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  1. #11
    Re del Fondoscala
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    Predefinito Il piano

    Originally posted by Paolo82
    Hai letto il piano?Io no,quindi non ne parlo.

    Quando ne sarà approvato uno che rimanda tutti i coloni a calci in culo entro i confini del '68,con Gerusalemme capitale di due stati si potrà discutere quanto vuoi.

    Il piano dell'amministrazione Bush concordato con Russia, Ue, ONU prevede un processo a tappe ed obiettivi con date, parametri, indici di riferimento verificabili dal Quartetto. Il traguardo è posto nel 2005, come anticipò il presidente americano già nel discorso del 24 giugno 2002 e come confermato dalle controparti russe, europee e delle Nazioni Unite nelle dichiarazioni del 15 giugno e del 17 settembre 2002.
    La soluzione dei due Stati al conflitto israeliano-palestinese sarà realizzata soltanto attraverso una conclusione delle violenze e del terrorismo (quando il popolo palestinese avrà una leadership che agisce con decisione contro il terrore ed in grado di sviluppare una democrazia basata su tolleranza e la libertà) e attraverso la prontezza di Israele nel fare ciò che è necessario per uno Stato palestinese democratico; con l'accettazione libera e inequivocabile da entrambe le parti i dell'obiettivo di negoziato come descritto nelle righe seguenti. Il Quartetto sosterrà l'implementazione del a cominciare dalla fase 1, comprese le discussioni dirette fra le parti. Il programma ha stabilito una timeline realistica per l'esecuzione. Tuttavia, poiché si tratta di un programma orientato al risultato, richiederà e dipenderà dagli sforzi in buona fede delle parti e dal loro rispetto degli obblighi descritti. Se le parti assolveranno velocemente i loro obblighi, il progresso verso le fasi successive può avvenire più rapidamente di quanto indicato nel programma. La mancanza di conformità agli obblighi impedirà il progresso nel Piano. Uno accordo negoziato fra le parti provocherà l'istituzione di uno Stato palestinese indipendente, democratico che viva parallelamente nella pace e nella sicurezza con Israele e gli altri Stati vicini. L'accordo risolverà il conflitto israeliano-palestinese e concluderà l'occupazione cominciata nel 1967, basandosi sulle conclusioni della Conferenza di Madrid, sul principio terra per la pace, sulle risoluzioni ONU 242, 338 e 1397, gli accordi precedentemente raggiunti dalle parti e l'iniziativa del principe saudita Abdullah, sottoscritto dalla Lega araba a Beirut, che accetta Israele come vicino in pace e sicurezza. Questa iniziativa è un elemento vitale degli sforzi internazionali per promuovere una pace completa sotto ogni profilo, compreso il versante siriano-israeliano e libanese-israeliano. Il Quartetto si incontrerà con regolarità ad alto livello per valutare i progressi delle parti nell'implementazione del Piano. In ogni fase, le parti sono tenute al rispetto dei loro obblighi in parallelo, salvo indicazione contraria.

    Fase 1
    Fine del terrore e della violenza, normalizzazione della vita palestinese, ristrutturazione delle istituzioni palestinesi a maggio 2003
    I palestinesi immediatamente arrivano ad una cessazione incondizionata della violenza secondo i punti qui descritti: tale azione sarà supportata da adeguate misure di appoggio israeliane. I palestinesi e gli israeliani riprendono la cooperazione sulla sicurezza basata sul Piano Tenet per porre fine alla violenza, al terrorismo ed incitamento alla violenza con i servizi di sicurezza palestinesi ristrutturati ed efficaci. I palestinesi intraprendono una riforma politica completa in preparazione di uno Stato, compresa la redazione di una costituzione palestinese e libere elezioni. Israele prende tutte le misure necessarie per contribuire a normalizzare la vita palestinese. Israele si ritira dalle zone palestinesi occupate dal 28 settembre 2000 (data della passeggiata di Sharon sulla spianata delle sinagoghe) e le due parti ristabiliscono lo status quo ante. Israele, inoltre, congela tutta l'attività di stabilimento di nuove colonie, coerentemente al rapporto Mitchell. All'inizio della fase 1 i vertici palestinesi rinnovano in dichiarazioni ufficiali il diritto di Israele di esistere in pace e sicurezza e ribadisce il cessate il fuoco immediato ed incondizionato per mettere fine ad ogni attività militare e a tutti gli atti di violenza contro israeliani ovunque. Tutte le istituzioni palestinesi ufficiali smettono di incitare alla violenza contro Israele. La leadership israeliana rende pubblica una dichiarazione inequivocabile che afferma l'impegno alla visione dei due Stati, con uno Stato palestinese indipendente, effettivo, sovrano che vive nella pace e nella sicurezza accanto ad Israele, come espresso dal presidente Bush e afferma la fine immediata delle violenze contro i Palestinesi dappertutto. Tutte le istituzioni israeliane ufficiali mettono fine a incitamenti alla violenza contro i palestinesi.

