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  1. #1
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    Lightbulb Riflessioni antieconomiciste

    "Contra" : argomentazioni antieconomiciste

    Intervista con il Dott. Carlo Gambescia, direttore della collana “Contra”: Argomentazioni antieconomiciste, edizioni “Il Settimo Sigillo” a cura di Luigi Tedeschi


    1)Per iniziativa della casa editrice “Il Settimo Sigillo” è stata pubblicata la collana “Contra– Argomentazioni antieconomiciste” a cura del Dott. Carlo Gambescia. Chiediamo dunque al Dott. Gambescia quali sono i fondamentali motivi ispiratori di questa iniziativa editoriale.

    Innanzitutto ringrazio “Italicum” dell’attenzione verso questa iniziativa, giacché per momento in cui tutti si dichiarano liberali e liberisti, non è così facile per chi “rema contro” sul serio trovare ascolto. Oggi a destra si preferisce incensare Hayek e a sinistra Rawls: due filosofi per i quali liberalismo è il migliore dei mondi possibili. Trovo veramente ridicoli l’ardore e le acrobazie mentali con cui intellettuali e politici, provenienti da esperienze movimentiste di destra o sinistra, oggi difendono le stesse istituzioni liberalcapitaliste che fino a ieri attaccavano. Ma si sa, l’uomo è volubile e la carne debole... Fortunatamente, non mancano intellettuali coerenti e coraggiosi, o più semplicemente, curiosi, pronti a imbarcarsi in imprese sicuramente controcorrente, come quella di “Contra”. Penso all’editore Enzo Cipriano e agli amici Giuliano Borghi, Giano Accame, Alain de Benoist, Luca Rimbotti, Stefano Boninsegni, Giovanni Monastra, e altri che qui non cito ma comunque ringrazio, il cui impegno va ben al di là della pura e semplice testimonianza. Infatti il motivo ispiratore o l’ambizione, della collana non è solo criticare, in modo argomentato (come recita il suo sottotitolo) l’economicismo imperante, ieri marxista oggi liberale ma indicare un’alternativa a esso. Non basta dire no alla trasformazione della società attuale in un enorme mercato, è necessario andare oltre. Dietro l’ideologia capitalista-economicista vi è una filosofia sociale che a sua volta rinvia una filosofia più generale dell’uomo, circa la sua natura e destino. Quindi non possiamo fermarci alla critica dei primi due livelli (ideologico e filosofico-sociale) bensì risalire fino al cuore dell’antropologia negativa liberale, imperniata sull’idea di homo oeconomicus. Alla quale va invece opposta un’antropologia integrale, in cui l’agire economico rappresenti solo una (e nemmeno la più importante) tra le molte attività che nobilitano l’uomo, come la religione, l’arte, e la scienza, e in cui responsabilità sociale e altruismo abbiano la meglio, o almeno limitino indifferenza ed egoismo, disvalori oggi perfino incoraggiati.

    2)L’economicismo, quale concezione basata sull’agire economico, cui vengono ricondotte le ragioni fondamentali dell’intera vicenda umana e dello sviluppo della società, scaturisce dall’ideologia illuminista – liberale. Questa, pur sviluppandosi in forme diversificate nell’arco di oltre due secoli, ha mantenuto una sua fondamentale coerenza. Possiamo rintracciare delle caratteristiche comuni nel pensiero degli autori che confutano i valori dell’economicismo quali Spann, Spirito, De Benoist, Evola, al di la della loro opposizione all’individualismo liberale?

