Lunedi 16 Giugno 2003 - 13:07 Maria Lina Veca
Contrordine compagni, sul caso Moro tutto è chiaro.
“Come è possibile - si chiede Falco Accame, che da anni si occupa del delitto Moro – che l’Università metta in scena una simile pagliacciata?”
La domanda nasce spontanea al termine di un incontro-dibattito sul caso Moro, l’11 giugno alla Facoltà di Sociologia a Roma, presto trasformato in una sorte di “happenning”.
L’incontro era “moderato’’ (si fa per dire) dal Professor Massimo Canevacci, docente di Antropologia Culturale, relatori Satta, autore del “ponderoso” (come numero di pagine..) volume dal titolo “Odissea nel caso Moro”, il Senatore Flamigni (“La tela del ragno”), il regista Renzo Martinelli (“Piazza delle cinque lune”), il giornalista Colombo de “Il Manifesto”. Sono intervenuti Falco Accame e Maria Fida Moro.
Fin dalle prime battute, il pensiero del “moderatore” (le virgolette sono d’obbligo, dato il comportamento del Canevacci) è espresso in tuttala sua chiarezza: è esistita una dietrologia di sinistra, esiste oggi una dietrologia di destra, in verità sul caso Moro non c’è nessun mistero...
Lo scriveva anni fa Giorgio Bocca: “Il caso Moro si compone di un tragico accaduto e di ciò che uomini politici, mitomani, magistrati che campano di misteri vi appendono sopra. Abbiamo sentito uno di essi, il dottor Priore, dire che il più fitto mistero regna ancora sulla origine delle BR. E noi che pensavamo di averne scritto la storia.”
Il Canevacci il Satta e il Colombo creano presto nella conferenza un “fronte” dell’antidietrologia, apostrofado la gente in sala con frasi del tipo “Lei, signora, la smetta di provocare, stia zitta che non capisce niente di quest’argo-mento”, e contrapponendosi alla platea con un’arroganza ed una prepotenza tali da far esclamare ad Accame: “Come si può far fare il moderatore ad un professore che in partenza dichiara che il film di Martinelli è una schifezza, dando del cretino a chiunque, nella platea o altrove, non la pensi come lui!” Tra l’altro il dibattito, annunciato come imperniato sul film “Piazza delle cinque lune”, è stato in realtà una “promotion” (del tipo “consigli per gli acquisti”) del libro di Satta.
E, parlando del libro di Satta, Accame diceva nel suo intervento “Il libro di Satta (annunciato e riassunto, all’inizio del convegno, dalla voce suadente di un’attrice, tale Flavia Di Domenico, con una prassi quantomeno anomala per uno scrittore...) entra forse nel genere del romanzo - o del “burlesque”... - quando afferma che Moro, poverino, non aveva segreti? Ma Moro è colui che conosceva i segreti delle armi da usare contro la guerriglia, i segreti di Capo Marrargiu, della base di Poglina, di Consubim, del piano Demagnetize...per dirne solo alcuni.
Siamo al ridicolo, come quando Colombo, Canevacci, Satta. si affannano a dire, con accenti diversi ma con la stessa sostanza, che non ci sono stati errori rilevanti nella conduzione delle indagini, né nel comportamento dei servizi segreti...si, forse qualche erroruccio, ma non voluto, non per dolo, magari per inespericnza, per incapacità. Siamo veramente al ridicolo. Come quando affermano, con serena incoscienza, che i servizi segreti non erano alle dipendenze di nessuno!
“Se ogni libro ha un “mandante” - dice Accame - è chiaro che il “mandante” di questo “romanzo d’archivio” va cercato in qualche apparato di casa nostra, che forse ha provveduto a dar vita alla sceneggiata dell’altra sera, tanto maldestra da suscitare ilarità, grazie anche al “moderatore-provocatore”...
