La bugia al potere
di Claudio Rinaldi
Tempi duri per i rampolli di casa Berlusconi: Piersilvio, Marina, Eleonora, Barbara, Luigi. Papà Silvio, invischiato nel processo Sme, ha ricominciato a citarli avventurosamente nei pubblici discorsi. Il 13 maggio a Bari li ha definiti «belli, bravi e intelligenti», ricordando di aver giurato sulle loro teste di essere innocente. E il 16 a Palermo ha concesso il bis: «Sono perseguito per una cosa inesistente, io che ho giurato sui miei cinque figli che questa cosa è assolutamente campata in aria». Purtroppo per i suoi eredi, il Cavaliere ha mentito. Un giuramento in effetti ci fu, ovviamente a reti tv unificate, ma non c’entrava niente con l’affare Sme di cui oggi si parla. Fu pronunciato in tutt’altra occasione: all’indomani dell’avviso di garanzia per le presunte tangenti alla Guardia di finanza. Era il novembre 1994, vale a dire quasi due anni prima che il Cavaliere venisse indagato per la vicenda Sme.
Sulla tendenza del premier alla menzogna, Francesco Cossiga ha or ora rievocato l’illustre parere di Bettino Craxi: «Silvio non è un bugiardo, è uno che dice molte bugie come deve fare un venditore». La distinzione è ingegnosa. Per i cittadini però non è consolante sapere 1. che il capo del governo è un venditore, 2. che in quanto tale ha la lingua biforcuta. Sarebbe preferibile un minimo di serietà. Anche perché il vizietto non è innocuo: Berlusconi, a differenza dei comuni mentitori, possiede mezzi di informazione capaci di trasformare in verità incontrovertibile qualsiasi balla; e le sue bugie non influiscono su privati commerci, bensì sull’intera vita collettiva.
La cronaca degli ultimi giorni offre un vastissimo campionario di falsità. A proposito della Sme Berlusconi ha sostenuto di essersi intromesso nelle trattative per ordine di Craxi, mentre aveva negato tale circostanza per 18 anni; ha affermato di aver preso visione del capo d’imputazione soltanto nelle scorse settimane, mentre il dibattimento dura dal lontano 2000; il 5 maggio ha assicurato di non voler ostacolare lo svolgimento del processo, mentre poi ha fatto saltare cinque udienze consecutive con la scusa degli impedimenti istituzionali.
E la rassegna potrebbe continuare per pagine e pagine. Oltre alle bugie giudiziare, infatti, ci sono quelle storico-politiche. Berlusconi per esempio ha detto e ripetuto che il ribaltone del 1994 fu perpetrato dalla Procura di Milano, mentre in realtà l’autore fu Umberto Bossi; si è scagliato quotidianamente contro l’asserita politicizzazione della magistratura, mentre la dottoressa Luisa Ponti che lo sta giudicando non risulta avere particolari simpatie; ha accusato i suoi sparuti contestatori di piazza di essere manovrati da «un’opposizione illiberale», mentre Piero Ricca e gli altri ragazzotti sono con ogni evidenza cani sciolti; ha rivendicato anche ieri di aver attuato a puntino il suo strabiliante programma, mentre gli interventi su fisco e pensioni sono stati poco più che inezie e delle famose opere pubbliche non si è visto ancora nulla.
Adesso i migliori cervelli della Casa delle libertà e i peggiori dell’Ulivo si stanno spremendo intorno al lodo Maccanico, cioè a una nuova legge che metta le alte cariche dello Stato al riparo dai procedimenti penali. Ma anche qui tira aria di inganno. Per Berlusconi ormai il problema è risolto, giacché lo stralcio della sua posizione dal processo Sme gli dà modo di rinviare alle calende greche la resa dei conti. Se tuttora si insiste sul lodo Maccanico è soltanto per estenderne l’applicazione, al fine di salvare gli altri imputati da Cesare Previti in giù.
Quando la bugia è al potere, sugli uomini di buona volontà incombe il dovere di una sistematica operazione verità. È un compito di cui dovrebbero caricarsi sia la destra sia la sinistra, ed è per questo che fanno cadere le braccia le recenti balordaggini di Gianfranco Fini («Le toghe rosse condizionano la vita politica»). Ma è un compito difficilissimo, in un paese dove i mass media sono controllati dai bugiardi in misura preponderante.
Nel nostro piccolo proveremo a svolgerlo. I professionisti della politica, invece, nell’immediato hanno una sola strada: sfruttare con assiduità e con intelligenza i miseri spazi di comunicazione libera che rimangono, il che richiede che i difensori della verità parlino in termini molto più chiari e incisivi degli attuali. Quanto all’insieme degli italiani, è essenziale che affrontino tutte le prove elettorali, a partire dalle amministrative del 25-26 maggio, con spirito davvero unitario. La priorità è indebolire il fronte dei bugiardi, nella serena certezza che il paese merita di meglio.




Rispondi Citando