    Condivido la sua impostazione. Mi permetta però di approfondirla meglio. Nella storia del pensiero sociale e filosofico vanno grosso modo distinte due tendenze; due modi di rispondere all’eterno quesito: viene prima l’uomo o la società? I sostenitori della preminenza dell’individuo, come i liberali moderni, vanno ricondotti nel quadro del singolarismo, mentre i fautori della società in quello dell’universalismo. Il singolarismo è una variante del nominalismo, dottrina che nega l’esistenza di qualsiasi entità esterna all’uomo, intesa come concetti, essenze o universalia. Per il singolarismo la società non esiste, esistono solo singoli individui che si accordano o collidono. L’universalismo per contro è una variante sociologica del realismo logico-ontologico, dottrina che afferma che in ogni classe di oggetti singoli vi è sempre, aldilà delle differenze individuali, una qualche essenza o elemento comune che ne costituisce l’universale. Per fare qualche esempio, le dottrine stoiche, scettiche, epicuree, nonchè il contrattualismo moderno, contengono molti elementi singolaristici. AI contrario, le grandi dottrine aristoteliche. platoniche e tomistiche possono essere definite universaliste. Ora, lo spirito che anima la collana, e quello degli autori da lei ricordati, può sicuramente essere ricondotto nell’alveo dell’universalismo. Affermare che la società precede l’individuo, significa asserire al di là degli effettivi contenuti sociali e storici, che il comportamento dell’uomo è condizionato (ma non completamente determinato, ovviamente) da valori, norme e credenze che gli preesistono e che sono da lui interiorizzate. Del resto se ciò fosse falso non si potrebbe parlare di uomo egiziano, romano, medievale, antico, tribale, tradizionale, moderno, ecc., come invece normalmente avviene. Si tratta perciò di un fondamentale principio ontologico ed epistemologico, sociologicamente e storicamente ben fondato, che consente, di fare due ulteriori osservazioni, assai importanti per le tesi che qui sostengo. In primo luogo, l’homo oeconomicus non rispecchia alcuna condizione naturale dell’uomo, ma come lei ha ben sottolineato, è solo una rappresentazione dell’ideologia illuminista -liberale. In secondo luogo, se l’uomo è un essere socialmente condizionato (ma non determinato. ripeto, può venire plasmato, ma, cosa che qui interessa particolarmente, anche riplasmarlo dal punto di vista socioculturale. Ciò implica la possibilità del cambiamento. Ovvero la possibilità di modificare, preferibilmente per gradi (ma ciò dipende dalle circostanze storiche) la struttura socioculturale in cui siamo “immersi’ (vista come insieme di valori e istituzioni sociali) privilegiando quei principi in grado di rappresentare l’uomo, come ho già detto, nella sua integralità. O comunque di limitare le pretese di quello che gli economisti e i moralisti liberali chiamano eufemisticamente individuo massimizzante: l’odierno uomo anomico che vive all’insegna del carpe diem.

    3)Non Le sembra che la teoria individualista di Adamo Smith (“la parte prima del tutto”), cui Othmar Spann oppone quella universalista (“l’individuo è sin da principio organicamente contenuto nella società”), nell’era della globalizzazione si sia trasformata nel suo contrario, integrando, o meglio dissolvendo, l’individuo come entità a se stante nello sviluppo collettivo dell’umanità nei processi economici mondialisti, da cui si generano il villaggio globale e la società multietnica?

    Ha perfettamente ragione. Del resto come insegna il sociologo Pitirim A. Sorokin esiste una forma di “singolarismo sociologico collettivistico” che pur affermando il predominio dell’individuo, asserisce che i suoi interessi vanno subordinati al benessere della collettività. Si tratta di una combinazione particolare di singolarismo ontologico e inquadramento etico dell’individuo (nella classe proletaria, nel partito al potere, o come accade oggi, nel mercato mondiale). Chi si oppone è eliminato o imprigionato (come nei sistemi totalitari) o ridotto di fatto al silenzio, staccando semplicemente la spina (come accade oggi). Il mercato mondiale, l’entità “morale” cui tutti ora devono obbedire non è in realtà che un aggregato di individui interagenti (al di là della loro opportunistica e momentanea appartenenza a un’unità economica), privo di qualsiasi autorevolezza che non sia quella derivata dal culto degli spiriti animali capitalistici, e dalla paura, sempre viva nei governanti, del big stick statunitense e dei crac finanziari. Del resto l’insistenza da parte dei media europei, largamente tributari di quelli americani, sui concetti di globalizzazione e società multietnica, se per un verso rispecchia effettivi processi sociali ed economici, per l’altro cerca di addomesticarli, presentandoli come ineluttabili ma positivi. A riflettervi, siamo dinanzi all’ennesima riprova della bontà dell’approccio universalista, peraltro già evidenziata. Infatti, anche una società individualista come la nostra, posta dinanzi a problemi epocali, non può non ricorrere a strategie universaliste, volte a influenzare gli individui. Tutta la melassa umanitarista che ci viene quotidianamente ammannita non è che il frutto dolciastro di una sistematica opera di condizionamento socioculturale che si abbatte sull’individuo-consumatore, allo scopo di integrarlo nella società capitalistica mondiale, in cui l’unico principio che conta è quello dell’ ubi bene ibi patria.

