dal quotidiano IL FOGLIO:

" Milano.
Gli avevano detto che il raid
contabile in procura era “atto
doveroso”. Ma Milano è Milano
L’ispettore: “Obbedisco”. Il signor Ispettore
del ministero del Tesoro, inviato a Milano
per verificare la “congruità contabile” delle
spese sostenute dalla procura
, non si dà
pace. Gli avevano detto che l’ispezione era
un atto doveroso e che un funzionario dello
Stato non deve mai guardare in faccia nessuno:
guai a lasciarsi intimidire, “ne va della
dignità delle istituzioni”. Nel giro di poche
ore invece, l’ispettore capo Salvatore
Barone si è ritrovato con le spalle nude, solo
e abbandonato. Il ragioniere dello Stato,
Vittorio Grilli, suo diretto superiore, gli ha
fatto sapere che la missione “si intende immediatamente
sospesa e rinviata a data da
destinarsi”. La legge è la legge, il governo è
il governo, ma Milano è Milano. E qui, al
quarto piano del Palazzo di giustizia, i magistrati
non accettano sguardi curiosi.
. Il
controllo di legalità, tanto amato e sbandierato,
vale sempre: ma per gli altri.
Come la trasparenza. Ai tempi di Mani
pulite veniva portata in processione:
quasi fosse una madonna
dei rimedi, da invocare ogni
giorno, nei comuni e nei ministeri,
per redimere i peccati
della pubblica amministrazione.
Ma quando l’ispettore Barone
ha chiesto al procuratore
reggente, Ferdinando
Vitiello, di aprire
cortesemente i libri
contabili e mostrare le
pezze d’appoggio, il santino
della trasparenza è
volato via. Di colpo. E’ bastato
che Vitiello opponesse
la più banale
delle scuse, il solito
pianto sulla mancanza
di personale - “il
vuoto di organico minaccia
intollerabili disservizi”
– perché da Roma partisse
immediatamente l’ordine
della ritirata. “Condivido le sue motivazioni,
sarà mia cura formalizzare la sospensione”,
gli ha risposto immediatamente
il ragioniere generale, Grilli. Che è un
autorevole uomo delle istituzioni, un teorico
della separazione dei poteri, un grand
commis d’Etat.
Povero ispettore. Nella sua lunga carriera
un dietrofront così non l’aveva mai visto.
Ha controllato le spese di caserme e ambasciate,
di tribunali e corti d’appello, senza
mai indietreggiare: “Il principio d’autorità
non lo consente”. Ma Milano è Milano. E lui
avrebbe dovuto immaginarlo già mercoledì
scorso, quando il ministro Giulio Tremonti,
di fronte ai musi storti dei magistrati milanesi
si era affrettato a prendere le distanze,
scaricando tutto su Grilli
. Il quale, povero
lui, ha dovuto riparare.
Peccato. E’ dal 1997 che la procura milanese,
diretta fino a sette mesi fa da Gerardo
D’Ambrosio, non subisce una “verifica contabile”.
In tutti gli altri uffici giudiziari, gli
ispettori arrivano ogni tre anni
. Ma non per
sapere se quella intercettazione telefonica
era necessaria o no: queste scelte appartengono,
appunto, all’indipendenza della
magistratura. Vogliono semplicemente verificare
se c’è la fattura, se il prezzo pagato
è giusto o se qualcuno ci ha fatto la cresta.
Ordinaria amministrazione, nulla di più.
Ma qui, al quarto piano di Palazzo di giustizia,
non sopportano neppure questo.
Cinquanta milioni di euro
Milano amministra ogni anno cinquanta
milioni di euro, il doppio di Roma
. La somma
più consistente, circa 40 miliardi di vecchie
lire, copre le spese per le notifiche, le
trasferte, i rimborsi ai testimoni. Poi ci sono
le intercettazioni telefoniche e ambientali
che – all’anima della privacy – toccano
i 20 miliardi, lira più lira meno. Ma il giro
vero dei soldi, 25 miliardi, va a una ristretta
cerchia di professionisti raggruppati sot-to
una generica voce: periti. C’è il perito che
sbobina l’intercettazione telefonica, quello
che ricostruisce un giro bancario, quello a
cui si affida la valutazione di un bene, magari
per sapere se è stato venduto o svenduto.
Il caso più clamoroso si intesta alla
Kpmg, incaricata dal pool di passare a setaccio
i bilanci di 30 società che hanno avuto
comunque a che fare con la Fininvest.
Per rispondere agli 8 quesiti del sostituto
Francesco Greco, gli esperti della Kpmg
hanno scritto 1.000 pagine in 3 anni. Per la
modica cifra di 5 miliardi e 682 milioni di lire.
Tutto in regola? Certamente sì, anche se
D’Ambrosio grida allo scandalo solo perché
se ne parla. Ma i periti, soprattutto in certe
procure, sono un corpo d’élite
. Per avere
l’incarico non è necessario un concorso. Basta
avere – e soprattutto coltivare – la fiducia
del magistrato. E l’assegno arriva anche
se una complicazione processuale rende
inutile la perizia
. Accadde nel ’95. Romano
Prodi, ex presidente dell’Iri, era sott’inchiesta
a Roma per la vendita della Cirio.
Ma alla vigilia del rinvio a giudizio (altro
che Cirami) fu approvata una legge che in
quattro e quattr’otto modificò l’articolo 323,
quello dell’abuso di ufficio, e segnò la fine
automatica del procedimento
. Il perito che
avrebbe dovuto esaminare i bilanci della Cirio era il ragioniere Renato Castaldo, na-poletano.
Gli dissero che la perizia non era
più necessaria. Ma gli liquidarono lo stesso,
come da parcella, 600 milioni di lire.
".

? Ma non dicevano i togati milanesi che chi non ha nulla da temere.....

Saluti liberali