Riccardo Orioles:
Internet. Un giovane dissidente cinese, Wi Qi, e' finito in galera per
aver messo su un sito la lista delle persone scomparse dopo essere
state "invitate" dalla polizia. Poche settimane fa due giovani hackers
americani sono stati condannati per aver messo in rete informazioni che
consentivano di evadere il "pizzo" imposto sulla musica dalle majors
dei Cd. Nel primo caso l'accusa formale e' di "sovversione", nel
secondo di attentato ai profitti delle multinazionali. Il meccanismo e'
lo stesso. L'internet e' libero, e fa paura. Scrivere su un sito costa
appena un po' di piu' che scrivere sui muri ma e' infinitamente piu'
efficace. I padroni del mondo, quando e' stata inventata la scrittura,
debbono aver provato un panico molto simile a quello dei padroni di
ora, di fronte a un mezzo alla portata di tutti, di tutti i cervelli e
di tutte le verita'. Chissa' quanti hacker saranno finiti nelle miniere
di sale, a quel tempo, per uso abusivo dell'alfabeto.
Qualche settimana fa su Repubblica e' uscito un bellissimo articolo di
Valentini, che oltre ad essere un giornalista e' anche manager di una
societa' che si occupa, guarda caso, di vendere pubblicita' e contenuti
in rete: il web e' un casino, ci vogliono leggi dure, basta con le
e-mail gratuite, facciamole a pagamento. In Spagna c'e' gia' una legge
che restringe i contenuti giornalistici sull'internet, ed e'
considerata un modello per una futura legislazione europea. In America
o in Cina affrontare determinati problemi sul web porta gia' in galera.
In Italia tutta l'informazione e' ormai concentrata nelle mani di una
mezza dozzina di proprietari, non di piu'. Molte notizie escono assai
sbiadite, o non escono affatto. E non e' solo Berlusconi a censurare ma
anche Caracciolo, Romiti, Caltagirone, Ciancio, Agnelli.
Periodicamente, campagne "d'opinione" mirate vengono lanciate a freddo
per conseguire questo o quell'obbiettivo politico o industriale:
"domani piove" puo' significare semplicemente che la proprieta' del
giornale produce d'ombrelli. L'informazione libera, distinta dagli
interessi economici, non esiste piu'. La stessa Cnn ha ormai
formalmente adottato regole di autocensura. Restano i giornalisti
singoli, quando hanno visibilita' (ricordate la campagna contro
gl'inviati Rai "filosaddamiani"? Beh, e' solo una delle tante), e resta
l'internet. Per esempio, queste righe.
La rubrica che state leggendo esce ormai da quattro anni, ed esce in
condizioni davvero strane. L'autore non e' un simpatico fricchettone,
ma un vecchio giornalista professionista: con fonti, dunque, mestiere e
capacita' d'analisi tali da conseguire una credibilita' non inferiore a
quella dei media ufficiali. Dieci anni fa, questa rubrica non sarebbe
potuta uscire: non avrei avuto i soldi, semplicemente, per fare un
giornale da solo. Sarei stato non solo personalmente emarginato (il che
riguarda me) ma proprio costretto al silenzio: il che riguarda voi,
perche' una notizia o un'opinione in meno impoveriscono tutti. Con
l'internet invece posso parlare. Debbo solo accettare la condizione
esistenziale di emarginazione ecc. a cui questo tipo di giornalismo
oggi costringe; ma tecnicamente posso far viaggiare opinioni e notizie
in un ambito sufficientemente esteso da essere utilizzabili dai
lettori. Posso fare giornalismo, insomma. Condivisibile o meno, bello o
brutto, ma sicuramente libero da interessi esterni: per me, "domani
piove" vuol dire proprio che secondo me piovera', non vendo ombrelli.
Poi puo' anche darsi che faccia bel tempo: in questo caso avrei scritto
una cazzata (e i lettori me la farebbero pagare) ma avrei sempre fatto
giornalismo, non pubblicita' o propaganda. Ritengo che a lungo andare
questo paghi.
Come giornalista, in questo momento sto difendendo la liberta' e la
varieta' d'informazione su cui storicamente si e' caratterizzata la
nostra civilta' occidentale. La sto difendendo da solo (non e'
esattamente cosi': ma semplifichiamo) e posso farlo perche' ho
l'internet. Se mi tolgono l'internet non posso farlo piu'. Siccome
questa situazione e' evidentemente strana e scomoda, e cozza con tutto
il meccanismo economico esistente, allora debbono togliermi l'internet:
cosi' in un posto mi arrestano per sovversione, in un altro mi danno un
milione di multa per attivita' anti-major, in un altro ancora mi
lasciano in teoria parlare ma impongono una tassa a chi mi legge. Tutte
queste cose in realta' sono gia' successe agli albori del giornalismo
moderno (re Carlo, nell'Inghilterra di Defoe, mise una tassa sui
torchi) e non hanno avuto infine grande importanza perche' il pubblico
vigilava e stava attento. Il pubblico era una classe nuova - la
borghesia - e voleva novita': vere, ogni giorno, e libere. Cosi', state
attenti anche voi: la liberta' di stampa siamo noi, tutti insieme. Noi
giornalisti (saremo un centinaio i giornalisti in tutt'Italia, in
questo momento) facciamo la nostra parte ma voi, cittadini-lettori,
fate la vostra.




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