Svegliati all' alba dall' ululato delle sirene, i cittadini della Capitale e del contado hanno appreso da tv e radiogiornali la ferale notizia: i comunisti sono andati al potere!
Subito è stato un fuggi fuggi generale. Chi disponeva di mezzi di trasporto ha caricato in fretta e furia alcune masserizie dirigendosi poi verso la più vicina consolare. Con il risultato che già alle 8 di mattina le vie in uscita da Roma erano tutte intasate.
Ora la città è semideserta, le serrande abbassate, i pochi passanti si affrettano verso casa, altri corrono ai supermercati per far incetta delle ultime prelibatezze capitaliste, prima che la dieta che i bolscevici imporranno a tutti, fatta di cavoli rape e zampette di porco, le trasformi in ricercatezze da borsa nera.
In piazza S. Pietro si approntano gli ultimi cavalli di Frisia che si spera serviranno ad impedire alla cavalleria cosacca di abbeverare i propri destrieri alle Sacre Fontane. Una moltitudine di suorine si son proposte come scudi umani offrendo il petto denudato ai barbari invasori.
Già agli angoli delle vie sono apparsi i primi cambiavalute abusivi intenti a smerciare a strozzo rubli, la valuta dei comunisti, in cambio degli ormai inutilizzabili euro.
Un clima di attesa, gravido di palpabile sgomento è calato sulla città: quali saranno le prime misure repressive adottate dai rossi? Certo verranno chiuse le sedi di partiti e giornali cidiellini. Certo verrà abolita la proprietà privata. Certo imporranno a tutti di indossare qualche grigia uniforme vietando gli abiti griffati. Domande angoscianti corrono di bocca in bocca: i campi di rieducazione dove verranno ubicati? gli internati verranno almeno trattati umanamente e secondo la convenzione di Ginevra come fanno gli americani a Guantanamo?
Cosi, mentre gli ultimi oppositori si danno alla macchia, chi può si sintonizza, di nascosto, sulle frequenze di radio Arcore per ascoltare la voce di Colui che pur ci aveva messo in guardia portando al governo alcuni ex-post-ancora comunisti, i Frattini, i Pecorella, i Bondi, affinché la loro totale inefficienza ed inaffidabilità democratica ci servisse da esempio ammonitore.
Silvio, potrai mai perdonarci per non averti dato retta?

Gianni Guelfi