    4) Il liberismo estremista di Hayek, in cui il mercato, guidato da regole generali e impersonali, è il fondamento della vita sociale, non realizza implicitamente la prospettiva filosofica di Marx, il quale non confuta l’individualismo liberale di Smith, ma semmai ne contesta le conseguenze, quali l’alienazione dell’uomo nella società delle classi? Lo sviluppo del mercato, che secondo Hayek non è nè giusto né ingiusto, ma rappresenta l’ideologia del progresso mediante la sua evoluzione spontanea, non integra la stessa prospettiva social-darwinista che presiede alla filosofia marxiana incentrata sulla concezione materialistica della storia, in cui lo sviluppo immanente del divenire storico scaturisce dai rapporti di produzione con la conseguente contrapposizione delle classi sociali?

    Si, le due prospettive si integrano. Anche perché sia in Hayek che in Marx la natura della razionalità economica appare evidente di per sé, come qualcosa che discende dalla necessità naturale, insita nell’uomo, di produrre. In entrambi i pensatori il lavoro (inteso come produzione) è rivolto in senso materialistico ed evolutivo (quale motore della società) all’esclusivo soddisfacimento dei bisogni umani. Inoltre come ha osservato un antropologo non conformista, Marshall Sahlins, la visione marxiana, specialmente nei Manoscritti economico-filosofici, rinvia a una “mentalità di mercato spiritualizzata” in cui sono mescolati bisogni umani, scarsità naturale e progressiva liberazione dell’uomo mediante l’appropriazione e lo scambio. Del resto si tratta di un aspetto sui cui si è soffermato anche Louis Dumont. Secondo il quale, in Marx ritroviamo la stessa valorizzazione dell’uomo come puro individuo che è alla radice della teoria economicista del valore-lavoro smithiana-ricardiana. Quanto alla prospettiva storica di Hayek e Marx, si può senz’altro asserire che entrambi si muovono all’interno di una visione laicizzata della provvidenza cristiana. In Hayek (come in Smith e Bastiat), questo ruolo salvifico è giocato dalla mano invisibile del mercato. In Marx la stessa funzione è svolta dal materialismo storico, i cui meccanismi, secondo Karl Löwith, esprimono nel linguaggio dell’economia la storia della salvezza.

    5)I principi dell’economia liberale, vengono tuttora considerati nello studio dei fenomeni economici quali postulati essenziali di carattere scientifico. Ugo Spirito, nel suo saggio dedicato a Pareto, confuta tali principi evidenziandone il carattere politico ed ideologico. Infatti, per il liberismo “l’unico valore è l’individuo atomisticamente considerato”, un dogma cioè estraneo ad ogni criterio scientifico. Ma, ci domandiamo, il progresso scientifico è riuscito a produrre nuove teorie che su base scientifica smentiscano il pregiudizio ideologico liberista?

