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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito L'Europa perde colpi....

    da www.lastampa.it

    " Bce, nel 2004 la crescita sarà più sostenuta
    La Germania è sull'orlo della recessione
    Nel 2003 la crescita della zona euro è all'1%
    L'inflazione è ora al 2%, preoccupa anche la Sars

    15 maggio 2003

    ROMA. Nonostante la ripresa che gradualmente dovrebbe rafforzarsi nel corso dell'anno, la Banca centrale europea ha tagliato la sua stima di crescita per la zona euro all'1% rispetto al precedente 1,4%.

    RISCHI PER L'ECONOMIA DERIVANTI DALLA SARS. Secondo la Bce con la fine della guerra in Iraq sono diminuiti i rischi al ribasso per la ripresa dell'economia, ma permangono altri rischi derivanti da squilibri macroeconomici accumulati in passato all'esterno dell'area euro e dai recenti timori destati dalla Sars.

    SI PREVEDE UN'ACCELERAZIONE DELLE ECONOMIE. Nel suo bollettino mensile di maggio la Bce, che parla di effetti positivi della fine del conflitto in Iraq sulle economie di Eurolandia, prevede un'accelerazione graduale delle economie dei Dodici nel corso dei prossimi mesi: così nel 2004 la crescita sarà più sostenuta. Anche in questo caso, però, la previsione viene rivista dal 2,3% della precedente stima al 2,1%.

    IN RIALZO LE PREVISIONI DELLA BCE. Quanto all'andamento dei prezzi, la Bce ha rivisto al rialzo le proprie previsioni e ora si aspetta un tasso d'inflazione del 2% nel 2003 (era dell'1,8% nelle previsioni precedenti) e un rallentamento all'1,7% nel 2004 (contro l' 1,8% precedente).

    LA GERMANIA SULL'ORLO DELLA RECESSIONE. L'economia europea appare destinata a un nuovo anno di stagnazione
    economica, portando la Germania sull'orlo della recessione e cancellando le speranze di ripresa dopo la fine della guerra in Iraq.
    Come riportato dal Washington Post, il consistente aumento dell'euro registrato negli ultimi tempi ha senz'altro contribuito ad appesantire questo quadro negativo, danneggiando la competitività delle esportazioni e aggiungendo un nuovo fardello alla non agile economia europea, già sofferente per gli eccessivi debiti delle società, le politiche monetarie restrittivie e problemi strutturali come l'elevato costo del lavoro.
    "

    Cordiali saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: L'Europa perde colpi....

    Originally posted by Pieffebi
    LA GERMANIA SULL'ORLO DELLA RECESSIONE.

    A differenza dell'Italia...

    In flessione l'industria, stazionari i servizi
    Istat: economia italiana vicina a recessione
    Calo dello 0,1% del Pil nel primo trimestre del 2003 rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno


    ROMA - L'economia italiana è vicina alla recessione. Nel primo trimestre 2003 infatti il Pil è aumentato dello 0,8% rispetto al primo trimestre 2002 ma è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Tecnicamente un Paese è in recessione quando il Pil cala per due trimestri consecutivi. Lo comunica l'Istat, precisando che si tratta di una stima preliminare. L'Istat ha anche rivisto il dato tendenziale del secondo trimestre 2002 (da 0,1% a 0,2%) e del quarto trimestre 2002 (da 1,0% a 0,9%).

    IN FLESSIONE L'INDUSTRIA - Il calo dello 0,1% del Pil, il peggiore dal'ultimo trimestre 2001, per l'analisi dell'Istat è da attribuire ad una diminuzione del valore aggiunto dell'industria, ad un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura e ad una sostanziale stazionarietá dei servizi. Inoltre c'è da considerare che nel primo trimestre 2003 si è avuta una giornata lavorativa in meno sia rispetto al quarto trimestre del 2002 sia rispetto al primo trimestre del 2002.
    15 maggio 2003

  3. #3
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    Continuiamo a lottare per l'ultima posizione, l'anno scorso ce l'hanno soffiata per un pelo, ma quest'anno ce la faremo!

  4. #4
    SENATORE di POL
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    da www.iltempo.it

