| Mercoledì 2 Novembre 2005 - 133 | Ugo Gaudenzi |

Giuliano Ferrara questa volta c’è riuscito. E’ riuscito a riprodurre in vitro e in atomi, nell’Italietta, quella santa alleanza di Jalta (tra Churchill, Roosevelt e Stalin) che decise e benedisse, alla fine della seconda guerra mondiale, la nascita forzata di uno “Stato” israeliano su un territorio, la Palestina, da predare agli arabi.
La lista delle adesioni alla sua manifestazione del 3 novembre “in difesa di Israele” con tanto di fiaccolata di fronte all’ambasciata dell’Iran a Roma per censurare le dichiarazioni del presidente di Teheran Mahmud Ahamadinejad (‘Israele deve essere cancellato dalla carta geografica’), si allunga di tutto e di più. Marrazzo al fianco di Formigoni, Fini al fianco di Fassino, Pannella assieme a Calderoli, Rutelli con Bondi e chi più ne ha più ne metta. Unico convitato di pietra, Bertinotti, che, da buon cerchiobottista, ha parlato di “sacrosanta difesa dello Stato di Israele” e di possibile partecipazione alla manifestazione se si farà cenno alla necessità di costruire (magari in un angoletto sperduto della ex Palestina) anche uno Stato per gli autoctoni palestinesi sopravvissuti all’occupazione sionista (nel nome dell’ipocrita parola d’ordine accettata da tutti, soprattutto da Washington, ma anche da Tel Aviv…: “due popoli, due Stati”).
D’altra parte “gli ebrei romani verificheranno chi parteciperà e chi no” e questi ultimi ‘saranno considerati nemici non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani’, parola di Riccardo Pacifici, portavoce della comunità romana. Dunque il reato di “lesa Israele”, sic et simpliciter, per Pacifici equivale a professare un antisemitismo generale e totale. Magari da perseguire a colpi di legge Mancino… Meno male che altri esponenti della comunità ebraica romana sono più cauti – come Victor Majar – e criticano, perché “controproducenti”, queste demonizzazioni e la stesura di tali liste di proscrizione.
Noi, da parte nostra, critichiamo la sostanza stessa della manifestazione anti-iraniana.
Non è un crimine dichiarare la verità storica, e cioè che Israele è uno Stato artificiale innestato con la forza in un tessuto nazionale estraneo.
Non è nemmeno un delitto sottolineare che lo Stato israeliano, imposto sul territorio palestinese dai vincitori della seconda guerra mondiale tramite l’Onu, sia di fatto un’entità fondata sulla discriminazione confessionale ed etnica.
Soprattutto non è un “delitto” dichiarare l’inesistenza di una legittimità di Israele quando l’unica realtà esistente, dal 1948 ad oggi, nel Vicino Oriente, è il permanente stato di guerra tra arabi depredati e israeliani predatori della terra dei palestinesi.
Ferrara & C. sanno di avere torto marcio. E perseverano.
u.g