    Sicurezza
    I palestinesi dichiarano l'inequivoca fine della violenza e del terrorismo e intraprendono visibili sforzi sul terreno per arrester, distruggere e ostacolare individui e gruppi che attuano e pianificano attacchi violenti contro Israele ovunque.
    I ristrutturati servizi di sicurezza dell' Autorità Palestinese inziano operazioni coerenti con questi obiettivi di smantellamento della capacità offensiva terroristica.
    Il governo israeliano non intraprende nessuna azione che possa minare la fiducia, inclusa la deportazione, gli attacchi ai civili, la confisca o la demolizione di case palestinesi come misura punitiva o per facilitare insediamenti israeliani, la distruzione di istituzioni o infrastrutture palestinesi e adotta le misure previste nel Piano Tenet.
    Rappresentanti del Quartetto cominciano il monitoraggio informale e consultazioni con le parti sullo stabilimento di meccanismi formali di monitoraggio e sulla sua implementazione. Il Quartetto supporta ogni sforzo per giungere al cessate il fuoco totale. Tutti i servizi di sicurezza palestinesi sono concentrati in tre servizi che relazionano ad un premier dai poteri accresciuti. Il nuovo esercito palestinese e l'esercito israeliano riavviano progressivamente la cooperazione per la sicurezza e per l'attuazione del Paino Tenet, compresi incontri al vertice con la partecipazione di ufficiali dei servizi americani. Gli Stati arabi eliminano finanziamenti pubblici e privati e qualunque altro tipo di supporto a gruppi terroristici. Man mano che si accresce la sicurezza, l'esercito israeliano si ritira progressivamente dalle aree occupate dal 28 settembre 2000. In queste aree si ridispiegano le forze palestinesi.

    Ricostruzione delle istituzioni palestinesi
    Immediata azione per arrivare alla redazione di una Costituzione dello Stato palestinese. Appena possibile, una commissione costituzionale darà vita ad una Costituzione palestinese, basata su una forte democrazia parlamentare, un governo e un primo ministro dai poteri accresciuti, e la sottopone a pubblico dibattito. La commissione costituzionale propone un documento da approvare dopo le elezioni da parte delle istituzioni palestinesi. Nomina di un premier ad interim o di un governo con accresciuti poteri.
    Il governo israeliano facilita gli spostamenti dei rappresentanti palestinesi per le sessioni del Parlamento e del governo, riunioni internazionali sulla sicurezza, attività elettorali e di riforma, ed ogni altra attività correlata agli sforzi di riforma.
    Regolari riunioni dei ministri palestinesi con poteri aumentati si terranno per riforme strutturali. Completamento delle tappe per arrivare ad una effettiva separazione dei poteri, inclusa ogni riforma necessaria per questo obiettivo. Stabilimento di una Commissione elettorale palestinese indipendente. Riforma della legge elettorale. Riforme in materia di giustizia e amministrative, con indici economici, sono stabiliti da una Task Force internazionale sulle riforme palestinesi.

    Appena possibile, basandosi sulle misure sopra descritte e in un contesto di libero confronto e candidature trasparenti, in una campagna elettorale libera e multipartitica, i palestinesi tengono libere elezioni. Il governo israeliano facilita l'assistenza alle elezioni della Task Force, la registrazione degli elettori, i movimenti dei candidati e il voto. Il governo riapre la Camera di Commercio palestinese e altre istituzioni palestinesi chiuse in Gerusalemme est, sulla base di un'intesa che preveda che queste istituzioni operino in stretto accordo con i patti stipulati dalle parti.

    La questione umanitaria
    Israele adotta misure per migliorare la situazione umanitaria. Israele e i palestinesi implementano in toto le raccomandazioni del rapproto Bertini per migliorare le condizioni umanitarie, rimuovendo limitazioni alla libertà di movimento di cose e persone e consentendo l'accesso sicuro ed incondizionato del personale internazionale di assistenza umanitaria.

    Insediamenti
    Israele smentella immediatamente gli insediamenti installati dal marzo 2001. Coerentemente con il rapporto Mitchell, Israele congela ogni altro insediamento, inclusa la crescita naturale degli insediamenti.


    Fase 2: transizione
    Giugno 2003 -Dicembre 2003
    In questa fase gli sforzi sono concentrati sulla creazione di uno Stato indipendente palestinese con confini provvisori e attribuzione di sovranità basata sulla nuova Costituzione, come tappe verso uno status definitivo. Questo traguardo è raggiungibilequando la dirigenza palestinese agirà decisamente contro il terrore, implementerà un sistema democratico basato su tolleranza e libertà. Con questa dirigenza, riformate istituzioni civili e strutture di sicurezza, i palestinesi avrannop il supporto del Quartetto e della comunità internazionale nella creazione di uno Stato indipendente.

    I progressi nella Fase 2 saranno basati sul consenso del Quartetto sulle condizioni di avanzamento implementate da ambo le parti. Con l'obiettivo di ulteriori sforzi di normalizzazione della vita palestinese e delle istituzioni palestinesi, la Fase 2 comincerà dopo elezioni palestinesi e finirà con la creazione di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori nel 2003. Suoi obiettivi principali saranno la sicurezza e la cooperazione sulla sicurezza, la normalizzazione della vita in Palestina e delle istituzioni palestinesi, il raggiungimento degli obiettivi della Fase 1, la ratifica della costituzione democratica palestinese, lo stabilimento dell'ufficio del primo ministro, il consolidamento delle riforme politiche, la creazione di uno Stato palestinese con confini provvisori.