    " QUESTA ITALIA FA INVIDIA ALLA GERMANIA


    di TOBIAS PILLER

    L'ITALIA affronta decisamente meglio della Germania la crisi economica. Anche lo stato d'animo degli italiani è più positivo di quanto si potesse immaginare considerato l'esiguo vantaggio che ha visto l'Italia nello scorso anno con una crescita economica dello 0,4% rispetto allo 0,2 della Germania. Senza dubbio gli italiani sono stati costretti a convivere con prospettive incerte. Con i 58 governi dal 1945 al 2000, il Paese ha assistito non solamente a continui cambiamenti di personale nelle preminenti cariche dello Stato, ma anche a momenti di paralisi politica.
    È difficile esigere crediti finanziari e risultano deboli anche i contratti ben formulati se una causa civile può durare anche vent'anni. Contraddizioni nel farraginoso intrico di leggi, ma anche estrosità nell'interpretazione legislativa fino all'evasione fiscale non fanno altro che produrre incertezza. Esiste la possibilità che l'Italia diventi troppo complicata e condannata a una continua lotta per la sopravvivenza, giacché da molte autorità non c'è da aspettarsi decisioni imminenti e le difficoltà possono essere risolte solo con "buone conoscenze". Sono banditi, però, lagne e musi lunghi. Si comprometterebbe la "bella figura" e il musone sarebbe etichettato come un perdente.
    Comportamenti come il risparmio dettato dalla paura e il rifiuto di acquisto non hanno preso piede, motivo per cui la domanda privata funge da elemento stabilizzante per la congiuntura.
    Inoltre contribuisce al rilassamento del clima l'intenzione del governo di provvedere ad una radicale riduzione di imposte e tasse. La tassa di successione tra parenti è stata eliminata; dividendi e interessi vengono tassati da diverso tempo con solo il 12,5 percento. Il capitale portato illegalmente all'estero può essere reintrodotto in Italia con una tassa al massimo del quattro percento. Attualmente il parlamento sta lavorando a una legge per la riduzione della tassa sul reddito con solo due scaglioni con il 23 e il 33 percento. Anche in Italia le riforme soprattutto su pensioni e mercato del lavoro segnano il passo. Tuttavia sono state abbattute le limitazioni per il lavoro interinale e i contratti di lavoro a tempo determinato, inoltre le piccole aziende con meno di 15 dipendenti sono già libere da molte catene. Alcuni dei problemi di riforma della Germania non sono esistiti in Italia: l'assistenza sociale per gli italiani in età lavorativa non esiste. L'indennità di disoccupazione viene pagata per un anno al massimo, e, gli ultimi sei mesi, con un importo pari al 30 percento dell'ultimo stipendio. I malati vengono assistiti da un sistema sanitario statale con un servizio perlopiù scadente, ma senza esplosione dei costi.
    Ma il vero e più importante strumento di bilanciamento dei momenti di crisi è costituito da milioni di piccole imprese. Non sono famose come la Fiat, ma in alcuni casi molto più vincenti. Nel cosiddetto "distretto industriale", dove si possono trovare centinaia o anche migliaia di piccole imprese dello stesso settore che collaborano in un fitto reticolo, si combinano in modo singolare competitività, creatività, alta specializzazione, vantaggi sui costi per grandi quantitativi e flessibilità delle piccole unità. La flessibilità di queste imprese è data spesso già semplicemente dal fatto che al loro interno lavorano molti familiari che non chiedono rappresentanti sindacali e condizioni speciali per gli straordinari e che nei momenti di difficoltà sanno stringere la cinta. Queste piccole imprese sono in grado di cambiare, a volte in una notte, strategie o gamma dei prodotti.
    Il segnale più importante del successo dei distretti industriali è costituito dal fatto che il modello dei giovani non è più l'impiegato statale o il dipendente della grande azienda, ma l'imprenditore autonomo di successo. Lo stesso vale anche per il sud. Certo molti critici obietteranno che l'economia italiana ha gravi lacune nel settore della ricerca o nelle strategie a lungo termine. Ciononostante gli italiani possono essere contenti della loro capacità di cavarsela giorno per giorno. Già nella ripresa economica degli anni novanta fu evidente che le piccole imprese dell'Italia riescono più velocemente di altre a sfruttare la congiuntura quando riprende.
    Traduzione Floriana Donati

    Editorialista apparso sul Frankfurter
    Allgemeine Zeitung

    martedì 13 maggio 2003
    "

  5. #5
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    Si hai proprio ragione il penultimo posto in europa e terzultimo tra i paesi industrializzati nel 2002 sono stati un ottimo risultato di cui andare fieri...

    Ma quest'anno li freghiamo tutti, l'ultimo posto non ce lo toglie nessuno, il nostro governo sta lavorando duramente...

  6. #6
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    Originally posted by Pieffebi
    Già nella ripresa economica degli anni novanta fu evidente che le piccole imprese dell'Italia riescono più velocemente di altre a sfruttare la congiuntura quando riprende.
    Il nostro si riferisce al boom di piccole medie imprese durante il governo dell'Ulivo, quando non solo c'e' stato il record di nuove imprese create, ma anche dell'aumento medio del fatturato (vedere il sole). Bei tempi....

    Oggi invece leggo: "In flessione l'industria, stazionari i servizi". Chissa' che significa...

  7. #7
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    Originally posted by Pieffebi
    Il capitale portato illegalmente all'estero può essere reintrodotto in Italia con una tassa al massimo del quattro percento.

    Bella conquista della civilta'! Grazie berlusco! L'evasione pero' non viene incentivata, nooooo

    Attualmente il parlamento sta lavorando a una legge per la riduzione della tassa sul reddito con solo due scaglioni con il 23 e il 33 percento.

