Qual'è stato la mossa....
...vincente che ha reso tanto longevo un partito senza idee e principi come la Dc?
Agiva in Italia, a stretto contatto col Vaticano, sotto l'ombrello americano.
Italia che usciva da una spaventosa guerra perduta, diventata imorovvisamente tutta "duramente antifascista" come fù fino a pochi mesi prima tutta "gioiosamente fascista".
Italia che ospitava, dal giorno della Liberazione, il Partito comunista più forte del mondo libero.
Che t'inventa la Dc? Prima spaventa l'America iniziando a governare con i comunisti; poi De Gasperi, dopo un viaggio lampo in Usa, torna e cambia tutto.
Via i comunisti.
Da quel giorno partì la mossa giusta: avendo come opposizione unica due partiti che non "potendo mai governare", l'uno per l'opposizione internazionale degli Usa ed alleati, l'altro per legge Costituzionale, iniziò il lunghissimo giochino del tira e molla con l'uno e con l'altro.
E quando il Pci cresceva pericolosamente la dc dava spazio alla destra che creando casino spaventava l'elettorato e lo induceva a rivotare Dc.
E viceversa.
Il Msi, poveretto, subì quel gioco controvoglia e senza guadagnarci niente, era fuori dell'"Arco costituzionale", lui.
I comunisti, sempre e comunque nel nome del popolo e dei lavoratori, s'impadronì lentamente di intere regioni quali la Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria; e mentre la Dc seguitava a governare da Roma, quelli, sotto i loro occhi, occuparono le redazioni dei giornali, la Rai, la magistratura, la Scuola, i sindacati, le Università, la Cultura.
Lentamente l'Italia è diventata un Paese comunista governato da democristiani.
La dimostrazione?
Quello che accadde dal '92.
Per favore: smettiamola di mitizzare la vecchia Dc, perchè così facendo rendiamo merito a incapaci che "regalarono" un intero Paese, oltretutto cattolico fervente, a una banda di comunisti bugiardi e, quando serviva, spietati assassini.
saluti
Re: Re: Re: risposte ad ari
Citazione:
Originally posted by AngelodiCentro
1: non generalizzare :D ci sono anche le eccezioni, pochi ma BUONI :)
2: certo che ci credo, ma per le questioni di FEDE...NON per le questioni POLITICHE. O vuoi smentire anche De Gasperi, Adenauer e don Sturzo? :qi
3: parlavo di Storia contemporanea, non di campagna elettorale
4: non a caso ho parlato di Welfare Society e non del vecchio Welfare, che ha prodotto anche benessere sociale per tanto tempo(ma sempre partendo dalla libertà della persona, che è appunto il principio di sussidiarietà), ma che ha bisogno di una profonda riforma, in Italia, in Germania e in tutto l'Occidente. Oggi il futuro sta sempre di più nel mix di pubblico e privato, famiglie e imprese, che interagiscono e si investono a vicenda. E' il modello proposto dal PPE, in Italia le Acli la chiamano anche "flessibilità sostenibile"...e appunto "welfare society". Tutti devono avere un ruolo, nessuno escluso. anche lo stato partecipa, ma SOLO nella parte che gli spetta, come ruolo di sostegno e promozione degli altri soggetti. E se incentiva gli altri soggetti, questi sono 1-incoraggiati a produrre da SOLI, e di conseguenza lo stato spende di meno e può utilizzare DAVVERO le proprie risorse per la lotta contro povertà, disoccupazione e malessere sociale.
Ti rimando a qui (leggi quello che puoi ;) ) :
http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=41765
1-Diciamo che la fede nei politici non è un tratto che mi contraddistingue, va... :p
2-Per te i dogmi vengono da Adenauer e De Gasperi e non dalla chiesa. Allibisco. :rolleyes:
3-La storia la interpreti in modo a dir poco personale;
4-Per quanto tu possa sforzarti non potrai mai sostenere che il welfare crea benessere: semmai puoi dire che il sistema che sostieni è meno parassitario di altri, ma questo c'entra poco.
Sull'economia sociale di mercato ti propongo le illuminanti parole di padre Sirico tratte dalla sua intervista sull'ultimo numero de
Il Domenicale:
"Faccio molta attezione quando, in Italia (ma a volte anche negli Stati Uniti), parlo di “società” e di “responsabilità”, giacché immediatamente molti associano questi concetti a quello di “Stato”. In un contesto in cui lo Stato occupa con tanta invasività e pervicacia la società da condizionare in questo modo il linguaggio e il pensiero comuni, è difficile determinare quali funzioni spettino appunto alla società, che proprio per definizione è altro rispetto allo Stato.
In realtà, una società che non si muova indipendentemente dallo Stato configura tecnicamente quella che è stata definita una “società totalitaria”.
Faccio un altro esempio. In Europa sento spesso parlare di “mercato sociale”. Di per sé è una espressione ridondante, tautologica: per forza il mercato è una istituzione sociale, che altro potrebbe altrimenti essere? L’espressione “mercato sociale” viene infatti adoperata da chi mira ad ammorbidire, mediante l’impiego dell’aggettivo, il peso di un sostentivo che viene avvertito, in assoluto, come spersonalizzante e aggressivo. Questo tentativo di dire di più del mercato è di solito l’uscio dal quale si fanno entrare quei vincoli di lacci e lacciuoli che finiscono per paralizzare proprio il mercato, tarsformandolo in una sua caricatura questa sì antisociale."