    Conferenza internazionale
    Convocata dal Quartetto, in consultazione con le parti, subito dopo le elezioni palestinesi, per sostenere la ripresa economica palestinese e lanciare il processo che porti allo stabilimento di uno Stato indipendente palestinese con confini provvisori. Questo vertice avrà come obiettivo una pace complessiva nel Medio Oriente fra Israele e Siria, Israele e Libano, basata sui principi descritti nel preambolo di questo documento.

    Gli Stati arabi ripristinano i collegamenti con Israele precedenti all'Intifada (uffici per il commercio, etc..)
    Rinnovo dell'impegno multilaterale su temi quali le risorse idriche, l'ambiente, lo sviluppo economico, i profughi, il controllo delle armi.Nuova Costituzione per uno Stato democratico e indipendente palestinese approvata dalle istituzioni palestinesi. Ulteriori elezioni, se richieste, avranno luogo dopo la approvazione della Costituzione.
    Governo con poteri accresciuti e ufficio del primo ministro formalmente stabilito.
    Sicurezza e cooperazione sulla sicurezza sulla base dei punti della Fase 1. Creazione di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori attraverso un processo che impegni Israele e i palestinesi, lanciato dalla Conferenza internazionale. Parte di questo processo è l'implementazione di accordi precedenti per raggiungere la massima continuità territoriale e atti coerenti allo stabilimento dello Stato palestinese con confini provvisori.
    Ruolo internazionale nel monitoraggio della transizione con il supporto attivo, sostanziale e operativo del Quartetto.
    I membri del Quartetto promuovono la ricognizione internazionale dello Stato palestinese, inclusa una possibile partecipazione delle Nazioni Unite.

    Fase 3. Accordo definitivo e fine del conflitto israelo-palestinese: 2004-2005
    Ingresso nella Fase 3, basato sul giudizio positivo del Quartetto: obiettivi sono il consolidamento delle riforme e la stabilità delle istituzioni palestinesi, il sostegno alla sicurezza palestinese, il negoziato fra le parti che porti ad un accordo definitivo nel 2005.

    Seconda conferenza internazionale
    Convocata dal Quartetto, in consultazione con le parti, all'inizio del 2004 per l'applicazione dell'accordo raggiunto sullo stabilimento di uno Stato palestinese indipendente con confini provvisori e rilancio di un processo con il ruolo attivo e operativo del Quartetto, che porti ad una soluzione definitiva nel 2005, inclusi i confini, Gerusalemme, i rifugiati, le colonie e per supportare il progressivo accordo sul Medio Oriente fra Israele e Libano e Israele e Siria , da raggiungere prima possibile. Continui, complessivi e effettivi progressi sull'agenda di riforme della Task Force in preparazione dell'accordo sullo status finale. Continui, complessivi e effettivi progressi in tema di sicurezza sulla base dei principi della Fase 1. Sforzi internazionali per facilitare le riforme e stabilizzare le istituzioni palestinesi e l'economia palestinese in preparazione dell'accordo sullo status finale.

    Le parti raggiungono un accordo definitivo e complessivo sullo status finale che pone fine al conflitto israelo-palestinese nel 2005, attraverso un testo negoziato e basato sulle risoluzioni ONU 242, 338, e 1397, che pongono fine all'occupazione iniziata nel 1967 e includono un accordo equo e realistico sul tema dei profughi, negoziano una soluzione sullo status di Gerusalemme che tenga conto delle implicazioni politiche e religiose di ambo le parti e protegga gli interessi di religiosi di Ebrei, Cristiani, Mussulmani e integri la visione dei due Stati, Israele e la sovrana, indipendente e democratica Palestina, che vivano in pace e in sicurezza l'uno accanto all'altro. Gli Stati arabi accettano complete, normali relazioni con Israele e si stabilisce sicurezza per tutti gli Stati della Regione in un contesto di pace complessiva arabo-isrealiana.

  2. #12
    Hanno assassinato Calipari
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    Vorrei ricordare a O'Rei delle semplici cose:

    a) questo non e' il forum di Rifondazione Comunista

    b) Il movimento ha elaborato dei piani di pace per il MO e fa delle iniziative concrete, come l'interposizione pacifica al conflitto e favorire l'incontro tra israeliani e palestinesi, la denuncia della violazione dei diritti umani.

    c) la Road Map non e' che la riedizione di Oslo. Ne piu', ne meno. La riuscita della pace non dipende da un pezzo di carta, ma dall'accettazione che la Pace e' piu' importante di qualsiasi altra cosa, e che non c'e' giustizia senza prima la Pace.

  3. #13
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    1) Abu Mazen è popolare presso i Palestinesi tanto quanto lo è ormai Aarafat: questo vuol dire una percentuale molto vicina al 30/35%.Non superiore.

    2)Abu Mazen di conseguenza svolge un ruolo solo simbbolico e non effettivo, non estendendosi il suo potere oltre Ramallah e qualche altro piccolo villaggio.

    3)Arafat ormai è finito: non rispecchia da anni gli interessi del popolo palestinese.

    5) Non mi pare che Rantisi, effettivo leader di Hamas, abbia dato il suo avvallo a questa ennesima sceneggiata.