    Si accettano scommesse, io dico che non lo faranno mai, non hanno un becco di un quattrino per finanziare la riforma, gia' stanno abbastanza inguaiati... Altre cartolarizzazioni in vista per metterci una toppa, altro che tagli alle tasse...

    inoltre le piccole aziende con meno di 15 dipendenti sono già libere da molte catene.

    Infatti la disoccupazione e' in aumento da 6 mesi a questa parte... Dopo che era SEMPRE crollata da quando e' stato introdotto il pacchetto treu

    Alcuni dei problemi di riforma della Germania non sono esistiti in Italia

    Si e' dimenticato del fatto che la Germania sta riducendo con successo il divario Est-Ovest, una cosuccia da nulla...

    Invece in Italia il divario Nord-Sud e' di nuovo in aumento (dopo che il sud era cresciuto piu' del centro nord per 4 anni su 5 con il governo precedente).

  8. #8
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    Parlando di competitivita', il piatto forte di questo governo, ecco cosa fanno i nostri eroi:

    Abbiamo perso 5 posizioni in un solo anno! Non male, non male davvero! E' solo il calo maggire per l'Italia (e per quasi tutti gli altri paesi) da quando e' pubblicata la statistica sulla competitivita'. Continuiamo cosi' che l'ultimo posto non ce lo toglie nessuno!

    FORZA BISCIONE! FACCE SOGNA'!



    In competitività, la Colombia batte l'Italia

    Secondo la statistica dell'Imd, il nostro Paese è retrocesso dal 12° al 17° dopo Giappone e Colombia. La Penisola brilla per pil pro-capite e telefonini. Giù per "efficienza governativa"

    GINEVRA – L’Italia non riesce a raggiungere la sufficienza in quanto a competitività. In un anno è scivolata dal 12° al 17° posto, persino dopo la Colombia (16°) mentre confermano la pole position, gli Usa seguiti dalla Finlandia. Tra i tanti fattori considerati dall'Imd, l'Institute for management development, fondamentali per il voto finale, la riduzione della tassazione e il completamento del processo di risanamento di bilancio, la semplificazione della pubblica amministrazione, la riforma del mercato del lavoro, il sostegno alle imprese nel processo di internazionalizzazione e l'aumento della spesa pubblica nell'istruzione e il sostegno alla ricerca. Sfide che l’Italia potrebbe vincere.

    Tutti i principali Paesi industrializzati figurano nei primi 10 posti, ad eccezione del Giappone (11esimo) e appunto dell'Italia, che nella 'pagella' e' superata anche dalla Colombia (16esima).

    A pesare sulla performance italiana invece è in primo luogo il fattore 'efficienza governativa', che vede la Penisola 23esima - sui 30 Paesi considerati nella categoria oltre i 20 milioni di abitanti - in netto arretramento dal 18esimo posto del 2002. Peggiora anche l''efficienza del business' (17esima da 12esima) e la performance economica (15esima da 13esima), mentre resta stabile la posizione per le infrastrutture (12esima). Nel dettaglio la Penisola brilla per gli abbonati ai telefonini, la produttività complessiva, il rapporto alunni-insegnanti, le strade, il pil pro capite, ma anche perché l'abuso di alcol e droghe non pongono problemi sul posto di lavoro e in generale per la qualità della vita. Tra le note dolenti figurano invece aliquote di tassazione, debito statale, ore lavorative, costo dell'elettricità, disoccupazione giovanile, popolazione attiva, come pure la qualità del trasporto aereo, la ricerca, l'insegnamento della scienza a scuola e anche il trasporto su acqua. In tutto sono 59 le realtà economiche, tra nazioni e regioni, recensite dall'Imd che pubblica la classifica dal 1989.

    Il Nuovo
    (14 MAGGIO 2003, ORE 8)

  9. #9
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    Il testa a testa con la Germania per l'ultima posizione si fa sempre piu' avvincente...

    In Germania il Pil si è contratto dello 0,2% nel primo trimestre 2003 rispetto ai tre mesi precedenti. Lo ha reso noto l'Ufficio federale di statistica, aggiungendo che su base annua si è verificata una crescita dello 0,5%. Il dato coglie di sorpresa gli analisti, che puntavano su un aumento dello 0,2% su base tendenziale. Nel trimestre precedente il Pil tedesco era rimasto invariato (-0,03% il dato non arrotondato).

  10. #10
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    da www.ilsole24ore.com
    Europa dei 12:
    " crescita zero I trimestre 2003 (stima rapida) -2-


    Radiocor - Bruxelles, 15 mag - La stima rapida del Pil
    viene resa nota a 45-48 giorni dalla fine del trimestre
    stimato.
    Eurostat continuera' poi a pubblicare i dati a 60-70
    giorni, 100 giorni e quelli definitivi a 120 giorni dalla
    fine del trimestre preso in considerazione.
    Per questa prima stima rapida erano disponibili solo i dati
    di Germania (Pil primo trimestre 2003 a -0,2%), Grecia
    (+2,9%), Italia (-0,1%), Olanda (-0,3%) e Regno Unito
    (+0,2%).
    Col-y
    "

    Cordiali saluti

 

 
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