    Su questo aspetto va letto Il punto dl svolta di Fritjof Capra, fisico viennese, attivo anche negli Stati Uniti. Un bel saggio in cui l’autore critica dal punto di vista universalista (o meglio olista), il meccanicismo e l’individualismo che animano il sapere scientifico moderno. Certo non tutto del suo libro è accettabile. Tuttavia, esso rappresenta ancora oggi (l’edizione inglese risale al 1982) un valido antidoto epistemologico a quello che lei ha definito “il pregiudizio ideologico liberista”. Secondo Capra l’universo fisico, non è una specie di grande macchina o orologio come insegna il canone cartesiano-newtoniano ma è un organismo indivisibile e dinamico, le cui singole parti, come provano la teoria quantistica e le moderne ricerche in campo fisico, acquistano senso e significato solo alla luce della totalità cui appartengono. Ad esempio, come mostra la teoria del bootstrap (letteralmente tirante dello stivale) che studia i fenomeni di diffusione delle particelle subatomiche nel quadro della teoria della matrice S, le proprietà delle particelle subatomiche e le loro interazioni possono essere derivate solo da un principio di coerenza. Detto in altri termini: in base al modo in cui le si osserva. Ciò implica secondo Capra che le strutture di base del mondo materiale sono determinate, in ultima istanza, dalla mente umana. Questo fatto comporta almeno due conseguenze, assai importanti per le tesi che qui sostengo. In primo luogo, se le strutture osservate della materia sono riflessi di strutture mentali, l’uomo in quanto essere spirituale, e non pura e semplice aggregazione di particelle tra miliardi di altre particelle, torna al centro dell’universo socioculturale. In secondo luogo, il principio di coerenza, o di ordine, evidenziato da Capra, implica che anche i fenomeni socioculturali non possono essere studiati partendo dall’homo consumans o oeconomicus nudo e crudo, teorizzato dai liberali, bensì dal tutto sociale che penetra e incorpora spiritualmente l’individuo. Detto in breve: l’uomo è ciò in cui crede, e non ciò che compra. Questa è la lezione “sociologica” che si può ricavare dalla teoria quantistica.

    6)Nell’ultimo capitolo del suo saggio dedicato a Rawls, Lei si richiama ad una visione universalista della società che presuppone mutamenti strutturali che conducano alla integrazione dell’individuo nella comunità, in cui altri valori, di contenuto etico e spirituale prevalgano sull’egoismo del singolo. La politica deve dunque imporsi all’economia. Ma, poiché l’attuale società è dominata dall’economicismo, dopo il fallimento del socialismo reale, occorre creare una diversa struttura economica della società che prevalga sul liberismo proprio nel suo specifico campo: l’economia. Può illustrarne le idee fondamentali?

    La ringrazio per aver ricordato il Rawls, che insieme al saggio di de Benoist su Hayek, consente a “Contra” di offrire ai lettori una piccola panoramica sul pensiero liberale contemporaneo nelle sue componenti, rispettivamente, progressiste e conservatrici. Quanto alla sua domanda devo ammettere che non è ancora possibile scorgere e quindi indicare l’ipotetica struttura economica di una società postliberale e postcomunista. Insomma una rivoluzione economica universalista nel metodo e idealistica nei valori (nel senso di riuscire a conciliare gli aspetti spirituali, razionali e materiali della realtà umana), non è cosa che si possa attuare in tempi brevi. Penso specialmente a certe mie proposte come la riduzione dei consunti derivati (o inutili), il maximum dei guadagni, lo smembramento dei grandi monopoli economici, la lotta alle multinazionali extraeuropee, lo sviluppo della democrazia economica, il rafforzamento dell’autosufficienza europea (sul piano economico, politico, scientifico, culturale). Sono idee e progetti che richiedono referenti politici coraggiosi in grado di attuarli, “complicità” dei mezzi di comunicazione sociale, e soprattutto, cosa che chiede ancora più tempo, quella stessa stanchezza per il vecchio frammista a brama per il nuovo che spinse le anomiche masse del tardo Impero romano nelle braccia del cristianesimo.

    Del resto non è così semplice: non basta che la politica, quale puro e semplice momento decisionale -costrittivo riesca a imporsi all’economia. Come ho già detto, l’uomo è un essere socialmente condizionabile e può sempre interiorizzare nuovi valori e liberarsi dei vecchi. Perciò il momento politico deve essere sempre preceduto da quello sociologico (e pedagogico) dell’interiorizzazione (o socializzazione) dei nuovi valori. Se l’ipotetica società, di cui lei mi chiede, deve fondarsi su valori idealistici come la sobrietà, il senso della misura, la solidarietà, l’altruismo allora questi valori devono essere da subito insegnati ai giovani. Ad esempio si è generosi nella misura in cui si è appreso ad esserlo. È ovvio che in una società come la nostra in cui si predica l’egoismo sarà difficile trovare altruisti puri. Di qui la necessità di instaurare dal basso, operando soprattutto con bambini e giovani, valori altruistici e di responsabilità sociale. Studi e ricerche mostrano che se i bambini vedono un’altra persona comportarsi generosamente loro stessi tendono a comportarsi in modo tale. Altre ricerche l’hanno mostrato come questi effetti di “modellamento” tendono a persistere nel tempo e a generalizzarsi. Ovviamente con gli adulti l’attività di condizionamento è molto più difficile. Tuttavia il volontariato che i liberali vorrebbero ridurre a stampella caritativa dello stato minimo, può invece essere un’ottima palestra morale per formare veri e propri “soldati” sociali, animati da un’autentica mistica del dono: una specie di combattiva avanguardia della società che verrà.

