamente, al
    peggio.
    La mobilitazione di domani
    interesserà 120 capoluoghi di
    provincia con manifestazioni che si
    concentreranno nei pressi delle sedi
    istituzionali più significativi: Regioni,
    Anci, Upi e Enti Pubblici «che si
    nascondono dietro il Governo e non
    si assumono il loro ruolo autonomo
    di presentare direttive in modo da
    avviare le trattative», scrive la Cgil
    in un comunicato. «A maggior
    ragione dopo il contratto della
    scuola - sottolinea Laimer Armuzzi,
    segretario generale della
    Cgil/Funzione pubblica - lo sciopero
    di lunedì assume un rilievo
    particolare in quanto si rafforza la
    tendenza disegnata da Tremonti sui
    contratti più centralizzati».
    «L’attacco di Tremonti - aggiunge - è
    al contratto in quanto tale». «Il
    consenso - conclude - è un tema
    importante di questo sciopero in
    quanto con questo governo le
    relazioni sindacali si misurano sui
    rapporti di forza». Per Carlo Podda,
    segretario della Fp, «è ridicolo
    pensare che bastino indiscrezioni e
    vaghissime promesse di direttive,
    che riguarderebbero peraltro una
    piccola parte di lavoratori, per
    fermare la lotta dei dipendenti
    pubblici».
    FA. SEBA.

 

 

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