    6)La soluzione dei Bantustan, ben diversi dai "due stati", è vecchia e irrealizzabile. Difatti è caldeggiata dal gran gerarca Sharon (boia di Chabra e Shatila): il bantustan andrebbe a creare di fatto solo due sacche presidiate dall'esercito israeliano. Né più né meno che apartheid.

    7)Nella attuale condizione , pur auspicando uno stato unico, confederato e basato sul più ferreo laicismo democratico, i due stati sono l'unico strumento per fermare l'iniquo massacro perpetrato dai nazi-sionisti.
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  4. #14
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    Originally posted by O'Rei
    Son passato di qua per vedere se qualche comunistello diceva qualcosa sull'intenzione di Sharon di riconoscere lo stato palestinese, e son rimasto un po'sorpreso perchè c'è un solo thread con una risposta(alquanto restia) dopo almeno 4 giorni dalla notizia. Son sorpreso perchè questa è la vostra battaglia, nel manifesto di Rifondazione comunista è il vostro principale obiettivo di politica estera: il riconoscimento dello stato di Palestina.
    Forse sei troppo giovane.
    Tanti compagni hanno visto passare Oslo, Camp David e Taba. Le intenzioni erano le stesse, i risultati pure. E' fisioligico che nutriamo diffidenza, anche se le premesse sono significative e peraltro anche differenti dal passato. Ma non è sufficiente affatto ritenerle sufficienti per una Pace in palestina, visti i precedenti.

    Qui c'è qualcosa che non torna, adesso non è piu la vostra battaglia? cos'è? vi siete accorti di essere solo dei parolai e vi brucia che siano sempre gli americani a pensare ai fatti?
    Oppure la situazione non è piu di vostro interesse in quanto Sharon toglierà i carriarmati dalla vostra cara Palestina?!
    Che sciocchezza.
    Intanto non cogli la differenza di fondo con OSLO: gli USA hanno un ruolo non più egemone ma esiste un "quartetto" che monitorerà la road map: USA, Russia, UE ed ONU.

    I dettagli sono tantissimi. E' evidente che questo processo a tappe è pieno di insidie. La resistenza palestinese e i movimenti islamici accetteranno di farsi disarmare dall'Anp e non reagire alle campagne di arresti che Usa e Israele chiederanno ad Abu Mazen? Dall'altra parte, Israele rispetterà l'impegno di bloccare la colonizzazione? E come farà materialmente a far ritirare i coloni?Non sono problemi da poco. A sentire Sharon i dubbi aumentano: ieri ha affermato che non c'è nessun limite allo sviluppo degli insediamenti ebraici esistenti allo scopo di soddisfare le esigenze derivanti dalla loro "crescita naturale".

    Cito Sharon: "Assolutamente, non ci sono restrizioni e tu puoi costruire per i tuoi figli, per i tuoi nipoti e spero anche per i tuoi pronipoti", ha detto a un membro del suo partito, il Likud, durante una riunione.

    Difatti nell'interpretazione israeliana della "road map", il congelamento della colonizzazione non vieta progetti edilizi volti a soddisfare la "crescita demografica". Proprio come fece il centrosinistra di Rabin, Peres, Barak, durante la pace di Oslo.

    E poi c'è il problema del diritto al ritorno dei profughi, uno dei nodi centrali della questione palestinese, occupa nella road map un posto molto marginale. Esso viene citato, nel documento elaborato dal Quartetto, in un unico punto, quando cioè dice che bisognerà "riattivare gli impegni multilaterali su varie questioni, comprendenti in particolare le risorse idriche regionali, l'ambiente, lo sviluppo economico, i rifugiati e il controllo degli armamenti." Le risoluzioni 194 e 3236 che IMPONGONO a Israele di far ritornar ei profugughi nelle loro case, non sono citate nella road map, che invece parla esplicitamente delle risoluzioni 242, 338 e 1397 sull'occupazione dei territori palestinesi come basi per le discussioni. La questione dei profughi è stata uno dei punti nodali che ha fatto fallire i colloqui di Camp David nel luglio 2000. E pensare che perfino a Taba sulla questione dei profughi Israele aveva tirato fuori proposte molte più avanzate!

    Se queste sono le premesse, si può già prevedere l'esito della "road map".

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  5. #15
    Paxi Trigu Adelantamentu sotziali
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    Predefinito Re: Il piano

    Piuttosto che leggere certi piani (e d'altronde il piano di Oslo NON E' MAI ESISTITO, in quanto Arafat in quell'occasione non ha mai avuto a che fare con un piano organico, scritto, congegnato, come ammesso anche da importanti testate giornalistiche americane), mi piace ascoltare in prima persona i pensieri e le idee dei diretti interessati.
    Lo scorso 30 ottobre ho partecipato ad un convegno della Rete Radie' Resch, un'organizzazione fondata nel 1964 dal giornalista e scrittore Ettore Masina, alla quale aderiscono donne e uomini impegnati nella solidarietà ai popoli oppressi.
    La questione delle disuguaglianze fra il Nord ed il Sud del mondo è quindi al centro dell'azione della Rete. Nell'occasione ho preso appunti per tutto il dibattito, ma penso che ne sia valsa la pena.

