Bossi-Fini, ci sono i preti “disubbidienti”
di Paul Talisker
Chi ha detto che i “disobbedienti” sono solo quelli di Casarini? I giovani, pronti a scendere in piazza ogni qualvolta si tratta di difendere gli immigrati clandestini, da qualche tempo hanno degli agguerriti concorrenti. Niente “tute bianche” questa volta, ma tonache nere. Sono i sacerdoti che hanno dichiarato guerra alla legge Bossi-Fini.
Lontanissimi i tempi nei quali al passare dei cortei di sinistra si potevano sentire slogan come: “Se vedi un punto nero spara a vista, o è un prete o è un fascista”.
Oggi, anche il Don è compagno, ma solo se non nasconde di sposare certe posizioni. L’Unità ha dato ampio spazio alle opinioni di questi “buoni pastori”. E intervistandoli sulla nuova disciplina dell’immigrazione e chiedendo se la rispetteranno o meno. «Obbedirò solo al Vangelo», fa sapere Don Cesare Lodeserto, direttore del Centro di accoglienza Regina Pacis di Lecce. Sostenendo che, «la carità è provocazione e sfida, ma soprattutto esaltazione della coscienza che sa di dover essere libera, anche dalla consapevolezza della trasgressione». Di “disobbedienza” parla, Don Armando Zappolini (presidente della Comunità aperta di Pisa) che come Don Antonio Trevisol (parroco di Varago di Maserada - Treviso), darà “ospitalità a tutti”. «Continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto - ha detto Don Zappolini - mettendo in atto una resistenza e una disobbedienza civile, per dare risposte a chi ne ha bisogno».
Per Don Sergio Pighi, fondatore della Comunità dei Giovani in Veneto, “la Bossi-Fini è antiumana”. «Io - ha detto - rispetto le leggi dello Stato, ma quando sono in contrasto con quelle del Vangelo non posso che violarle».
Più sfumate altre posizioni che, pur rimanendo critiche, parlano di un’obiezione solo morale alla nuova norma. In questa direzione, i commenti di Don Antonio Rugi, dei Padri passionisti di Caserta e Don Baldassarre Meli (Palermo). Sulla stessa linea che Don Giancarlo Perego, responsabile area nazionale Caritas, che spiega: «Non parliamo di obiezione di coscienza in senso giuridico, quanto piuttosto di una legge che non può essere accettata dalla coscienza di un cristiano».
Decisamente più duro, Don Vincenzo Marras, direttore del mensile Jesus, per il quale in merito, persino la Cei è stata troppo tenera: «Mi sarei aspettato una reazione più dura da parte della Cei. Invece Ruini ha espresso troppo timidamente le sue riserve. Da parte degli uomini di Chiesa mi aspetto un giudizio unanime verso un provvedimento anti-evangelico».




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