    Del resto senza un profondo mutamento di mentalità culturale non si va da nessuna parte, o ancora peggio, si corre il rischio di ricadute totalitarie. Certo, si tratta di un lavoro oscuro, impopolare, che riguarda famiglie, scuola, università, intellettuali liberi e mezzi di comunicazione sociale. Ma necessario. I tempi sono ovviamente lunghi, e vanno probabilmente oltre le nostre vite, se è vero, come ha osservato Sorokin, sulla base di studi storico-comparativi, che la nostra crisi apertasi nel 1914, non potrà aver termine che tra la fine del XXI e l’inizio del XXII secolo. Pertanto anche una piccola collana come “Contra” non è che una goccia nel mare della gigantesca transizione epocale che ci attende, benché la storia insegni che goccia dopo goccia, anche la roccia più resistente finisce per essere erosa...

  2. #2
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    Bel post. Sono concorde su quasi tutto.

  3. #3
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    Alcune cose buone, alcune stronzate imperiali..
    Mr. Hyde


  4. #4
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    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Alcune cose buone, alcune stronzate imperiali..
    Sono curioso di sapere cosa non ti convince/piace.

  5. #5
    Giu' la maschera!
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    SN,
    mi piace cio' che scrivi ma l'articolo e' mega-lungo, quindi includo i primi punti che mi vengono in mente. Ok, dopo un inizio molto interessante e ben scritto, questo punto e' il primo:


    Infatti il motivo ispiratore o l’ambizione, della collana non è solo citicare, in modo argomentato (come recita il suo sottotitolo) l’economicismo imperante, ieri marxista oggi liberale ma indicare un’alternativa a esso.

    Qui non e' chiaro a chi si stia riferendo. Essendo una rivista italiana, immagino all'italia: ma l'italia, con l'enorme struttura statale, non mi sembra affatto 'liberale"..semi-liberale mi sembrerebbe corretto. (e non e' un dettaglio)

    Non basta dire no alla trasformazione della società attuale in un enorme mercato, è necessario andare oltre. Dietro l’ideologia capitalista-economicista vi è una filosofia sociale che a sua volta rinvia una filosofia più generale dell’uomo, circa la sua natura e destino.

    Convoluto, ma un ottimo punto.

    Quindi non possiamo fermarci alla critica dei primi due livelli (ideologico e filosofico-sociale) bensì risalire fino al cuore dell’antropologia negativa liberale, imperniata sull’idea di homo oeconomicus.

    E chi cazzo dice che "l'antropologia liberale" e' negativa? E che c'e' di male nell'homo economicus, che e' semplicemente un modello rappresentante un agente/donna/uomo razionale?

    Alla quale va invece opposta un’antropologia integrale, in cui l’agire economico rappresenti solo una (e nemmeno la più importante)

    A chi sta' decidere che sia "nemmeno la piu' importante" O la piu' importante? Da liberista, io credo fermamente che la decisione spetta a tutti gli uomini (rispettandoci attraverso leggi), non strettamente a filosofi/teorici.

    tra le molte attività che nobilitano l’uomo, come la religione, l’arte, e la scienza, e in cui responsabilità sociale e altruismo abbiano la meglio, o almeno limitino indifferenza ed egoismo, disvalori oggi perfino incoraggiati.

    Decisioni economiche influenzano scienza, religione ecc...l'esclusione che l'autore proclama e' utopica.

    2)L’economicismo, quale concezione basata sull’agire economico, cui vengono ricondotte le ragioni fondamentali dell’intera vicenda umana e dello sviluppo della società, scaturisce dall’ideologia illuminista – liberale.