    Al convegno, organizzato sul modello del dibattito-confronto, partecipavano:
    Noah Salameh, direttore del CCRR (Centro per la Risoluzione dei Conflitti e la Riconciliazione) - Campo profughi Betlemme
    Itai Ryb, dello Yesh-Gvul ("C'è un limite"), associazione di soldati riservisti israeliani obiettori al servizio militare nei Territori occupati Gerusalemme


    Noah Salameh è un palestinese. I suoi genitori fanno parte dell'ondata dei profughi palestinesi del 1948. E' nato nel 1952 in una tenda del campo profughi di Betlemme, dove 10000 persone vivono in un kilometro quadrato. Prigioniero politico, mai accusato di atti violenti, è stato in carcere per 15 anni. E' direttore del CCCR.

    Itai Ryb è un fisico ebreo-israeliano. Ha fatto il servizio militare in Libano dal '93 al '97. Arrivato al grado di vicecomandante di fanteria, si è espresso contro lo "scudo" militare di Sharon e per questa sua scelta è andato in prigione. Dopo questo fatto ed alla fine di un processo mentale, è passato dall'iniziale schierarsi contro l'occupazione, fino a giungere alla completa opposizione verso l'operato dell'esercito israeliano. Pensa infatti che l'occupazione in Palestina non sia per nulla una difesa dello stato di Israele, ma una sottomissione e repressione del popolo palestinese.
    Si giudica un obiettore politico.

    Noah Salameh: Sono venuto per la pace. Son mussulmano, la mia famiglia è molto religiosa e conservatrice, ed ha rispetto per gli altri. Il problema palestinese è molto importante; il mondo attacca i palestinesi giudicandoli dei kamikaze. Molti pensano che il problema siano i kamikaze, e non guardano al perchè quella gente compie simili azioni. Forse che queste persone si comporterebbero così se non si sentissero disperate e non avessero perso il desiderio della vita?
    Ma prima dei kamikaze dov'era l'opinione pubblica mondiale? Nell' 87 i palestinesi avevano iniziato un'intifada non violenta, che venne soppressa allo stesso modo di quella odierna. Questo comportamento fa pensare ai palestinesi che la loro azione, sia pacifica o meno, verrà ugualmente repressa.
    Penso che noi siamo esseri umani nati per vivere nella pace. Non ho visto traccia nei testi sacri, siano essi il Corano, il Vecchio e Nuovo Testamento, di un Dio che dice d'uccidersi l'un l'altro.
    Io non ho scelto d'essere palestinese, mussulmano, nero o bianco. Chiedo al mondo perchè siamo in questa situazione. (...) Io sono un profugo, il mio piccolo villaggio di Zacaria ora è in ciò che si chiama Israele. Prima del 1948 i miei genitori, analfabeti e mai stati dentro la politica, non avevano mai lasciato il loro paese. Scapparono nelle montagne. (...) Poi tentarono di rientrare nel loro villaggio e i soldati israeliani dissero che quello non era più il loro paese, quella non era più Palestina ma Israele.
    Ed il mondo in quel periodo festeggiava la nascita dello stato israeliano; senza guardare le persone che venivano scacciate dalle loro case, dava soldi ad Israele.
    Nel 1917 Balfour (ministro degli esteri inglese), promise al miliardario giudeo Edmond James Rothschild (influente sostenitore del sionismo) che "gli avrebbe dato la terra palestinese, una terra senza abitanti": anche per il colonialismo britannico del tempo, i palestinesi non esistevano.
    (...) I miei genitori trovarono alla fine un campo profughi. Per 15 anni io non ho mai avuto scarpe, o vestiti nuovi. La sola cosa positiva del periodo è la grande tenda e la scuola che portò l'Onu.
    Nel '67 Israele occupò il resto della Palestina, la Cisgiordania. Noi non eravamo persone finchè non abbiamo deciso di resistere con la nostra lotta.
    Fino al '70 i palestinesi non esistevano, finchè alcuni palestinesi dirottarono un aereo. So che è terribile dirottare un aereo e sequestrare delle persone, ma è stato questo l'unico modo per attirare l'attenzione. Io sono stato in prigione 15 anni perchè ho esposto una bandiera palestinese. In prigione ho letto Marx, Sartre, Dostoevskij, la Bibbia, il Corano, Macchiavelli (...) per trovare delle risposte. In tutto questo tempo cercavo di spiegarmi perchè ero un profugo. Guardavo la gente che chiudeva la cella, e non li odiavo. Perchè Dio non ha creato me israeliano e te palestinese? Perchè tutto questo?
    Uscito dal carcere, ho deciso di non fare politica. Leggo la politica, e la politica è nel mio sangue, perchè voglio sapere cosa accade.
    Anche se ho studiato non ho la laurea. Ho studiato all'università cattolica di Betlemme, all'università di Notre-Dame in America, ho un master di studi internazionali sulla pace. (...) La pace è avere senza subire discriminazioni, è essere considerati tutti uguali. Io scrivo, ed i miei articoli son pubblicati in diversi giornali; ho voluto cambiato la strategia, ho voluto cambiare la lotta da violenta a non violenta. Ma non si può vincere in un contesto di legge britannica del '45, ancora adottata dagli israeliani, che possono sequestrare terre, distruggere case, imprigionare senza processi, fare tutte queste cose sotto coprifuoco.
    Che standard usano per comportarsi così in Palestina? Negli ultimi 2 anni la maggioranza dei ragazzi in Palestina non è potuta andare a scuola. A Betlemme c'è stato un coprifuoco per 45 giorni. Immaginate dover stare a casa per 45 giorni... carri armati avanti e indietro davanti alla mia casa, spari in aria a mezzanotte, i bambini che si alzano spaventatissimi (...). Immaginate di vivere 45 giorni con 5 bambini che fanno domande... "perchè sparano? noi non abbiamo armi! perchè vogliono ucciderci?".
    Come posso insegnare la pace e la non violenza ai miei figli, se avviene questo? I miei studi non mi danno risposte. Cercavo di sfuggire a queste domande, perchè altrimenti i miei figli avrebbero odiato.
    Perchè gli israeliani a Betlemme hanno distrutto 200 auto senza curarsi dei loro proprietari? Perchè hanno distrutto ciò che c'era di bello a Betlemme?
    Gli Usa condannano ciò che accade in Iraq, in Libia, forse in Cina. Ma in Palestina no. Forse l'Europa paga i sensi di colpa dell'Olocausto. Ma io condanno l'Olocausto quanto voi (...). Io sono una persona pacifica, ma non accetto di vivere sotto occupazione. La mia necessità di acqua è la stessa di quella dei giudei e di qualunque altro uomo. Perchè il mondo pretende che in Iraq si applichino le risoluzioni Onu ed in Palestina no?
    Cosa vi aspettate da gente che ha perso la speranza? Dateci speranza. E' ciò che stiamo cercando di fare nel nostro centro, ma è impossibile convincere le persone, senza cambiamenti. Due anni col coprifuoco... è una cosa umana? Noi viviamo in un grande ghetto, le città palestinesi sono separate, nessuno può muoversi liberamente.

