...e i serpenti.
Caro presidente del Consiglio, stavolta siamo noi a scriverle (noi del Foglio, scrive Ferrara sul numero di venerdì 23 maggio 2003).
Notiziole&veleni, veleni¬iziole: faccia molta attenzione ai serpenti che strisciano sotto le foglie e, pieni di liquidi tossici, vogliono stralciarla con un sibilo chiamato giustizia. Dalle cose che ha detto ieri in tv pare che lei sia consapevole della situazione, ma una ricapitolazione può essere utile.
Il tribunale di rito ambrosiano vuole chiudere il balletto del caso Sme con la condanna del premier in tempi record. L’organo del partito delle procure, Repubblica, le attribuisce il progetto delirante di un governo tecnico. F. Cossiga impazza e spettegola come nei suoi momenti migliori o peggiori. La danza della pioggia intorno al “triangolo istituzionale”, molto istituzionale e molto triangolo, è cominciata. L’Europa arcobaleno è lì bella e pronta per farle non festose accoglienze e prendersi le sue vendette.
Presidente, lei senza parere ne ha fatte più di Carlo in Francia. Ha americanizzato l’Italietta franco-tedesca. Non ha spartito equamente tra i poteri forti, come fecero i R. Prodi e i V. Visco con l’aiuto decisivo dei contribuenti, il bottino nazionale. Ha fatto nomi e cognomi nel corso di un processo, reato quasi penale nel codice d’onore della cosca di Palazzo. Ha dato all’opposizione, con la campagna di primavera seguita alla sentenza Previti, un liscia e busso di proporzioni immani, ristabilendo la verità della storia, e quelli temono sia la verità sia la storia allo stesso modo. Lei continua a essere uno scandalo di questo paese, in senso evangelico (pur non potendo ancora aspirare all’odore di santità). E qui da noi gli scandali finti si gridano, quelli veri si insabbiano, si ribaltano o appunto si stralciano.
Presidente, lei ha una sola forza: quel quid che lega la sua maggioranza popolare nelle istituzioni alla sua leadership, cioè le sue idee e la sua volontà di affermare il sistema dell’alternanza, di durare fino al 2006, di fare tutte le riforme necessarie (dalla devolution all’economia alla giustizia).
La condizione necessaria è di liberarsi dal ricatto giustizialista liberando tutti noi, e prima di tutto le istituzioni e il Parlamento. Si decida ad usare tutta la sua legittima forza politica, senza farsi turlupinare e intrappolare dai sapienti della Roma più cinica e trafficona, e blocchi subito con la solenne e inflessibile decisione di una maggioranza unita le tagliole pronte a scattare.
Se le dicono di abbassare i toni, li alzi. Se le dicono di fare un passo indietro, ne faccia due in avanti. Se le impongono i loro tempi, detti lei senza indugio il ritmo delle cose.
Non si distragga, resti padrone degli eventi. Non legga i sondaggi, legga bene la pelle dei serpenti.
saluti




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