    This is good in my opinion.

    Condivido la sua impostazione. Mi permetta però di approfondirla meglio. Nella storia del pensiero sociale e filosofico vanno grosso modo distinte due tendenze; due modi di rispondere all’eterno quesito: viene prima l’uomo o la società?

    PERCHE' DEVONO ESSERE SEPARATI?!! Se proprio insiste: l'uomo. Lasciando libero l'uomo si ottiene una societa' migliore.

    I sostenitori della preminenza dell’individuo, come i liberali moderni, vanno ricondotti nel quadro del singolarismo, mentre i fautori della società in quello dell’universalismo. Il singolarismo è una variante del nominalismo, dottrina che nega l’esistenza di qualsiasi entità esterna all’uomo, intesa come concetti, essenze o universalia. Per il singolarismo la società non esiste, esistono solo singoli individui che si accordano o collidono. L’universalismo per contro è una variante sociologica del realismo logico-ontologico, dottrina che afferma che in ogni classe di oggetti singoli vi è sempre, aldilà delle differenze individuali, una qualche essenza o elemento comune che ne costituisce l’universale. Per fare qualche esempio, le dottrine stoiche, scettiche, epicuree, nonchè il contrattualismo moderno, contengono molti elementi singolaristici. AI contrario, le grandi dottrine aristoteliche. platoniche e tomistiche possono essere definite universaliste.

    Finisco qui, ma invito a leggere tutto il passaggio perche' indubbiamente interessante.
    Comunque, studio e penso (spero ) da economista: l'autore, benche' con stile e coerenza di prosa, complica eccessivamente le due filosofie. Inotlre non concordo che l'individualismo escluda automaticamente la nozione di societa': "Individui che si accordano o collidono" E' una definizione di societa', che gli piaccia o no.
    SN, se ti va di esporre e discutere altri passaggi sotto go ahead, it will be interesting.
    Saluti!
    Hyde
    Mr. Hyde


  6. #6
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    Non sono riuscito a trattenermi:

    "La nostra societa' e' quello di cui ne facciamo. Possiamo modellarne le istituzioni, nei limite delle nostre capacita' umane e fisiche. Ma nessuno ci proibisce, se lo vogliamo, di costruire una societa' che si basa principalmente sulla volontaria cooperazione di organizzare attivita' sia economiche che non. Una societa' che mantiene ed espande la liberta' dell'uomo, dove la struttura del governo e' tenuta al suo posto, mantendendolo il nostro servo e non permettendogli di divenire il nostro padrone."
    -Milton Friedman, premio Nobel (traduzione mia quindi pardon per eventuali sviste)

    Hyde!
    Mr. Hyde


  7. #7
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    Scimmione, ti chiedo d'ignorare le demenze di dUmps: questo e' un 3D interessante e non vorrei che si riducesse a ridicoli battibecchi online per l'ennesima volta.

    E dUmps, povero fesso, impara a contare: sono le 8:45 di sera..basta fare -6, non e' cosi' difficile E non preoccuparti per me, di cose da fare piu' tardi ne ho [/B]
    Mr. Hyde


  8. #8
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    In Origine Postato da damps
    non sono molto al corrente dell'orario
    dei cow boys...

    ma allora ancora peggio...
    tutte le sere... un giovane come te...
    a quest'ora non trova nulla di meglio da fare,
    meschino?

    nulla di meglio che farsi prendere per il bavero
    da tutti?

    ma non ci sono almeno dei casini
    dove stai tu?
    sfogati ogni tanto...
    bravo, certo, si si, hai ragione, vinci sempre tu, ora lasciaci discutere...
    Mr. Hyde


  9. #9
    Viva la piadina!!!
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    In Origine Postato da damps
    discutere con chi?
    con Armati?

    non c'è più nessuno.......
    almeno che non chiami qualche
    altro tuo clone americano...

    qui è tardi........
    e restiamo alzati solo per prendere
    per il bavero dei giovani e baldi
    studenti e imprenditori
    che si trascinano da mane a sera
    su di un Forum....
    DAMPS, mi devi chiamare in causa anche quando neanche partecipo alla discussione? Sei percaso perseguito dal mio nick? Sei un omosessuale represso? Mi sogni la notte? Spiegami questa tua ossessione perfavore.
    Cmq hai argione, con me non discuti (non puoi), dici soltanto cavolate.