    Itai Ryb: Sono nato a Gerusalemme. Non parlerò della mia famiglia, sebbene conti molto per me, o della mia terra...io son qui per parlare di me.
    Io sono nato nel conflitto senza scegliere, io sono parte di esso. Io non posso cambiare il conflitto, io posso cambiare solo l'occupazione.
    La mia voce è una voce politica: il conflitto ha facce politiche, religiose, e prezzi umani altissimi. Voi che abitate in Europa sapete che la politica non è due leader che si affrontano, è la voce, la gente: sfortunatamente la mia è una voce solitaria. Io son entrato nell'esercito come tutti gli israeliani debbono fare.
    Il 1993 è l'anno degli accordi di Oslo. Come ha detto Rabin, penso che i palestinesi risolveranno da sè il problema, e non ci sarà alcun problema delle organizzazioni umanitarie. Io son contro l'occupazione perchè dovevamo combattere i civili: io ho visto che tutti se ne andavano perchè noi eravamo lì.
    Io son stato spostato nel Golan e non ho problemi morali per la mia presenza nel Golan. Ma io dico che il giudizio può cambiare, e magari un altro giorno mi pentirò e proverò rimorso. Oggi no.
    Io son passato da non essere d'accordo con l'occupazione, ad un totale disaccordo con l'esercito. I crimini di guerra non sono nè legali nè illegali, sono atti contro la dignità umana. Ed io non prenderò parte in questo. Quando lo scorso marzo la mia unità doveva occupare Betlemme, son stato in prigione per un mese.
    Ho avuto tempo per pensare, e questo ha modificato le mie idee. Ho visto di persona quello che la televisione fa vedere, e che anche Noah ha visto di persona, dalla finestra della sua casa.
    Ecco, forse qui può finire la parte "simpatica" del mio discorso. (...) Penso che stasera ci siano tra il pubblico persone di sinistra o attivisti per i diritti umani. (...)
    La faccenda dell'esercito israeliano è un tabù nella società israeliana. Io ho rifiutato per ragioni politiche, ma questa cultura di critica politica non è la critica preferita che il popolo palestinese vuole inserire. Per la sinistra europea io sono un israeliano, forse un israeliano giusto. Io non sono un alleato naturale nè per gli israeliani, nè per i palestinesi, nè per le persone che si definiscono di sinistra liberale. Ciò che posso dire può non essere piacevole, ma il conflitto non è piacevole. Il conflitto è vecchio di 100 anni. (...) I palestinesi si son fatti trascinare proprio nel campo di battaglia.
    Ci son perfino pochi israeliani che son d'accordo con quello che dico. Io non gustifico i kamikaze, io non giustifico alcuna violenza, ma non c'è alcuna asimettria in questo, perchè c'è occupante ed occupato. E' la mia cultura politica che mi ha fatto posare le armi.(...) Io rappresento una corrente politica al di fuori del Parlamento. Mi chiedono da che parte sto, ma io penso che il sistema parlamentare sia stato la prima vittima del conflitto. Palestinesi ed israeliani hanno leader non possibili in Europa. I palestinesi non hanno il diritto di votare ma scelgono chi mandare in Parlamento.(...)
    Io voglio togliere le macchie nere che ci sono in questo conflitto, noi non stiamo combattendo per un conflitto esterno ad Israele. (...) Non bisogna mettere limiti al pensieri, bisogna togliere tutte le "zone rosse", bisogna cambiare la cultura politica. Questo è lo scopo mio e dei miei amici ebrei e palestinesi. (...)
    Gli israeliani hanno avuto un grande aiuto e questo ha portato al successo nell'arena europea. Questo per far capire che bisogna cercare la soluzione dall'interno, dando le libertà di base: la vera soluzione si avrà non con una risoluzione internazionale, ma con soluzioni interne.

