Lasciando perdere per un momento l'amore triculorito di Gentilini per la sua patria, proviamo ad analizzare in base a questo articolo che posto, il perchè nelle altre città, la lega non riesca a raggiungere questi risultati....
Treviso, sabato 31 maggio 2003, Visitazione della S. Vergine
Il sindaco Gentilini al faccia a faccia tra Gobbo e Campagner
Lega, quattro mosse contro tutti
Strategia e fiuto politico: «nodo» Gentilini
escamotage Gobbo, la personalizzazione
Dai timori di perdere lo sceriffo alle nozze Il «blitz» sul simbolo
Cosa c'è dietro la vittoria al primo turno della Lega, il dato più sorprendente con il crollo del Polo della consultazioni di domencia scorsa? Una precisa strategia, elaborata dai vertici trevigiani e regionali del Carroccio, tutta basata sul rapporto con Giancarlo Gentilini. Dal balletto del terzo mandato fino al nome del sindaco uscente sul simbolo del Carroccio sulla scheda, una progressione in quattro tappe. Rischiosa, persino spericolata, ma condotta con un fiuto politico che ormai anche i più accaniti avversari riconoscono ai vari Gobbo, Stiffoni, Michielon & Co.
E' cominciata proprio lì, nei mesi di lavorio parlamentare nella commissione che doveva discutere del terzo mandato. La Lega non ha convinto gli alleati del centrodestra, ma intanto lo stallo ha bloccato anche i partner trevigiani della casa delle Libertà, e gli avversari. Gli uni immobili, in attesa di conoscere l'orientamento della Lega, gli altri stoppati. Chi poteva dire «sì, scendo in campo», sapendo che avrebbe potuto sfidare... Gentilini?
In questo quadro completamente ingessato, avversari e alleati hanno atteso il momento in cui anche i più convinti sostenitori di Gentilini e del «tris» avrebbero dovuto alzare bandiera bianca. E' durato pochissimo: con una scelta di tempo perfetta, il Carroccio trevigiano ha estratto dal cilindro l'escamotage del Gentilini vicesindaco, da affiancare a Gobbo candidato più di nome che di fatto.
Una formula nuova, che ha aggirato la legge e che è stata presentata come la rivincita contro «Roma che non voleva». Con due risultati: ha sposato il partito con l'uomo simbolo, e ha conservato Gentilini e il suo consenso per poterlo spendere nel migliore dei modi. Tutti erano entrati in ansia, quando a metà febbraio il sindaco aveva detto: «Non faccio il secondo a nessuno, se non posso ricandidarmi, mi ritiro sul Meschio»; c'era chi temeva persino la civica, del sindaco uscente, contro la Lega. Sudori freddi, raccontano adesso i leghisti.
Da lì, tutto in discesa. Foto di G & G, doppia personalizzazione sui Gentilini - con i manifesti per l'indicazione di voto a favore del primo cittadino - e lo storico «Gentilini» sul simbolo del partito, al posto di «Padania». L'unico modo per portare il nome del sindaco uscente sulla scheda.
Come si vede, strategie e modalità lontanissime dalla vecchia politica. Infatti quasi impensabili per altri. Su tutto, la Lega ci ha aggiunto la macchina. Un apparato da far invidia al vecchio Pci: rete capillare, giovani e militanti che corrono, struttura. Non a caso, lunedì Gobbo ha annunciato in televisione la forbice del 6% (ed era in difetto) con oltre la metà dei seggi, quando Prefettura e Comune erano fermi a meno di 20 seggi scrutinati...
allora?




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