E per venire alle inesattezze contenute nel volume di Satta, eccone alcune, fra le molte, sottolineate da Falco Accame: sull’addestramento delle BR in Cecoslovacchia, “non è vero che non se sappia nulla, ci sono le testimonianze dell’agente “Franz”"; su “Moro morto”, “non è vero che era interesse di tutti avere Moro morto, un Moro vivo sarebbe stato una pedina esplosiva contro il “partito della fermezza”"; sulla riforma dei servizi del ‘77, non è vero quanto dice Satta, la riforma introduceva una novità importante “anti-golpe”. Chi entra nei servizi perde lo status di ufficiale di polizia, non può arrestare nessuno e non può sparare, “può solo fare lo spione”; e per quanto riguarda “l’indipendenza dei servizi”, persino Cossiga dichiarava al Corriere della Sera nel ‘93: “Solo gli Usa controllovano il SISMI”!
Forse qualcosa di più interessante verrà dalla presentazione de “La P2 è viva e lotta in mezzo a noi”, il 19 giugno, alle 18.00, a Roma presso la Fondazione Basso, il nuovo libro di Francesco M. Biscione. L’autore, “impressionato” dall ‘inchiesta sullo statista Dc realizzata dal cronista parlamentare, Paolo Cucchiarelli, ha dato alcune anticipazioni al sito Clorofilla.
"Ho scoperto - ha detto l’autore - alcuni aspetti poco noti del potere in Italia negli anni Settanta, ma sono riuscito a capire anche il drammatico bilico nel quale Aldo Moro si era trovato nel voler compiere un’operazione cosi controcorrente - ancorché obbligata, dal punto di vista del sistema politico italiano - come quella di portare il Pci al governo.
Per rispondere alla sua domanda in senso stretto, in Aldo Moro, e non solo negli scritti del “carcere del popolo”, ho trovato la più elevata e lucida consapevolezza su quali fossero il destino, la missione e i vincoli del partito democristiano. Una delle più acute e affascinanti descrizioni del sommerso si deve proprio a lui.” E sul libro di Satta:” Il libro di Vladimiro Satta è stato scritto nel tentativo di chiudere la querelle con la disfatta della dietrologia. La sua minuziosa ricostruzione documentaria in verità fa acqua da tutte le parti. L’autore ha qualche ragione nel criticare vari aspetti della dietrologia, ma quando tira le somme e propone una rilettura dell’intera vicenda, il risultato è desolante e, quel che più conta, arbitrario e “ideologico”. Satta non si rende conto che la documentazione finora emersa consente - senza fare alcuna violenza nè alla logica nè alle carte - una ricostruzione del tutto diversa da quella che
vede le Br in una lotta senza quartiere contro lo Stato e questo tutto proteso alla liquidazione del terrorismo. Per le informazioni e la documentazione di cui disponiamo, pare a me quasi certo che settori degli apparati conoscessero la dislocazione territoriale delle Br, compresa la prigione di Moro, durante il sequcstro e che,come sostenuto a suo tempo da Giovanni Pellegrino, attorno al "carcere del popolo" si sia svolta un'intensa trattativa".
Anche noi, nonostante il “romanzo d’archivio” di Satta, nonostante la prepotenza del "moderatore” immoderato Canevacci e del giornalista Colombo, nonostante le tranquillizzanti affermazioni che non c’e niente da scoprire, niente di segreto, che Moro non sapeva nulla e pertanto nulla poteva dire, continuiamo a credere che esiste un “sommerso della Repubblica” che ha deciso la condanna a morte di Aldo Moro.
E saremmo volentieri andati via dalla sala prima della conclusione, come ha fatto il regista Martinelli, arrivato al limite della sopportazione.
L’unico motivo che ci ha trattenuto è stato quello di ascoltare le poche, dure, semplici parole di Maria Fida Moro, che ha portato nel dibattito l’unica nota di dignità e di umanità, richiamando al rispetto per la vita e la morte di suo padre, e concludendo, con una comprensibile amarezza: “Tutti quelli che hanno cercato la verità sul caso Moro hanno subito ripercussioni nella loro vita, hanno imparato a convivere con il dolore e con il pericolo, hanno rischiato personalmente. Un rischio che - ha detto la figlia di Moro rivolgendosi al Canevacci, al Satta, al Colombo - voi non correte di certo.”
Rinascita




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