  10. #10
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    In Origine Postato da Mr. Hyde
    SN,
    mi piace cio' che scrivi ma l'articolo e' mega-lungo, quindi includo i primi punti che mi vengono in mente. Ok, dopo un inizio molto interessante e ben scritto, questo punto e' il primo:

    Finisco qui, ma invito a leggere tutto il passaggio perche' indubbiamente interessante.
    Comunque, studio e penso (spero ) da economista: l'autore, benche' con stile e coerenza di prosa, complica eccessivamente le due filosofie. Inotlre non concordo che l'individualismo escluda automaticamente la nozione di societa': "Individui che si accordano o collidono" E' una definizione di societa', che gli piaccia o no.
    SN, se ti va di esporre e discutere altri passaggi sotto go ahead, it will be interesting.
    Saluti!
    Hyde
    No quelli che hai preso centrano il punto alla grande. Mi dispiace per i commenti di Damps, ma credo che sia una faccenda tra te e lui
    Ho stima di entrambi per ragioni diverse, e cio' che voglio e' solo un sano confronto di idee tra persone ragionevoli. Ho notato che purtroppo l'idealismo che muove tutti qui su POL spesso ci trascina emotivamente oltre il raziocinio che a volte vorremmo. Tant bien, un 'ennesima dimostrazione che gli istinti ancora ci guidano e che non e' cosi' facile come la nostra societa' (o meglio il nostro sistema) ci induce a pensare.
    Tentero' di sviluppare questo concetto molto complesso articolandolo in diversi punti.

    1) LA STORIA NON SI RIPETE.
    Mai su questo pianeta la razza umana e' stata cosi' popolosa. Nel 10000 a.c. si stima che sul pianeta ci fossero qualcosa come 50 milioni di esemplari di razza umana. Ora siamo 6 miliardi. Il nostro autocontrollo, la nostra "saggezza" e' il frutto di un evoluzione in un sistema dove le nostre capacità offensive erano ESTREMAMENTE ridotte. In natura potevamo permetterci un accumulo di aggressività e poi scagliarla su un nostro simile in un confronto di lotta. Era molto difficile (e spesso controproducente) uccidere qualcuno, lo scopo era sottometterlo piuttosto, il rimorso, la pietà non sono "virtu' teologali", ma sono moduli comportamentali innati di fronte a specifici stimoli (il pianto dell'avversario, il suo prostrarsi, magari a mostrarci le terga come invito alla sodomia - ricordando che la sodomia e' un simbolo di sottomissione diffusissimo tra gli altri mammiferi). Con il conseguimento di progressi tecnologici uccidere o fare danni ingenti e' diventato via via piu' semplice. Si nota come le varie culture abbiano accompagnato a questo progresso dell'offesa una maggiore ritualizzazione dello scontro: nelle epoce passate dai codici militari piu' antichi, ai duelli, alle forme di duello cavalleresco ai trattati internazionali, come se le società tentassero di riparare al ritardo del DNA sul progresso bellico.

    2) LA SITUAZIONE ATTUALE
    Ora la situazione e' davvero pesante. Siamo in possesso di armamenti e capacità di controllo ambientale in grado di generare una potenza distruttiva devastante. Soprattutto, la rimozione fisica di questi oggetti, oltre che impensabile e' attualmente inutile. Dato che sarebbe IMPOSSIBILE rimuovere la conoscenza atta a ricrearle da qualche parte nel globo. In pratica non possiamo piu' tornare indietro, e chiunque parli di tradizionalismo o auspica un ritorno a valori passati, non e' solamente in errore, ma e' proprio ciecamente anacronistico. Dobbiamo fare i conti col presente, ma soprattutto dobbiamo fare investimenti a lungo termine. Da un punto di vista del benessere siamo riusciti a sviluppare delle tecnologie che possono garantire a tutti (medicina a parte, ma anche li' stiamo messi abbastanza bene direi) una vita serena: cibo, acqua, la soddisfazione dei beni primari.