    Qui di seguito le domande più significative rivolte a Noah Salameh ed ad Itai Ryb:

    Qual è il ruolo della comunità internazionale? (per Noah Salameh)
    Noah Salameh: La comunità internazionale è intervenuta ad inizio secolo, prima che noi lo chiedessimo. Dopo la guerra mondiale gli inglesi hanno deciso il nostro futuro. Il potere è chi decide cosa fare. Nel 47-48 ci fu la guerra arabo-israeliana, ma lo stato d'Israele non esisteva ancora. O almeno non esisteva in modo effettivo. I palestinesi erano poveri, senza mezzi: perchè l'Europa ha dato soldi ad Israele, e non li ha dati ai palestinesi per farli uscire dai campi profughi? Ora l'Europa sta ferma. Perchè la comunità internazionale non interviene? L'Onu deve aiutare a risolvere: se due persone hanno un problema, si chiama un terzo per risolvere. Dopo Oslo la situazione è peggiorata, ad Oslo trattava una parte molto forte, ed una molto debole. Una parte molto "neutrale" interferiva fra loro.
    C'è molta umiliazione in uno stato senza confini, dal potere non definito. Nel mio passaporto c'è scritto Autorità Palestinese, e non Autorità Nazionale Palestinese.
    Non si può accettare un accordo nel quale non si dà una nazionalità ben definita. Se anche Arafat avesse accettato queste condizioni, la popolazione palestinese non sarebbe stata d'accordo.

    In che cosa consiste il suo lavoro di intermediazione? (per Noah Salameh)
    Noah Salameh: Sono pacifista, credo nella pace. Penso che un giorno verrà la pace. Forse leader quali Sharon possono solo postporre la pace. Noi palestinesi non abbiamo altra scelta che essere trattati da esseri umani. Credo che le persone che stanno lavorando per la pace avranno successo. Le condizioni sono la fine dell'occupazione, la non discriminazione, la giustizia per tutti. Il CCCR lavora per la pace in diversi campi. Io scrivo nei giornali e 20 anni fa avevo già "inneggiato" alla non violenza. Abbiamo anche progetti in comune con associazioni israeliane quali Nevi-Shalom; per conoscerci meglio, per la pace, abbiamo molti progetti come questo.

    Qual è il ruolo della sua organizzazione? (per Itai Ryb)
    Itai Ryb: La mia è una organizzazione israeliana che supporta gli obiettori israeliani. (...) Penso che la pace abbia diverse facce. Altre organizzazioni aiutano, ma non agiscono sulla politica: io voglio creare attraverso la politica delle circostanze che cambino il cuore della gente; ma la pace basata solo sul cuore non può dimorare in uno stato in cui le condizioni non sono stabili.

    Qual è la vostra opinione riguardo al diritto di ritorno per i profughi? (per entrambi)
    Noah Salameh: Io ho molti legami con il mio villaggio d'origine. Non penso però che il problema dei profughi possa essere risolto con una firma Sharon-Arafat. E' possibile solo un lungo accordo, che rispetti i valori, la carta dei diritti umani, seconda la quale appunto ogni rifugiato può tornare alla sua casa.
    Il primo passo corrisponde con l'assumersi la responsabilità di questi fatti. Si devono vedere i valori, perchè una pace sostenibile viene fuori quando entrambi i popoli devono volere la pace: la pace parte dal basso e sale verso l'alto.
    Itai Ryb: Quello dei profughi è un problema importante. Questa è una mia opinione personale: su milioni di persone, son l'unico che pensa che quello della terra non è un problema importante . Ci son 6 milioni di israeliani che non si trovano bene con le decisioni prese, ma è passato tanto tempo ed occorre essere flessibili. (...)
    Tanta gente è passata, si è spostata, e non abita più lì. E' vero che, comunque, se si dovessero seguire questi accordi in modo legale, Israele dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. (...) Si dovrebbe vedere che persone sono gli israeliani. Se facciamo questo discorso, anche io sono un rifugiato. Il mio nonno è dovuto fuggire dall'Austria, per molto tempo non è potuto tornarci.

    Ma come agisce l'esercito israeliano? Qual è la sua esperienza? (per Itai Ryb)
    Itai Ryb: La mia organizzazione, lo Yesh-Gvul, è nata nel 1982 quando alcuni soldati si son rifiutati di andare in Libano. Quest'associazione tenta di mettere insieme i motivi per rifiutare. Questo in vari modi, anche con pubblicazioni molto tecniche, come questa (estrae un libricino) che diamo ai soldati che finiscono in carcere.
    Lo Yesh-Gvul dà un aiuto economico alle persone che perdono lo stipendo e finiscono i prigione per le loro idee. (...)
    Io posso rimanere qui tutta la sera per discutere sulla mia famiglia, sulla mia sofferenza, (...) senza parlar male delle risoluzioni internazionali.
    Ma son contro una teoria del confronto, fra ebrei dispersi e rifugiati fuori da Israele.

