Accusato dall'opposizione democratica di avere trascinato il paese in una guerra esagerando la «minaccia Saddam», George W. Bush è passato al contrattacco. Anche se non sono state ancora trovate armi di sterminio, il presidente degli Stati uniti ha difeso con forza la campagna militare per rovesciare il regime iracheno e ha liquidato come «revisionisti» quanti sono propensi a ridimensionare il pericolo che aveva costituito Saddam Hussein per la sicurezza degli Stati uniti, soprattutto dopo l'11 settembre del 2001. «Saddam Hussein nel 1991, nel 1998 e nel 2003 è stato una minaccia per l'America e il mondo libero. ha continuato a ignorare le richieste che venivano dal mondo libero, così gli Stati uniti e i loro amici e alleati hanno agito», ha affermato ieri il capo della Casa bianca parlando a una platea di imprenditori ad Elizabeth, nel New Jersey. «Ma una cosa è certa: Saddam Hussein non è più una minaccia né per gli Stati uniti né per i nostri amici né per i nostri alleati», ha aggiunto. Intanto però il Congresso Usa ha aperto i dossier dei servizi segreti sulle armi proibite di Saddam Hussein, da cui la Casa bianca ha tratto legittimità per la guerra. Ma Bush ha insistito: «Questa nazione ha agito contro una minaccia dal dittatore dell'Iraq. Adesso c'è qualcuno che vorrebbe riscrivere la storia. Li chiamerei storici revisionisti». Di fatto, le «ragioni» dell'amministrazione Usa sono cambiate diverse volte e ieri Bush ha evitato qualsiasi accenno alle armi proibite irachene. «Il modo migliore per difendere il nostro Paese è dare la caccia agli assassini, a uno a uno, e portarli davanti alla giustizia. Ed è ciò che l'America farà», ha detto Bush. Proprio ieri Rand Beers ha spiegato al Washington Post così le sue dimissioni dalla squadra anti-terrorismo del Consiglio per la sicurezza nazionale: «Nella guerra contro il terrorismo, il governo non rispetta gli impegni. Non ci ha reso più sicuri, ma meno sicuri». E l'esperto di anti-terrorismo lavora ora come consulente del senatore John Kerry, probabile candidato democratico nella sfida con Bush per le Presidenziali del 2004.




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