Il Gazzettino Venerdì, 23 Maggio 2003
Un confronto non solo tra «poli» ma fra diverse concezioni del mondo
L'attenzione di tutto il mondo politico italiano in questo periodo è rivolta alle prossime elezioni amministrative, in particolare a quelle che avranno luogo in Friuli nei giorni 8 e 9 giugno. «Le amministrative sono le amministrative, e niente di più» sono soliti dire i politici che temono di perderle, o le hanno già perdute. In realtà esse sono anche un termometro della temperie politica esistente e di come sia orientata la bussola della gente nel campo della «cosa pubblica». In Friuli e nella Venezia Giulia in questo momento la febbre è alta e la contesa è bollente. In apparenza non dovrebbero esserci ragioni profonde per una competizione serrata, perché in fondo tutti i candidati sono più o meno liberali e liberisti, e i loro programmi non sono abissalmente lontani uno dall'altro.E tutti, certamente vogliono con passione e tenacia il meglio per la nostra regione, ormai europea, o almeno mitteleuropea.
Se i programmi delle personalità politiche in lizza sono in fondo abbastanza affini, ed esse sono persone degne di ogni rispetto e considerazione, perché queste amministrative sono così appassionatamente combattute? Secondo me, un«Unpolitischer» come il Thomas Mann delle«Betrachtungen» (ma molto meno filoautoritario di lui almeno allora), la prima ragione di questo stato di cose è che stavolta il Presidente, anzi il Governatore, della Regione è eletto direttamente dal popolo; la sua posizione perciò sarà «blindata» e i suoi poteri, molto meno soggetti ai ricatti e ai compromessi che in passato, saranno maggiori. Quindi la carica è più ambita che nelle consultazioni precedenti.
La seconda ragione è che in Italia, e quindi anche nel Friuli Venezia Giulia, i due «poli» non sono soltanto due aggregazioni politiche, ma due concezioni del mondo. Due Weltanschauungen si confrontano e si combattono, una è progressista, laica, ancora connessa alle utopie comuniste di uguaglianza e di lotta di classe, che hanno devastato l'Europa e il mondo per decenni. È questo il tallone d'Achille, la zavorra di Riccardo Illy, per quanto egli sia un vero liberale, un personaggio rispettabilissimo, preparato e capace. Poi v'è la concezione liberale e conservatrice, a volte cristiana, che crede alla cultura alternativa, ai valori tradizionali della società, alla famiglia, ad un'economia liberista ma più umana possibile, all'etica antica, alla cultura della Piccola Patria, ma anche a quella universale.
Il terzo Polo, quello creato e capitanato da Ferruccio Saro, un parlamentare esperto, navigato, reduce di più legislature, non è tanto un Polo ideologico, quanto un mezzo per dimostrare, con nostalgia, la superiorità di un modo di votare e di fare politica, ossia il sistema proporzionale e il gioco dei partiti, cui spettava di fare e disfare presidenti della Regione. Oggi uno dei maggiori problemi culturali e politici, in Friuli come altrove, è quello di salvare i valori locali e nel contempo di non vederli come antitetici e opposti a quelli italiani, europei, e occidentali.
In Friuli c'è un po' sempre il pericolo che gli uomini di cultura e i politici si preoccupino in modi iperbolici della nostra tradizione, trasformando il Friuli nel centro del mondo e disinteressandosi del resto, come fosse privo di valore. La via giusta è, secondo me, quella che tende a salvare la tradizione friulana, ma senza pregiudizi, e meno che mai disinteresse per il resto dell'Italia e del mondo occidentale, sapendo dialogare anche con le culture asiatiche e medio orientali, a patto che non vengano a proporci guerre sante e terrorismi.La psiche friulana è ancora alimentata dall'archetipo della «ruralità», di una sacralità profonda, che lega l'inconscio collettivo alla vita, alla natura e alla realtà nel suo insieme.
La figura politica che incarna tutto ciò in modi equilibrati, ma anche appassionati e caldamente umani, profondamente etici e culturalmente sensibili, a me pare Alessandra Guerra, la candidata del centrodestra.
È la personalità politica regionale che meglio conosco, con la quale ho parlato talvolta, esponendo anche le mie idee, la mia poetica di scrittore conservatore (di valori, non certo di ingiustizie arcaiche e fuori tempo). La Guerra mi sembra il soggetto politico più aperto alla cultura e più desideroso di rivalutare la Regione sul versante culturale. Il Friuli, specialmente, perché Trieste su quel piano è già collocata in alto e ottimamente attrezzata. Questo non può non essere nei desideri dei Friulani. Se c'è una cosa che ha caratterizzato tutta la nostra storia, questa è stata la sottostima di tutto ciò che era friulano. Troppo spesso fatti o persone della cultura sono stati trascurati proprio perché friulani.
Il Friuli è stato spesso oscurato dalle culture limitrofe, troppo luminose, come la veneziana, l'asburgica e la slava. Vi sono esempi clamorosi: si pensi al beato Odorico da Pordenone, che andò in Cina, una quarantina d'anni dopo Marco Polo, e scrisse sul viaggio un memoriale celeberrimo nel medioevo, ma oggi quasi dimenticato; o Marco d'Aviano, confrontabile con Giovanna D'Arco, ma sul piano europeo, assai poco noto nella sua stessa patria.Tutto ciò anche perché i friulani, che si sentono ancora un po' «sottani», ossia cittadini di serie B, troppo spesso hanno avuto dei padroni che decidevano il loro destino. Per liberarsi da questa sindrome, ormai, a volte varcano i limiti opposti, e vogliono fare «da soli» anche quando non è possibile, e magari assolutizzano tutto ciò che è friulano in modi troppo rigidi e ostinati.
Alessandra Guerra è una donna colta, friulanissima e legatissima alle sue radici, ma anche aperta alle altre civiltà. Affermare che è stata «imposta» dalla lega e dai partiti nazionali non ha alcun senso, dal momento che nessun politico locale è legato come lei alla cultura friulana, e nessuno come lei è appassionato al sogno, peraltro realistico, di un Friuli che decolli a livello europeo in ogni versante, anche e soprattutto in quello culturale.
Carlo Sgorlon




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