110 Iraq: le armi di distruzione solo un pretesto per la guerra
Le ammissioni del ministro della Difesa Usa e del suo vice
WASHINGTON, 29 mag - Il disarmo in Iraq? Non fu il vero motivo della guerra al regime di Saddam Hussein. Il ministro della difesa americano Rumsfeld ha infatti quasi ammesso ieri che, per attaccare l'Iraq con il consenso della popolazione americana, gli Usa avrebbero puntato tutto sulla storia delle potenziali armi di distruzione nascoste negli arsenali del dittatore.
Fedele alla sua fama di falco dei falchi, anche Paul Wolfowitz, il vice di Rumsfeld, parlando così alla patinata rivista "Vanity Fair", si è deciso a parlare chiaro. La guerra, ha lasciato capire, è stata fatta per altre e ben più complesse ragioni che non il "disarmo" dell'Iraq. Per "ragioni burocratiche" (ovvero, per avere una giustificazione in termini di risoluzioni Onu) bisognava infatti citare le armi, ha detto Wolfowitz, ma il uno degli obiettivi Usa era quello di diminuire la propria presenza in Arabia Saudita e aprire così spiragli maggiori per una pacificazione in Medio Oriente. E politicamente evocare il pericolo rappresentato dalle "armi di distruzione di massa" era un argomento forte, capace di creare consenso.
Wolfowitz quindi di fatto ammette: sulle armi di distruzione di massa abbiano esagerato se non proprio mentito. Ma è un'ammissione che politicamente non dovrebbe costargli nulla. Tutti i sondaggi di opinione, dice la Bbc, mostrano che agli americani non interessa granché se poi quelle armi saranno trovate oppure no.
Nessun bunker si sarebbe trovato infatti dove gli aerei americani sganciarono le prime bombe "intelligenti" con l'obiettivo di uccidere Saddam nella notte fra il 19 e il 20 marzo scorso alla periferia meridionale di Bagdad. «Quello che è stato trovato, in pratica, - ha dichiarato il colonnello americano Tim Madere, incaricato di condurre le ispezioni nella zona - sono delle buche gigantesche create (dalle bombe). Nessuna struttura sotterranea, nessun corpo». L'esame del luogo dove ha avuto iniziato la seconda guerra del Golfo, dunque, non ha risolto il dubbio se Saddam sia vivo o morto. Del resto lo stesso Pentagono non era sicuro del successo di quel primo raid, tanto è vero che il 17 aprile fu lanciato un secondo bombardamento mirato per uccidere il raìs. La cui fine, per ora, è ancora sconosciuta.
Le ammissioni americane hanno subito alimentato polemiche in Gran Bretagna. In difficoltà Blair, attualmente in visita a Bassora, che aveva sempre giustificato l'adesione al conflitto evocando la moralità del disarmo iracheno e si difende affermando ai microfoni della Bbc che «piuttosto che fare ipotesi aspettiamo che i nostri uomini che sul campo stanno sentendo gli scienziati iracheni ci facciano un rapporto completo».
Contro Blair, Robin Cook, l'ex ministro degli esteri che si era dimesso durante il conflitto, che ha subito approfittato della situazione per dichiarare che le ammissioni americane «dimostrano che la mia posizione era giusta». Solo il 30 aprile scorso, riferendosi alle critiche di chi in Gran Bretagna denunciava il fatto che le armi di distruzione di massa irachena non si trovavano, Blair aveva risposto: le troveremo e quando «le troveremo credo che molti onorevoli gentleman dovranno rimangiarsi le loro parole». Downing Street si è affrettata a negare che il dossier del governo su Saddam Hussein e le sue armi di distruzione di massa sia stato riscritto per renderlo più impressionante. (News2000)
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