    3) L'INVESTIMENTO
    Considerando questi due fattori: il pericolo del mancato controllo delle potenzialità distruttive da una parte, e dall'altra parte il soddisfacimento dei beni primari atti a condurre una vita serena sarebbe il momento di investire a lungo termine. Sappiamo quanti vantaggi puo' dare la vita in una società organizzata, con un espressione molto materialista il massimo rendimento col minimo sforzo (specializzazione e divisione del lavoro ci hanno mostrato potenze produttive enormi). Quindi una migliore coscienza collettiva un maggiore senso di appartenenza ad un'unica specie ci puo' rendere in grado di vivere bene tutti quanti, di ridurre il rischio di autodistruzione e di trovare le soluzioni ai problemi più urgenti (riduzione delle malattie incurabili, sfruttamento intelligente delle risorse). Io non so che cosa voglia di piu' dalla vita chi ha gia da sfamarsi, da dissetarsi, gli venga permessa una vita sociale, gli venga data la possibilità di esprimersi (artisticamente, religiosamente) e di riprodursi, non so che cosa vogliono coloro che hanno tutta questa fretta di spingere l'umanità avanti con questa smania di futuro. Forse mancano di relativismo e pensano che durante la loro vita l'umanità troverà rimedio alla morte, ma sto uscendo troppo dal seminato e per questa tematica bisognerà se a qualcuno interessa aprire un altro 3d.

    4) SINGOLARISMO E SOCIETA'.
    Per questo sono contrario al liberalismo. La libertà in una società viene a mancare GIA' nell'accettazione del patto sociale. Per rispettare le regole dovro' necessariamente limitare la gamma delle mie opzioni. Libertà, come diceva uno che la vedeva lunga, in una società è inteso come partecipazione. Stai nella società ma tiviene data la possibilità di partecipare alle sue modifiche (democrazia), ma per prima cosa devi smetterla di guardare il tuo orticello, perchè se rimani sui tuoi interessi e non rispetti le regole del gioco il rischio puo' essere enorme, e se la tua società ci rimette ci rimettono i tuoi amici, i tuoi parenti e infine tu. Ecco perchè approvo il post di Mjollnir.

    5) IL SISTEMA ECONOMICO.
    Il denaro gode di una proprietà molto simile alla proprietà cumulativa che la fisica attribuisce alla massa (intesa non come popolazione). Il denaro mano a mano che aumenta il capitale acquista sempre piu' potere, fino ad arrivare a livelli in grado di perturbare lo spazio della politica. E la politica e' la struttura ossea della società. In pratica pochi individui possono governare la società e trarne ogni genere di beneficio individuale senza dover rendere conto di questo alla società cui appartengono. Anzi in molti paesi questa situazione e' vista addirittura come un simbolo di prestigio sociale. Questo stato di cose NON puo' essere accettato da nessuno. Bin Laden se sei americano, Bush se sei antiamericano, da qualsiasi prospettiva politica notiamo come il potere economico aggiunto all'interesse individuale danneggi la collettività delle persone e addirittura ci metta a rischio di catastrofi. L'uomo singolo non e' in grado (biologicamente) di mantenere un equilibrio sano tra la sua aggressività e istinto individuale con il potere attualmente a disposizione. L'unica possibilità e' renderlo conscio del fatto che LUI E' parte integrante della società in cui vive.

    6) VIE D'USCITA

    Non e' detto che l'umanità percepisca o reagisca in tempo a questa sfida esiste ed e' concreta la possibilità che la Vita su questo pianeta subisca una regressione di diversi milioni di anni. Non dico oggi, o domani, ma la situazione NON puo' regredire, non puo' risolversi finchè rimaniamo in questo paradigma come dicevo sopra non si puo' tornare indietro. Le vie d'uscita possono essere parecchie, ma nessuna a mio avviso prescinde da un riconoscimento di ogni altro essere umano su questo pianeta. Abbiamo bisogno di un sistema che operi a livello globale.

    Per ora basta cosi'. Ho in serbo una proposta provocatoria, ma non voglio mettere troppa carne al fuoco.
    Spero di essere stato chiaro ed esaustivo, altrimenti fatemi sapere.

 

 
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