    Noah Salameh: Prima mi è stato chiesto di parlare della comunità internazionale. Non ho spiegato che per me l'Onu è nata per risolvere i problemi. Ma ora non si vede una differenza fra le Nazioni Unite e gli Usa: quindi gli Usa son diventati l'unico uomo del mondo. Dopo il crollo dell'URSS si è avuta una speranza per il ruolo dell'Europa, ma l'Europa ha dimostrato di non esser indipendente nelle scelte.
    Per quanto riguarda gli Usa, gli Usa sono parte del conflitto. Questo per i 3 miliardi che vengono dati ogni anno ad Israele. E non parliamo delle lobbies ebraiche, che hanno un potere fortissimo, e che decidono la politica estera degli Stati Uniti in Palestina.
    Questo è il ruolo che occupano Usa e Onu.

    Itai Ryb: Io dovevo esser richiamato dall'esercito a novembre, e col mio rifiuto sarei tornato in prigione. Per questo oggi qui ci sono io, perchè altrimenti avrei festeggiato il mio compleanno in carcere, i primi di novembre. Penso a questo e per questo mi dimentico delle risposte. Prima mi è stato chiesto il ruolo dell'esercito israeliano in questo conflitto: il numero delle personalità militari nel Parlamento israeliano è abbastanza forte. Il sistema non è nè contro, nè a favore dell'esercito. Semplicemente l'esercito c'è. Non si è ai livelli di un governo sudamericano, ma c'è una gerarchia militare che mette le sue mani nella politica, questo sì.
    Ma le cose posson esser cambiate: Israele ha ancora "vecchie" istituzioni democratiche, che possono far decidere alla popolazione il proprio governatore. C'è da dire che la colpa per la situazione odierna va distribuita fra tutti, anche nel 20% di arabi-israeliani che hanno la stessa colpa, per aver eletto chi c'è oggi.

    Io faccio parte della Gioventù Libertaria, un gruppo studentesco di Cagliari. Per me il problema va visto anche sul piano religioso: la divisione c'è anche per la divisione religiosa, e per questo penso si debba ricercare un'identità laica, mettendo da parte dottrine politiche come il sionismo. Qual è la vostra opinione a proposito? Uno stato o due stati? (per entrambi)
    Itai Ryb: Ho capito la domanda. Va detto che io non sono più liberale quanto te; vedo il sionismo come una politica di tipo progressista. (...) Nella mia organizzazione ci sono molti sionisti, soprattutto fra i fondatori, e poi ci sono gli anti-sionisti, come me. Hai parlato di due stati: noi siamo qui per parlare di pace, non può esserci pace in due stati separati. Se però facciamo l'esempio di due stati, per esempio diciamo l'Italia e l'Austria, dove ci si può muovere liberamente, e si hanno i diversi diritti fondamentali, allora la cosa cambia. Nel fare questo esempio non ho pensato alla situazione odierna ed ai leader di questi due stati, Berlusconi ed Haider.
    Noah Salameh: Io preferirei uno stato, ma certo non uno stato di apartheid. Laico, in cui non c'è un potere speciale della religione. Uno stato che gli europei chiamano democratico. Due stati non risolverebbero i problemi in lungo termine. (...) Alla fine avremo uno stato, perchè due stati non risolverebbero il problema dei profughi, dei confini, di Gerusalemme. Se si crede nella pace, perchè non credere in un solo stato? Io e Itai non siamo nelle sfere alte del potere, non abbiamo queste capacità decisionali. Ci son tanti intellettuali, tanti filosofi, che sostengono l'idea dello stato unico.

    Quando è in Israele, quando passeggia per le strade delle città, come viene trattato dagli altri israeliani? (per Itai Ryb)
    Itai Ryb: Io sono un israeliano normale, fra gli israeliani c'è chi condivide le mie idee e chi no. Quando cammino per strada sono una persona normale, non tutti mi conoscono, non porto spille o sciarpe che mi identifichino. (...) Non c'è una vera discriminazione nei miei confronti: all'università le persone parlano alle mie spalle. Molti avevano paura che all'università non accettassi ragazzi dell'esercito ai miei corsi, questo ovviamente non è successo. Allo stesso modo gli studenti arabi non hanno pensato male di me solo perchè sono stato nelle alture del Golan.

    Pace e Prosperità
    Rastablas
    Il Sardismo è una esigenza, è un fattore determinante. E’ la componente valida di quel vasto e dinamico movimento comunitario che oggi si allarga in tutti i paesi della terra, verso conquiste certe, durature, assolute. In nome della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Il Sardismo è esigenza di giustizia, è simbolo dl pace, è pegno per l’avvenire del popolo sardo e di tutti gli altri popoli oppressi.(A. S. Mossa, 1967) ------ Il sardismo non è soltanto il principio autonomistico universale applicato alla Sardegna, ma anche e soprattutto il principio del Socialismo rivoluzionario mondiale applicato al Popolo Sardo... Ma soprattutto rappresenta il principio universale della lotta contro l’oppressione coloniale che ha posto la Sardegna al margini dello sviluppo e del progresso civile. (A. S. Mossa, 1971)
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