In vista dell’atteso vertice dei “Grandi” che domani si riuniranno ad Evian, George W. Bush ha tentato di giocare la carta della riconciliazione con la Francia. Dopo la crisi diplomatica sorta durante il periodo prebellico, e dopo il boicottaggio dei prodotti francesi attuato negli Stati Uniti, questa rappresenta la prima occasione ufficiale in cui gli occhi del mondo saranno puntati sul riavvicinamento delle due Nazioni.
Un primo passo verso la “pacificazione” può essere considerato, tuttavia, già il voto favorevole di Parigi alla bozza di risoluzione per eliminare l’embargo in Iraq, che ha dato il via libera agli Usa.
Per l’occasione, il presidente americano George W. Bush ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese Le Figaro, pronunciando la fatidica frase: “Vive la France!”.
Un’esternazione conveniente, ad orologeria, che oggi sarà diffusa e letta sulle pagine de Le Figaro, proprio per preparare una buona accoglienza all’inquilino della Casa Bianca, che non gode di ottima fama in Francia.
Attuando, per la prima volta da mesi e mesi, la via della diplomazia nello gestire il difficile rapporto con l’Eliseo, Bush ha messo in scena il teatrino della disponibilità. Ora che non ha necessità immediate, come avvenne durante la fase di preparazione dell’aggressione irachena, il presidente texano ha lasciato a casa la spilla dello sceriffo, per vestire i panni “civili”, più consoni all’occasione, e “concedere” maggior disponibilità a Chirac.
Pur esprimendo rammarico per l’atteggiamento della Francia nella guerra all’Iraq, Bush infatti ha detto che questo “comportamento negativo” non influirà sulla politica americana verso la Francia e l’Europa.
Ha mostrato “grande magnaminità” il presidente, ribadendo di non prevedere alcuna sanzione punitiva contro la Francia, a causa dell’opposizione francese alla guerra in Iraq.
“ I miei concittadini non hanno capito la decisione dei leader francesi di bloccare sistematicamente gli sforzi degli Stati Uniti e dei loro alleati per garantire la libertà e la sicurezza in Iraq. Tuttavia, questo comportamento negativo non influenzerà la mia politica nei confronti della Francia e dell’Europa”.
“Quello di Evian - ha proseguito- non sarà un vertice di scontro. In questa occasione sono determinato a lavorare insiema alla Francia e ai leader francesi. Sarà un piacere parlare con Jacques Chirac”.
“Mi aspetto di avere una buona discussione con Chirac. Ovviamente mi dovrò impegnare a convincere i francesi che hanno dei dubbi sulla sincerità degli americani. Ma Jacques Chirac e i leader francesi devono a loro volta impegnarsi a convincere i loro cittadini e dimostrare che sono pronti a cooperare con gli Stati Uniti”.
Scopo di Bush è liberare la Francia dal sentimento di antiamericanismo che è esploso, opportunamente, e si è diffuso prima e durante l’aggressione all’Iraq.
Il primo faccia-a-faccia tra il presidente francese e quello statunitense, nell’ambito del G8, è previsto per lunedì.
Nel frattempo, Chirac e Bush si troveranno insieme, tra l’altro, anche domani a San Pietroburgo per le cerimonie di festeggiamento del 300esimo anniversario della fondazione dell’antica capitale della Russia zarista, ospiti del presidente Vladimir Putin. Questa sarà l’occasione per un altro confronto, stavolta a tre, dal momento che il capo della Casa Bianca si troverà davanti a ben due dei suoi più accaniti avversari. Del resto, Bush avrà l’occasione di affrontare il presidente russo sul piano diplomatico anche domenica ad Evian. Con lui, e con il collega cinese Hu Jintao, vorrà chiarire la questione relativa all’atteggiamento tenuto con l’Iran. È già noto, infatti, che esistono chiari progetti del Pentagono per rovesciare segretamente il governo della Repubblica islamica. Anche in questo caso, probabilmente, Washington tenterà la strada dell’avallo internazionale, prima di rifugiarsi nelle solite iniziative autonome.




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